Luci e ombre della didattica a distanza: "Giovani più fragili, ma la scuola si è evoluta"
Redazione Online
|4 anni fa

C’è anzitutto una consapevolezza: “L’esperienza del contesto scolastico in presenza resta insostituibile, s’impara stando con gli altri. I giovani rivendicano il contatto umano con i docenti e i loro coetanei”, evidenzia Pier Paolo Triani, professore di pedagogia dell’università Cattolica di Piacenza. Lo conferma la liceale Costanza De Poli, in rappresentanza della consulta provinciale degli studenti: “La didattica a distanza complica il nostro stato emotivo, genera forme d’ansia e spesso rende necessario un supporto psicologico”.
Così si è aperta l’ultima puntata di Nel Mirino, il format d’approfondimento condotto dal direttore Nicoletta Bracchi stasera su Telelibertà (nel giorno della mobilitazione contro la Dad indetta anche a livello locale). Al centro del focus, per l’appunto, le sfumature della didattica a distanza, tra luci e ombre. Gli ospiti hanno sottolineato le inevitabili ripercussioni sociali vissute dagli allievi, non solo dagli adolescenti ma anche dagli alunni di elementari e medie che da qualche settimana – con l’entrata in vigore della zona rossa – svolgono le ore scolastiche interamente in collegamento virtuale. “In didattica a distanza – commenta De Poli, iscritta al liceo Gioia – la mancanza di contatto fisico ci mette in difficoltà”. La dottoressa Silvia Morelli, referente del punto d’ascolto “Spazio giovani” dell’Ausl, riscontra la “fatica degli studenti a mantenere l’interesse e la concentrazione nella quotidianità”. La docente Rita Croci, in servizio al provveditorato scolastico, ricorda che “la didattica a distanza priva i giovani di quei momenti extra-lezione per sempre impressi nella mente, come le emozioni dell’intervallo o gli incontri in cortile prima di entrare in aula”. Lo sconforto generato dalla Dad potrebbe provocare un allontanamento dal percorso universitario da parte degli studenti? “È possibile che a molti iscritti di istituti e licei sia passata la voglia di continuare gli studi – rileva De Poli – avendo perso gran parte della motivazione che li portava a partecipare attivamente”.
Ma c’è anche il bicchiere mezzo pieno: “Con questa trasformazione digitale – rimarca la preside dell’istituto di San Nicolò Adriana Santoro – la scuola ha guadagnato conoscenza e si è abituata al confronto”. E soprattutto – evidenzia l’insegnante di Pianello Federica Perina – “è stato riscoperto il ruolo centrale della scuola”.
“Senza la didattica a distanza – aggiunge Triani – avremmo perso l’occasione di mantenere il contatto formativo con gli studenti. Ma questo metodo, a tutti i livelli, è insufficiente. Ecco perché si procede verso una logica integrata, un giusto equilibrio tra online e presenza”.
In fin dei conti, però, gli ospiti sono d’accordo su un punto, ben riassunto da Alfreda Barbieri, collaboratrice della dirigenza al campus Raineri Marcora: “Bisogna tornare in classe, i corridoi vuoti mettono tristezza. Dal punto di vista epidemiologico, tra l’altro, sarebbe più sicuro coinvolgere i ragazzi nelle aule, nel pieno rispetto dei protocolli anti-Covid, invece che lasciarli all’esterno senza controlli”.
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