Carne equina, Confagricoltura: «Valore della tradizione alimentare»
Con un richiamo al rispetto delle filiere. «Non sono un concetto astratto: dietro a un prodotto ci sono imprese, investimenti e responsabilità oltre che famiglie e occupazione»
Redazione Online
|3 settimane fa

Confagricoltura Piacenza interviene sul dibattito in corso in merito alla proposta di vietare la macellazione e la commercializzazione della carne equina.
«Il confronto pubblico rischi di diventare, sotto traccia, l’ennesima occasione per mettere in un cono d’ombra le filiere zootecniche - si legge nel comunicato -, già troppo frequentemente sottoposte a un processo mediatico che non distingue tra realtà produttive virtuose e regolamentate da altre isolate casistiche ed emotivamente confonde opinioni e stili di consumo individuali con indicazioni nutrizionali. Il ruolo degli allevamenti zootecnici alla base delle filiere produttive della carne alimentare è un contributo positivo e di valore. Gli allevamenti operano nel rispetto di normative nazionali ed europee stringenti in materia di benessere animale, tracciabilità e sicurezza alimentare. Si tratta di attività sottoposte a controlli continui, che garantiscono standard elevati lungo tutta la filiera. Sotto il profilo nutrizionale, le proteine di origine animale presentano un elevato valore biologico. La carne equina, in particolare, è riconosciuta per il contenuto di ferro e per la facilità di assimilazione. Parallelamente, la filiera genera economia diretta nelle aziende agricole e occupazione nell’indotto – macellazione, trasformazione, distribuzione e ristorazione – contribuendo in modo concreto al sistema economico, in questo caso in modo particolare a livello provinciale, dove il consumo di carne equina costituisce anche un elemento caratterizzante delle tradizioni enogastronomiche del territorio».
«Assistiamo a una crescente pressione mediatica sugli allevamenti e su chi produce proteine animali – dichiara il presidente di Confagricoltura Piacenza, Umberto Gorra –. È legittimo che ciascuno compia le proprie scelte alimentari, ma è diverso mettere in discussione interi comparti produttivi che operano nel rispetto delle regole in virtù di opinioni soggettive. Talvolta – prosegue Gorra – emerge una contraddizione evidente: si pretende un’offerta alimentare ampia che guarda con curiosità ad altri modelli alimentari, si guarda con interesse a nuove fonti proteiche e parallelamente si discreditano diete e abitudini gastronomiche che non solo fanno parte della nostra cultura, ma che sono state anche certificate come salubri e salutari. Senza considerare che le filiere non sono un concetto astratto: dietro a un prodotto ci sono imprese, lavoro, investimenti e responsabilità oltre che famiglie e occupazione».
Confagricoltura Piacenza richiama in merito anche il valore della Dieta Mediterranea, riconosciuta patrimonio culturale immateriale dell’umanità dall’Unesco, modello alimentare che include in modo equilibrato anche il consumo di proteine animali: «La progressiva delegittimazione di alcune produzioni tradizionali rischia di incidere non solo sull’economia, ma anche sull’identità alimentare e produttiva del territorio».
«Se il confronto diventa esclusivamente simbolico o ideologico – conclude Gorra – si rischia di perdere capacità produttiva, competenze e presidio economico locale. Occorre difendere il lavoro delle imprese agricole da contrapposizioni emotive».
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