Il bar che non c'è, che a Cariseto regala aperitivi e storie di monti

Niente bancone, né cassa per chi sosta nella frazione di Cerignale. L’ideatore: «Esperimento di ospitalità spontanea»

Paola Brianti
Paola Brianti
|8 giorni fa
Il bar che non c'è, che a Cariseto regala aperitivi e storie di monti
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Cestini in vimini con patatine, bitter e succhi di frutta, in fresco nella fontana qualche birretta: si chiama "Bar che non c’è" e non ha bancone, personale, né code alle casse. Non servono, perché questa non è Ibiza e quello che viene offerto a Cariseto, frazione di Cerignale, è molto più di un aperitivo: è piuttosto «un esperimento di ospitalità spontanea per chi passa di qui in moto o in bici e voglia fare una sosta».
Il bar che non c'è di Cariseto
Il bar che non c'è di Cariseto
Un gesto di gentilezza che è un omaggio a una generazione di montanari pietrosi ma accoglienti che ormai non c’è più. L’ha messo in piedi Riccardo, che ha 36 anni e vive a Milano, ma viene qui sin da bambino con la mamma Silvana, poi si è aggiunta la moglie Irene «e sempre più a lungo torniamo nella casa del nonno Romeo e dello zio Armando, un vero burbero, per anni unico residente della frazione».
Non sono villeggianti mordi e fuggi, bensì «quasi residenti da aprile a ottobre grazie allo smart working», assicura, anche se l’inverno si torna a Milano, «perché la montagna è durissima con il freddo». Da quando l’osteria di Cariseto ha chiuso, chi arriva fin su si ferma alla fontana, si spinge per due passi fino al castello e poi se ne va, «ma volevamo farli sostare qualche attimo in più per due chiacchiere, far rivivere le figure pittoresche del paese - continua Riccardo - e abbiamo pensato di allestire un angolo aperitivo per uno snack in cambio di una piccola offerta che sarà spesa per il paese».
In pochi giorni, tanti ne hanno approfittato: «Ci scrivono bigliettini affettuosi, una signora ha lasciato un paio di libri e così è nato l’angolo del prestito», continua Irene, che ha scoperto tardi Cariseto, ma ora s’intristisce quando è il momento di tornare in città.
Un bigliettino lasciato da due turisti genovesi
Un bigliettino lasciato da due turisti genovesi
«In queste settimane abbiamo narrato le storie del paese - aggiunge Silvana - dei nonni che andavano a scuola a Selva anche con la neve al ginocchio e portavano i ceppi di legna da casa, le fughe nei boschi con la guerra per disertare la leva, le tradizioni di una volta, preziosità che rischiano di andare perdute».
Un angolo del Bar che non c'è
Un angolo del Bar che non c'è
Il loro progetto è sostenuto da tutti i residenti di Cariseto, che in estate sono 50, «ma ora anche da Pro Loco e Comune - continua Riccardo - con cui stiamo progettando eventi per la prossima estate». C’è chi li chiama "i foresti", «perché solo chi è nato tra i monti è considerato un locale, ma noi non ci sentiamo così», concludono ed è loro il miglior spot per quest’angolo di mondo sperduto: devono andare a giocare al campo di bocce e poi a preparare la polenta per una festa di tutti, «è la nostra agenda di oggi, perché qui è dove il tempo sa fermarsi».