Famiglia scomparsa, le ricerche estese alla Slovenia
Tante segnalazioni di possibili avvistamenti, ma la svolta non è arrivata. Lo scenario più verosimile è quella di una fuga pianificata per far perdere le tracce
Redazione Online
|12 ore fa

Campo base a Tarcento, in provincia di Udine. Da qui partono le ricerche di Sonia Bottacchiari e dei suoi figli
Proseguono senza sosta, le ricerche di Sonia Bottacchiari, dei due figli adolescenti di 14 e 16 anni e dei loro quattro cani, scomparsi dopo essere partiti da Castellarquato il 20 aprile scorso a bordo della loro auto, caricata con provviste e attrezzature per il campeggio. Le operazioni si concentrano nell'area di Tarcento, in provincia di Udine, dove è stato localizzato l'ultimo segnale telefonico della famiglia. Ma si estendono anche oltre confine.
La Slovenia dista meno di trenta chilometri e le autorità del Paese avrebbero autorizzato quelle italiane a estendere le ricerche anche al di fuori del territorio italiano. Questo perché, fin dall'inizio delle ricerche, non si è escluso che Sonia e i figli si fossero spostati in Slovenia. Forse in una comunità buddista, visto che la donna pratica la religione orientale.

Tra le circa venti segnalazioni arrivate ai carabinieri nelle ultime ore, una è stata considerata particolarmente attendibile. A fornirla è stato un escursionista che sostiene di aver incontrato la donna con i due figli e i quattro cani di famiglia in una località montana del Friuli Venezia Giulia. Le coordinate indicate sono state immediatamente trasmesse ai soccorritori e all'equipaggio dell'elicottero impegnato nei sorvoli dell'area. Ma anche quella pista non ha portato a nulla.
Al momento il fascicolo della Procura di Piacenza rimane aperto per sottrazione di minori. In giornata, da fonti investigative vicine all'inchiesta, era filtrata la possibilità di una variazione del capo d'imputazione in sequestro di persona, circostanza che avrebbe consentito margini investigativi più ampi. Al momento però la modifica non è avvenuta.

Secondo quanto riferisce l'agenzia Ansa, l'ultimo aggancio delle celle telefoniche risale alla notte tra il 21 e il 22 aprile, intorno alle 4 del mattino, nella zona dell'area camper di Tarcento, oggi trasformata in posto di comando avanzato per i soccorsi. Fino a ieri sul posto hanno operato un'ottantina tra professionisti e volontari, squadre a piedi, unità cinofile, droni e l'elicottero «Drago» dei vigili del fuoco decollato da Venezia.
Anche il padre dei ragazzi, Yuri Groppi, insieme a un familiare, sta partecipando personalmente alle ricerche battendo i sentieri della zona montana. Resta ancora senza spiegazione il motivo dell'allontanamento.
Un elemento che continua ad alimentare interrogativi è il fatto che, prima della partenza, la donna si fosse licenziata da uno dei due lavori e avesse ritirato la liquidazione di 5mila euro. Parallelamente prosegue l'acquisizione delle immagini delle telecamere pubbliche e private presenti nell'area, mentre gran parte delle segnalazioni giunte nei giorni scorsi si è rivelata finora inconcludente.
A Tarcento è presente da stamani anche l'associazione Penelope, che offre supporto psicologico e assistenza ai familiari delle persone scomparse. «Stiamo sostenendo la famiglia», spiega l'avvocata Federica Obizzi, presidente di Penelope Fvg. «Ora siamo concentrati sulle ricerche, siamo sempre vicini all'Ucl in modo da essere presenti se ci fosse qualche novità».
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