Il coordinamento contro il call center Ausl da 170mila euro
Per la rete, il problema non è prenotare, ma ottenere un esame o una visita nei tempi. E interviene anche Tagliaferri
Redazione Online
|6 giorni fa

La sede Ausl in piazzale Milano
L’assunzione da parte dell’Ausl di un call center esterno per il servizio di prenotazione di Telecup - riportata venerdì 22 agosto da Libertà - non è piaciuta al Coordinamento provinciale sanità e medicina territoriale di Piacenza. Che, in una nota, in riferimento al contratto da 170mila euro per 15 mesi sottoscritto dall’azienda sanitaria con una società srl di Bedonia (Parma) chiede spiegazioni: «La decisione di Ausl sembra sottintendere una urgenza nel servizio prenotazioni. Come verifichiamo con l’attività degli sportelli per il rispetto delle liste di attesa (che come Coordinamento sanità abbiamo attivato in provincia da diversi mesi), nei numerosi contatti con chi si rivolge allo sportello e nei ricorsi avviati ad Ausl perché le visite e gli esami siano realizzati nei tempi previsti dalle norme nazionali e regionali, non abbiamo mai registrato lamentele su tempi lunghi di accesso ai servizi di prenotazione, Cup e farmacie».
«La vera urgenza? Serve più personale»
«Il vero problema che registriamo in continuazione - affermano dal Coordinamento - è che quando prenoti un esame, una visita, un ricovero, questi ti vengono spesso fissati ben oltre i tempi di attesa previsti nelle prescrizioni del medico di base e garantiti dalle norme di legge. La vera urgenza non è quindi potenziare con un call center privato il servizio prenotazioni ma programmare interventi atti a garantire scelte organizzative e di investimento che aumentino la capacità di Ausl nella presa in carico dei pazienti e nell’accesso alle prestazioni richieste».
L’operazione deliberata da Ausl «sembra invece promuovere l’idea (assolutamente errata) che il problema principale sia il servizio prenotazioni, su cui non abbiamo mai registrato lamentele, e non invece le oggettive carenze in personale sanitario, posti letto e le scelte di questi anni, che con lo smantellamento della rete ospedaliera provinciale hanno oggettivamente aumentato le difficoltà di rispetto dei tempi di attesa, anche costringendo gran parte della popolazione (quella residente in territori marginali) a lunghi spostamenti sul capoluogo (ormai unico ospedale e pronto soccorso della provincia) per accedere ai servizi». «Senza contare - conclude la nota - che siamo, anche in questo caso, di fronte al solito favore ai privati: 170mila euro per 15 mesi. Con la stessa cifra Ausl avrebbe potuto assumere altri 5 o 6 dipendenti per potenziare il proprio servizio Cup» .
Tagliaferri, FdI: «Un anno per visite ed esami»
Sul tema interviene anche il consigliere regionale di Fratelli d’Italia Giancarlo Tagliaferri: «Con la stessa cifra stanziata si sarebbero potuti assumere 5 o 6 dipendenti amministrativi a tempo indeterminato, potenziando davvero gli sportelli Cup e i servizi territoriali. Invece si sceglie di esternalizzare, affidando a una società privata un servizio che rischia di trasformarsi in un ulteriore passaggio burocratico, senza ridurre i tempi di attesa dei cittadini. Il tutto mentre la Giunta regionale continua a parlare del nuovo ospedale di Piacenza, un progetto che da anni rimane sospeso tra promesse e incertezze. Se non si è in grado di gestire le liste d’attesa e i servizi di base – conclude Tagliaferri – come si può pensare di garantire un ospedale nuovo efficiente e funzionale? Prima di costruire nuove strutture, occorre garantire che quelle esistenti funzionino, rispettino i tempi di legge e siano realmente al servizio dei cittadini». E aggiunge dei dati: »A Piacenza, secondo i dati forniti da associazioni civiche e report Ausl, un cittadino attende: oltre 400 giorni per una visita oculistica, circa 12 mesi per una visita cardiologica non urgente, oltre 300 giorni per una colonscopia di controllo. Questi numeri parlano da soli: la Regione continua a mettere toppe senza affrontare il problema alla radice«.