Gioco d'azzardo: il 14% dei giocatori è "a rischio", fondi dalla Regione
Redazione Online
|1 anno fa

Il 14% dei giocatori d’azzardo emiliano-romagnoli ha un comportamento di gioco a rischio di sviluppare una forma di ludopatia e le percentuali più elevate si rilevano nelle province di Piacenza, Parma e Forlì-Cesena.
Lo rivela l’indagine Gaps- Gambling adult population survey, condotta dal Laboratorio di epidemiologia e ricerca sui servizi sanitari dell’istituto di fisiologia clinica del Cnr.
LA RICERCA SUL GIOCO D’AZZARDO
Per conoscere e approfondire il livello di conoscenza e consapevolezza dei rischi connessi al gioco d’azzardo, la Regione Emilia-Romagna nel 2020 ha finanziato una ricerca denominata GAPS – Gambling adult population survey, condotta dal Laboratorio di epidemiologia e ricerca sui servizi sanitari afferente all’istituto di fisiologia clinica del Cnr, che ha coinvolto 1.835 cittadini (il 50% uomini e il 50% donne), tra i 18 e gli 84 anni d’età, scelti tra i residenti di 37 Comuni della regione.
In base ai dati rilevati, il 36% della popolazione emiliano-romagnola ha giocato d’azzardo nel 2020, i giochi più praticati sono risultati il Gratta&vinci e il Superenalotto. In generale, secondo i ricercatori le donne preferiscono il Lotto e gli uomini le scommesse sportive.
Il 34% dei partecipanti allo studio ha giocato d’azzardo in luoghi fisici di gioco, piuttosto che utilizzare il gioco on-line, soprattutto nelle province di Rimini, Forlì-Cesena e Bologna. I luoghi maggiormente frequentati sono bar tabacchi e abitazioni private. Il 6% della popolazione, invece, ha giocato online, soprattutto in provincia di Reggio Emilia, in particolare via smartphone. Il 14% dei giocatori emiliano-romagnoli ha un comportamento di gioco a rischio di sviluppare una forma di ludopatia, con effetti gravi a livello di salute mentale, familiare e sociale e le percentuali più elevate si rilevano nelle province di Piacenza, Parma e Forlì-Cesena: giocano in percentuale maggiore a tutte le tipologie di gioco e quasi un terzo ne pratica almeno 4.
Oltre la metà crede di potersi arricchire giocando grazie alla fortuna, e meno di un terzo per bravura. Un dato importante: i giocatori a rischio hanno una minor percezione dei rischi correlati al gioco d’azzardo.
FONDI PER LA LOTTA AL GIOCO D’AZZARDO
Percorsi familiari, sportelli d’ascolto, laboratori nelle classi, attività di formazione per genitori e docenti. E ancora, gruppi terapeutici e di mutuo aiuto, iniziative in collaborazione con centri antiusura e sportelli sovra-indebitamento.
L’Emilia-Romagna continua a rafforzare il proprio impegno nella lotta al gioco d’azzardo attraverso il Piano d’azione contro la ludopatia 2022-2024: la Giunta regionale guidata dal presidente Stefano Bonaccini ha approvato la ripartizione delle risorse alle Aziende sanitarie del territorio, da Piacenza a Rimini, per l’attuazione di iniziative di sensibilizzazione, prevenzione, formazione e assistenza, pari a oltre 3,2 milioni di euro. Più di 10 milioni di euro considerando gli ultimi 3 anni.
LA LEGGE REGIONALE CONTRO IL GIOCO D’AZZARDO
La legge regionale 5/2013 ha introdotto misure drastiche di dimensionamento dell’offerta legata al gioco d’azzardo, mediante l’imposizione del vincolo di chiusura o delocalizzazione per le attività di sale gioco e sale scommesse situate nei pressi di luoghi ritenuti sensibili. Oltre alla diminuzione del 45,2% delle attività con gioco d’azzardo situate a meno di 500 metri dai luoghi sensibili, molti Comuni hanno ampliato l’elenco dei luoghi nei pressi dei quali vietare queste attività, includendo biblioteche, teatri o cinema (20 Comuni), aree verdi o spazi pubblici all’aperto (15 Comuni), e non meno importanti luoghi di aggregazione, come circoli, associazioni, centri sociali, o spazi educativi. Dal 2013 al 2023, inoltre, in Emilia-Romagna sono stati emanati 225 provvedimenti di chiusura per violazione della normativa sul gioco d’azzardo, e 483 attività hanno chiuso. 41 sono le attività che hanno delocalizzato e 290 sono le sanzioni comminate per il mancato rispetto della normativa. Con il coinvolgimento di Comuni ed esercizi commerciali, è stato anche istituito il marchio “Slot Free ER”, rilasciato agli esercenti di attività commerciali, ai gestori di circoli privati e di altri luoghi deputati all’intrattenimento che scelgono di non installare nel proprio esercizio gli apparecchi per il gioco d’azzardo.
GLI ASSISTITI PER GIOCO D’AZZARDO PATOLOGICO
Nel 2022, in Emilia-Romagna sono stati spesi 8 miliardi e 904 milioni di euro al gioco d’azzardo, con una spesa pro-capite di 1.997 euro l’anno. Sono soprattutto uomini (8 su 10, l’81,6%), di cittadinanza italiana (92,1%), con età media di 49 anni: si tratta dei cittadini che più spesso si sono rivolti ai Servizi per le dipendenze dell’Emilia-Romagna per ricevere aiuto. In totale coloro che si sono rivolti al servizio nel 2022 sono stati 1.247, il 143% in più rispetto ai 513 del 2010. Nel 57,2% dei casi (713 su 1.247), si è trattato di nuovi assisti.
Altra quota importante è quella degli over 65, che costituiscono il 16% degli assistiti. Minore, invece, la quota degli under 25, che costituiscono il 4,3%. Rispetto alle tipologie di gioco con premi in denaro, il 37,8% delle persone che hanno ricevuto aiuto dal Serdp preferiva i videogiochi nei bar o nelle sale gioco e il 13,8% il Lotto, il Superenalotto, Lotterie, Totocalcio e Gratta&vinci, in entrambi casi in uguale misura tra uomini e donne.
Prettamente maschile, invece, la scelta di scommettere (sul calcio ma non solo), preferita dal 7,9% degli assistiti Serdp, e il gioco d’azzardo online (3,9%). Per quanto riguarda i luoghi di gioco, il 49,3% dei giocatori si recava al bar o dal tabaccaio per giocare, il 25% nelle Sale giochi/Snai e il 16,1% usava piattaforme online a casa propria o altrui.
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