L'estate di Sandro Lecca, arbitro instancabile che piace a tutti
Il fischietto del Cai ha diretto quasi tutte le partite amichevoli delle principali squadre piacentine

Michele Rancati
|6 giorni fa

Sandro Lecca impegnato in alcune delle tante gare dirette nelle ultime settimane - © Libertà/Claudio Cavalli
Quando dalla tribuna dello stadio Garilli martedì scorso, in occasione dell’amichevole Piacenza-Spes Borgotrebbia, si è alzato il coro “Sandro, Sandro, Sandro”, si è quasi commosso: «È stato molto importante per me, ma credo per tutti gli arbitri, ricevere un incoraggiamento e non un insulto».
Il Sandro in questione di cognome fa Lecca, ha 52 anni ed è ormai un volto noto per addetti ai lavori e appassionati del calcio piacentino. In queste settimane di preparazioni pre-campionato non c’è praticamente stata partita di alto livello che non abbia diretto lui: Piacenza, Fiorenzuola, Nibbiano&Valtidone, Bobbiese, Castellana Fontana e tante altre, comprese Oltrepò e Accademia Pavese, sconfinando fino a Broni. «Mi chiamano in tanti e io se posso non dico mai di no - commenta Lecca - anche perché come ai calciatori piace giocare, a me piace arbitrare e cerco di farlo il più possibile».
Evidentemente con buoni risultati, se è così richiesto: «Non devo essere io a dirlo, ma per fortuna non ho mai ricevuto grandi lamentele. Ci può essere l’arrabbiatura del momento per un rigore o un fuorigioco, ma tutto poi si risolve con una stretta di mano. Anche perché io sono per il dialogo assoluto, mi piace sempre spiegare i motivi delle mie decisioni, che possono anche essere qualche volta sbagliate, ma sempre in buona fede».
Il Sandro in questione di cognome fa Lecca, ha 52 anni ed è ormai un volto noto per addetti ai lavori e appassionati del calcio piacentino. In queste settimane di preparazioni pre-campionato non c’è praticamente stata partita di alto livello che non abbia diretto lui: Piacenza, Fiorenzuola, Nibbiano&Valtidone, Bobbiese, Castellana Fontana e tante altre, comprese Oltrepò e Accademia Pavese, sconfinando fino a Broni. «Mi chiamano in tanti e io se posso non dico mai di no - commenta Lecca - anche perché come ai calciatori piace giocare, a me piace arbitrare e cerco di farlo il più possibile».
Evidentemente con buoni risultati, se è così richiesto: «Non devo essere io a dirlo, ma per fortuna non ho mai ricevuto grandi lamentele. Ci può essere l’arrabbiatura del momento per un rigore o un fuorigioco, ma tutto poi si risolve con una stretta di mano. Anche perché io sono per il dialogo assoluto, mi piace sempre spiegare i motivi delle mie decisioni, che possono anche essere qualche volta sbagliate, ma sempre in buona fede».
Originario della Sardegna, Lecca si è trasferito a Piacenza nel 1997 per motivi di lavoro: «Fare l’arbitro, in particolare per la Uisp, mi ha aiutato tantissimo a crearmi nuovi amici. Diciamo che nei primi tempi tutti coloro che ho conosciuto in questa provincia avevano a che fare con il calcio. E senza distinzioni di categorie: io ci metto lo stesso impegno dai Pulcini alla Serie D. Mi piace confrontarmi molto anche con i più piccoli, cercando di spiegare il regolamento che iniziano a conoscere». Si dice che le proteste siano aumentate soprattutto nei settori giovanili: «Farei una distinzione: dirigenti e allenatori sono molto migliorati, li vedo sempre pronti a darci una mano. Tra i ragazzi, invece, scappa ancora qualche episodio spiacevole, ma se sono nell’ambiente giusto serve per migliorare».
Attualmente in forza al Cai, nell’estate 2025 ha arbitrato le finali dei principali tornei, le amichevoli del Piacenza e addirittura due gare nella stessa giornata (Fiorenzuola-Castellana e Nibbiano-San Secondo): «Devo ringraziare gli assistenti che si sono alternati al mio fianco in tutte queste partite e soprattutto la pazienza di mia moglie Barbara, che mi deve condividere con questa passione. Ho due figlie, Giada e Sofia, e sono già riuscita a trasmetterla alla più grande».