Benessere: più felici paragonati all'Italia, meno rispetto all'Emilia
Indagine della Provincia per misurare la situazione locale con 89 indicatori
Thomas Trenchi
|4 settimane fa

Una provincia sempre più popolata da immigrati e anziani. Nel 2025 il territorio piacentino conta 286.743 residenti, con una crescita del 4,7%, superiore sia alla media dell’Emilia-Romagna (3,1%) sia a quella nazionale (-0,6%). A guidare l’aumento è un saldo migratorio positivo (+10,1‰), che compensa il calo naturale (-5,3‰), mentre gli stranieri rappresentano il 14,9% della popolazione, più del dato regionale (12,8%) e nazionale (9,2%). Il profilo demografico mostra poi una provincia sempre più anziana: i giovani 0-14 anni rappresentano il 12%, mentre gli over 65 raggiungono il 25,4%, superando i dati regionali e nazionali. L’età media si attesta a 47,2 anni, confermando la tendenza a un invecchiamento costante della popolazione.
È la fotografia che emerge dall’edizione 2025 del rapporto Bes, il documento elaborato dall’ufficio statistica della Provincia che misura il benessere del territorio attraverso 89 indicatori. Il fascicolo confronta i dati di Piacenza con quelli regionali e nazionali e li suddivide in undici aree tematiche, dalla salute al lavoro, dall’istruzione all’ambiente. In generale, Piacenza va bene rispetto all’Italia: 67% degli indicatori sopra la media nazionale, 31% peggiori e solo l’1% in linea. Confrontandosi con l’Emilia-Romagna, però, il quadro cambia: il 55% degli indicatori è sotto la media regionale, mentre il 42% è migliore.
Tra gli aspetti positivi rispetto all’Italia spiccano salute, lavoro e istruzione. Sul lavoro Piacenza va bene: meno disoccupazione giovanile e tasso di inattività contenuto. Anche sicurezza, pensioni e servizi funzionano meglio della media nazionale: meno interruzioni elettriche, tempi più rapidi per pratiche civili. Le criticità emergono soprattutto rispetto alla regione: il patrimonio culturale e ambientale mostra carenze, con pochi spazi verdi storici, parchi e musei. E l’inquinamento rimane elevato. Guardando nel dettaglio, la speranza di vita è aumentata: 83,8 anni in totale, 81,7 per gli uomini e 85,9 per le donne. La mortalità resta superiore alla media regionale per gli uomini e alcune fasce d’età. I NEET tra 15 e 29 anni, cioè i giovani che non studiano né lavorano, calano al 10,5%, meglio della media nazionale ma non della regione. I diplomati e i laureati crescono, pur restando sotto la media emiliano-romagnola.
Il lavoro mostra la prevalenza dei servizi (66,3%), seguito dall’industria (30,2%) e dall’agricoltura (3,6%). Le nuove imprese sono il 6%, di cui 21,7% guidate da donne, 7,3% da giovani e 15,3% da stranieri. Il valore aggiunto pro-capite – cioè quanto ogni abitante produce in media in beni e servizi – è di 36.178 euro, sotto la media regionale ma sopra quella nazionale. Il settore culturale e ricreativo contribuisce per il 4,2%. Le retribuzioni medie sono di 29.337 euro e il tasso di infortuni sul lavoro è di 12,6 ogni diecimila occupati. Piacenza mostra punti di forza nelle competenze scolastiche e nella ridotta dispersione, ma le cosiddette lauree Stem – cioè quelle scientifiche, tecnologiche, ingegneristiche e matematiche – restano poche. La disparità di genere persiste: le donne lavorano in media 14,9 giornate retribuite in meno rispetto agli uomini.
Sul fronte ambientale e del patrimonio, il capoluogo soffre: verde urbano e storico solo dello 0,1%, densità museale bassa, concentrazione di inquinanti Pm2,5 e NO2 sopra i limiti di sicurezza. Il verde pro-capite è di 28,4 mq per abitante, inferiore ai 33,3 mq della media italiana e ai 46,8 mq della media regionale. Le auto elettriche e ibride rappresentano il 45,3% del totale, meno rispetto al 47,4% della media nazionale.
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