De Sica come Poirot per un omaggio ironico alla regina del giallo
"Agata Christian - Delitto sulle nevi" al cinema: dal regista Puglielli una commedia corale all’italiana che strizza l’occhio al filone mistery
Redazione
|1 mese fa

De Sica nei panni di un improbabile detective
Le storie gialle altro non sono che un ribaltamento della realtà, il delitto che sconvolge una situazione apparentemente normale, a sua volta ribaltato nel finale dalla scoperta del colpevole. Maestra di questo stile narrativo è stata Agatha Christie, che l’ha applicato in mille varianti, anche ai limiti del credibile, vedi Assassinio sull’Orient-Express, in cui tutti i protagonisti avevano a che fare con un omicidio. Rendendo omaggio alla scrittrice britannica, di cui si sono celebrati il 12 gennaio i cinquant’anni dalla scomparsa, il regista Eros Puglielli ha pensato di giocare a sua volta, ribaltando le cose: creare un giallo dalle sfumature di commedia con tanti personaggi, alla stregua delle vicende della Christie e un occhio al capostipite cinematografico del genere, l’irresistibile Invito a cena con delitto di Robert Moore, che uscì proprio 50 anni fa. E per centrare meglio il bersaglio ha invertito già nel titolo nome e cognome del detective che conduce le indagini, da Christian Agata ad Agata Christian (Delitto sulle nevi), così da catturare all’istante l’attenzione dello spettatore. De Sica è lo scorbutico investigatore, refrattario al contatto fisico, geniale e pieno di sé come Hercule Poirot (ma anche come il Benoit Blanc interpretato da Daniel Craig della serie Knives Out), oltre che fin troppo dedito a commentare con eccessiva "vivacità scatologica" gli avvenimenti. Agata, scritturato come testimonial per una casa produttrice di giochi e invitato in un castello in Val D’ Aosta, dovrà però mettere in moto la sua abilità di segugio, visto che ci scappa quasi subito un morto importante: il fondatore della casa di giochi (Giorgio Colangeli). La storia procede distribuendo sorprese e colpi di scena che coinvolgono i presenti nel castello, bloccati sul posto in seguito a una valanga. A familiari, amici e futuri acquirenti dell’azienda, tutti ovviamente sospettabili (da Chiara Francini a Ilaria Spada, da Marco Mazzocca al rapper Toni Effe,) si aggiunge una bizzarra coppia di sbirri, interpretati da Lillo Petrolo e Paolo Calabresi (che in Val D’Aosta parla con accento altoatesino). Lillo, in particolare, protagonista nel 2024 di Cortina Express, sempre con De Sica e la regia di Puglielli, alimenta insieme a Maccio Capatonda (lo sciocco figlio del morto) il coté surreale della vicenda, con situazioni da cartone animato, specie gli incontri - scontri con un orso bruno creato con la AI di turno. Puglielli, che circa vent’anni fa era stato salutato sia come autore emergente che come l’erede di Mario Bava e Dario Argento (per l’interessante thriller Occhi di cristallo), mette sul piatto una professionalità attenta a non perdere il ritmo, ma sembra il normalizzatore di quello che furono i cinepanettoni: De Sica, pur scegliendo una recitazione controllata, ha sempre in agguato il guizzo dei vecchi tempi, la storia, dopo la prima impennata, finisce un po’ nel cazzeggio, i personaggi sono sovrapponibili e la classica spiegazione finale con tutti riuniti sembra scritta a ritroso per risultare perfettamente credibile. Una curiosità: all’inizio del film De Sica si chiede perché a casa sua stiano ascoltando la canzone Maracaibo. Che sia un omaggio a Vacanze di Natale, capostipite del genere festaiolo firmato Vanzina con De Sica fra gli interpreti, che si concludeva proprio con Jerry Calà che la cantava?
Valerio Guslandi
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