Effetti d’altri tempi e pura magia visiva, “Dracula” di Coppola torna ad affascinarci
Il capolavoro gotico arriva in versione restaurata per apprezzare in pieno un rito fatto di ombre e di passioni
Barbara Belzini
|14 ore fa

Dracula nasce insieme al cinema, nel 1897, quando lo scrittore irlandese Bram Stoker mette su carta il racconto della leggenda del principe romeno Vlad ȚTepesș Dracul. E delle infinite versioni del conte approdate su grande schermo, quella, romanticissima, di Francis Ford Coppola del 1992, è l’unica che proprio con la pellicola intreccia una sinuosa danza cinematografica.
Alla sua strabordante storia d’amore, sottolineata dalla tagline “Ho attraversato gli oceani del tempo per trovarti”, Coppola affianca una rigorosa costruzione scenica che utilizza con grande maestria strumenti del passato, come le miniature, i modellini, le mappe dipinte su vetro, con l’obiettivo di restituire una rappresentazione volutamente artificiale dell’Inghilterra vittoriana. E ancora retroproiezioni, doppie esposizioni (gli occhi di Dracula che appaiono nel cielo notturno, i topi che camminano capovolti), uso di specchi per creare apparizioni, doppi e dissolvenze spettrali, riprese al contrario per far comparire oggetti o fiamme e far muovere i personaggi in modo antinaturale, l’ombra di Dracula che si muove in modo indipendente grazie a un attore secondario, scene girate con una macchina da presa Pathé dei primi del Novecento.
L’utilizzo di questi dispositivi, e il rifiuto totale degli effetti speciali disponibili all’epoca, insieme alle tante influenze pittoriche rintracciabili nel film, da Gustav Klimt a Albrecht Dürer a Edvard Munch, richiama da un lato il cinema espressionista e dall’altro i film horror della Universal e della Hammer, in un omaggio a quel cinema artigianale e di grande impatto visivo, e celebra nello stesso tempo i Dracula del passato, quelli di Lugosi e Lee, e il Conte Orlok di F.W. Murnau.
Il legame tra il conte e la macchina delle immagini è ancora più evidente durante il primo incontro tra Dracula e Mina, alla fiera dove, tra le altre attrazioni, c’è proprio il cinema. Dracula conduce lei e il pubblico nel proprio spazio ludico personale, in una commovente “mise en abyme”, storia nella storia, cinema nel cinema. Mina, esponente della società vittoriana, intrisa di scienza, storia, civiltà, non vuole andare al cinema: come la società che la circonda, come la potente Gran Bretagna colonizzatrice, si rifugia nella razionalità, e cerca di scappare dal fascino dell’ignoto, dal terreno dove vive il vampiro, lupo, bestia, predatore in cerca della preda.
Natura contro cultura, intesa come scienza: questo è il grande sottotesto del film, che contrappone Dracula e Renfield a Van Helsing, Harker e ai suoi amici intenti a combattere il mostro. Con questo film, con la sua infinita testardaggine, con un cast clamoroso (Gary Oldman nei panni di Dracula è una furiosa, romantica e sensuale creatura di fronte alla quale il Jonathan Harker di Keanu Reeves è un ometto tremebondo), Coppola salva la sua compagnia di produzione, la Zoetrope, e reinventa il genere, dando vita a una nuova generazione di vampiri.
“Bram Stoker’s Dracula” sarà in programma, nella versione restaurata 4k, nei migliori cinema dal 30 ottobre al 1 novembre.
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