Umanità oltre l'ordinario: la storia di un uomo e il suo cane alla Casa di Iris

La struttura gli ha permesso di ospitare in camera il suo fedele amico quattrozampe, lo ha curato, e gli ha trovato una collocazione quando il suo anziano padrone è mancato

Elisabetta Paraboschi
|12 ore fa
Umanità oltre l'ordinario: la storia di un uomo e il suo cane alla Casa di Iris
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«Ti devo raccontare una storia». Raffaella Bertè, direttrice della rete di cure palliative dell’Ausl di Piacenza, inizia così la telefonata. Su Libertà di ieri ha letto l’articolo dedicato agli animali ammessi in ospedale e alla Casa di Iris per far visita ai padroni ricoverati: Bertè negli anni ha affiancato infinite volte l’equipe dell’hospice di Piacenza e di storie di cani e gatti ospitati alla Casa di Iris ne conosce un’infinità. Ma ce n’è una che le è rimasta attaccata addosso al punto da avere conservato le fotografie del cane ospitato in struttura.
Una storia di umanità
«Abbiamo ricoverato alla Casa di Iris un uomo che viveva in una situazione di grave indigenza: abitava in una casa diroccata in campagna e si era ammalato - spiega - ma era una persona molto dignitosa, con una grande cultura: era un uomo solitario, senza familiari che potessero prendersi cura di lui e aveva come unica compagnia un cane bianco, una sorta di Labrador. Quando è arrivato in Hospice era preoccupato soprattutto perché il suo cane era a casa da solo: qualcuno provvedeva a portargli il cibo, ma nulla di più. Così gli abbiamo detto che avrebbe potuto portarlo in struttura: lui si è commosso».
L'arrivo del cane e le cure
Il cane arriva dunque alla Casa di Iris: «Ci siamo subito accorti che zoppicava - continua Bertè - e il suo padrone ci ha spiegato che il cane aveva un problema alla zampa da tempo, ma lui non aveva i soldi per curarlo. Abbiamo provato a dare un’occhiata noi: ci siamo resi conto che si trattava di una micosi e siamo intervenuti. In pratica ci siamo ritrovati a fare la medicazione al nostro paziente e anche al suo cane che era bravissimo, non abbaiava mai, non disturbava, stava tranquillo nella stanza sulla coperta che gli avevamo preparato». Passa qualche settimana: il cane guarisce ma la situazione dell’uomo si aggrava.
La preoccupazione dell'uomo
«Lui era contento di vedere il suo amico a quattro zampe stare finalmente bene - spiega Bertè - ma aveva la preoccupazione di quello che sarebbe successo dopo: non voleva che il cane finisse in canile. Ci siamo allora messi in contatto con un’amica di questo signore, che è venuta in Hospice e gli ha assicurato che si sarebbe presa cura della bestiola. E così effettivamente è stato, quando lui è mancato». «Quando diciamo alle persone ricoverate che possono portare il proprio animale e tenerlo in stanza, ci guardano come se avessimo trovato una cura per la loro malattia» spiega la dottoressa. L’uomo curato insieme al suo cane oggi non c’è più: ma se ne è andato con la certezza che il suo amico a quattro zampe potesse star bene e avere un futuro di affetto come lui glielo aveva garantito.