Ausl, la spesa ospedaliera per gli antibiotici scesa del 25%
Risparmiati 250mila euro. Il bilancio del reparto di Malattie Infettive guidato da Filippo Trapani. Grande attenzione all'Hiv, rientrato nei valori degli anni precedenti il 2024
Redazione Online
|3 giorni fa

Lo staff di Malattie Infettive
Scende del 25% la spesa per antibiotici e antifungini dell’Azienda Usl di Piacenza — quasi 250 mila euro in meno — senza intaccare la qualità delle cure. Lo fa sapere una nota inviata dall'Ausl di Piacenza. Un risultato che fotografa la concretezza delle politiche di antimicrobial stewardship guidate dal reparto di Malattie Infettive, oggi snodo strategico per la sanità pubblica provinciale. La ricetta: appropriatezza prescrittiva, personalizzazione della terapia e un lavoro di squadra capace di unire ospedale e territorio. Nel 2024 Piacenza risultava tra le realtà regionali con il più elevato consumo di antibiotici.
Alla regia c’è Filippo Trapani, direttore da meno di due anni, classe 1981, formazione all’Università di Bologna ed esperienze maturate al Policlinico Sant’Orsola e all’Istituto di Montecatone. Il suo bagaglio nei contesti a più alta complessità — dalla gestione dei pazienti critici alle infezioni da batteri multiresistenti — è diventato patrimonio organizzativo del reparto piacentino, che ha puntato su una riorganizzazione interna pragmatica: mini‑équipe dedicate a reparto, ambulatori e consulenze, connesse tra loro e con gli altri servizi ospedalieri per garantire risposte rapide e coordinate.
La sostenibilità economica va di pari passo con l’efficacia clinica. Il gruppo multidisciplinare che coinvolge Farmacia ospedaliera e territoriale, Microbiologia, Igiene e diverse specialità — dall’Ematologia alla Terapia intensiva — lavora per il “farmaco giusto, alla persona giusta, nel tempo giusto”. Nel frattempo, anche sul territorio si registra l’inversione di un trend: dopo un 2024 di consumi elevati, la collaborazione tra infettivologi e farmacie ha contribuito a ridurre l’uso inappropriato di antibiotici, aprendo la strada a percorsi condivisi e a un supporto trasversale per tutti i pazienti.
Accanto all’antibiotico‑resistenza, resta alta l’attenzione sull’HIV. Dopo l’aumento delle nuove diagnosi nel 2024, nel 2025 l’incidenza è rientrata su valori più in linea con gli anni precedenti, ma il monitoraggio resta costante. Centrale la diagnosi precoce e la diffusione di PEP e PrEP, strumenti che si affiancano a terapie iniettabili a lunga durata già disponibili e, in prospettiva, a soluzioni con copertura annuale. I giovani intercettano più spesso l’infezione nelle fasi iniziali; persistono invece diagnosi tardive nelle fasce d’età più avanzate, segno di una percezione del rischio ancora disomogenea. “Oggi l’HIV, con una diagnosi precoce, è una patologia cronica controllabile – evidenzia Trapani, in questo contesto è anche responsabile aziendale della rete Mister - Malattie infettive sessualmente trasmissibili Emilia-Romagna – I giovani tendono a intercettare l’infezione nelle fasi iniziali, mentre nelle fasce di età più avanzate persistono diagnosi tardive, spesso già in fase di malattia avanzata; questo fenomeno è legato ad una diversa percezione del rischio, maggiormente presente nei giovani".
Lo sguardo al futuro corre su due binari: potenziare gli strumenti informatici per contrastare l’antimicrobico‑resistenza e sviluppare progetti in ottica One Health, coinvolgendo Istituto zooprofilattico e servizi veterinari. Perché, ricordano dalle Infettive, un antibiotico prescritto senza reale necessità seleziona batteri resistenti non solo nel singolo, ma nell’intera comunità. Responsabilità, prevenzione e cultura dell’uso appropriato: è qui che passa la nuova frontiera della salute pubblica.

