Cipomo, a scuola per umanizzare le cure oncologiche
Si conclude la seconda edizione del progetto dedicato agli oncologi under 45. Iniziativa sostenuta dalla Fondazione di Piacenza e Vigevano
Redazione Online
|5 mesi fa

I partecipanti alla Scuola “Humanities in oncology"
Con la cerimonia di assegnazione degli attestati ai partecipanti, si chiude sabato prossimo a Palazzo Rota Pisaroni il secondo anno della Scuola “Humanities in oncology" promossa da Cipomo - Collegio Italiano dei Primari Oncologi Medici Ospedalieri. Si tratta di un corso di alta formazione rivolto a medici specialisti under 45, provenienti da tutte le regioni d’Italia, per “umanizzare l’oncologia” sviluppando nei partecipanti competenze comunicative e relazionali nella gestione di pazienti e familiari e nel rapporto con i colleghi. Main sponsor è la Fondazione di Piacenza e Vigevano, che nell’iniziativa vede concretizzarsi diversi suoi obiettivi d’intervento.
«È un progetto che ci dà modo di svolgere un’azione trasversale su temi condivisi, come il sostegno al welfare, all’educazione e alla ricerca - commenta il presidente della Fondazione Roberto Reggi, che sabato farà gli onori di casa nella cerimonia di consegna degli attestati -. E agli importanti risultati che si possono raggiungere a livello strategico e operativo, si somma un altro fattore importante: la possibilità di connotare Piacenza come centro strategico, a livello nazionale, per la diffusione di buone pratiche in un ambito così delicato come l’assistenza e la cura ai pazienti oncologici. Da quest’anno siamo main sponsor, e con un intervento triennale, proprio per dare un segno di continuità a un approccio che richiede un’azione consolidata».
La scuola, la prima in Italia nel suo genere, è nata per colmare un vuoto formativo, che tende a preferire le competenze prettamente cliniche e lasciare più marginali, o alla sensibilità del singolo, lo sviluppo di capacità relazionali da mettere a disposizione dei pazienti.
Luigi Cavanna, nella duplice veste di consigliere generale della Fondazione e past president di Cipomo, è colui che ha propiziato lo sviluppo del progetto a Piacenza: «La scuola consolida un’azione che ritengo essenziale: un approccio “olistico” alla malattia e, soprattutto, al malato che non va identificato con la sua patologia. La cura richiede continui controlli, sedute farmacologiche e tempo, ma i pazienti hanno anche la necessità degli impegni personali, la loro vita non si identifica, né si esaurisce con la terapia. Spesso si è troppo concentrati sulla malattia, e ancora di più sul
sottotipo di malattia, perdendo di vista la persona che ne è colpita. La scuola aiuta i medici a gestire meglio una professione che li vede spesso schiacciati dalla mancanza di tempo, anche a causa di una burocrazia che sottrae energia e attenzione verso il paziente».
Piacenza la centro del progetto
A livello operativo, il corso si tiene dal 2023 all’interno della sede dell’Associazione malato oncologico in Piazza Cittadella. Nell’anno del suo avvio Cavanna, all’epoca consigliere d’amministrazione della Fondazione e presidente di Cipomo, ha illustrato il progetto al CdA di Palazzo Rota Pisaroni: un’idea subito accolta con favore, per la sue caratteristiche così innovative e per la sua aderenza alle aree d’intervento dell’ente. Lo scorso anno per la prima edizione la Fondazione di Piacenza e Vigevano ha così ospitato nella propria sede la consegna degli attestati di partecipazione di fine corso, mentre da quest’anno è main sponsor grazie a un progetto triennale che intende alimentare e dare continuità alla scuola.
Il percorso formativo
La scuola Cipomo è articolata in tre moduli annuali: in marzo si era svolto il primo sul tema “Il tempo e la parola”; in giugno il secondo incentrato su “Il dolore e la speranza”. Il 3 e 4 ottobre il modulo conclusivo è dedicato a “Il gruppo e i sistemi”.
Sono i reparti di oncologia da tutta Italia a fare domanda di partecipazione al corso per il loro personale medico, che deve avere meno di 45 anni ed essere assunto. A loro, al termine dei moduli formativi, è affidato il compito di tornare nel proprio reparto e trasferire le competenze acquisite. La gestione dei casi affrontati diventa particolarmente impegnativa anche per i medici: in reparto esiste la figura dello psicologo, che supporta anche i professionisti nel loro lavoro quotidiano, ma occorre gestire lo stress, il tempo che manca e talvolta il senso di frustrazione.
La finalità formativa è favorire la consapevolezza e l'elaborazione dei vissuti personali nella professione di medico oncologo, sviluppando competenze comunicative e relazionali nella gestione di pazienti e familiari, e nel rapporto con i colleghi. La scuola è lo sviluppo di questo approccio, un percorso intensivo che vede scendere in campo i docenti di varie discipline: oncologi esperti, psicologi, pedagogisti e - soprattutto - il docente numero uno, quello che apre i moduli di insegnamento: il paziente.

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