Associazioni consumatori: "Rincaro dei prezzi anche a Piacenza". La replica: "Casi isolati"
Redazione Online
|5 anni fa

Nulla sarà più come prima. Nemmeno i prezzi, almeno per ora. In questi primi giorni di fase due dell’emergenza Coronavirus, infatti, anche a Piacenza molti cittadini hanno notato l’aumento dei costi in alcuni bar, ristoranti, supermercati e negozi. “Abbiamo ricevuto diverse segnalazioni – rileva la presidente provinciale di Federconsumatori, Angela Cordani – il rincaro è stato riscontrato in parecchie occasioni”. Anche se spesso, va detto, in maniera comprensibile: le attività commerciali hanno dovuto sostenere ingenti spese per l’adeguamento dei locali, a fronte di un periodo di stop assoluto pari a zero incassi. “Fatto sta che – incalza Cordani – Federconsumatori chiede all’amministrazione comunale di Piacenza di farsi garante di un osservatorio sui prezzi insieme ad associazioni di categoria, sindacati e rappresentanti economici. In questa Fase due l’obiettivo deve essere quello di valutare l’andamento, comprendere le legittime necessità degli esercenti e denunciare situazioni insostenibili”. Un esempio? “Una piacentina ci ha segnalato che il prezzo esposto su un vestito in un negozio di abbigliamento – dice Cordani – non corrispondeva a quello comunicato alla cassa… Ovviamente era più alto”.
La sezione piacentina di Codacons, il coordinamento delle associazioni per la difesa dell’ambiente e dei diritti degli utenti e dei consumatori, conferma questo trend: “Anche a livello locale, in qualsiasi supermercato – spiega la portavoce Cristina Balteri – c’è stato un rincaro oggettivo sui prodotti alimentari, dal pesce al pane, dalla frutta alla verdura”.
Il banco di prova principale, ovviamente, è sul caffè: in certi bar la tazzina è passata da un euro a 1,20 euro. “Ma si tratta di casi singoli e poco frequenti”, minimizza Cristian Lertora, referente provinciale di Fipe (Federazione italiana pubblici esercizi). “Di certo – aggiunge – non sono i dieci centesimi in più né a creare un danno al cliente né tantomeno ad arricchire il barista. Il punto è un altro: la ristorazione è ferma, il settore sta crollando. Non incide solo la paura della gente, ma soprattutto la crisi economica che si è abbattuta anche sui consumatori”.
Il banco di prova principale, ovviamente, è sul caffè: in certi bar la tazzina è passata da un euro a 1,20 euro. “Ma si tratta di casi singoli e poco frequenti”, minimizza Cristian Lertora, referente provinciale di Fipe (Federazione italiana pubblici esercizi). “Di certo – aggiunge – non sono i dieci centesimi in più né a creare un danno al cliente né tantomeno ad arricchire il barista. Il punto è un altro: la ristorazione è ferma, il settore sta crollando. Non incide solo la paura della gente, ma soprattutto la crisi economica che si è abbattuta anche sui consumatori”.
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