Api in città tra edere e topinambur. «I trattamenti pericolo mortale»

L’esperto Redoglia, mette in guardia sull’uso di prodotti antizanzare sul verde urbano

Dea De Angelis
|5 giorni fa
Api al lavoro su margherite e tarassachi - FOTO DE ANGELIS
Api al lavoro su margherite e tarassachi - FOTO DE ANGELIS
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“Nomadismo di fuga”. Così gli apicoltori sfuggono dalle zone dove periodicamente si spargono prodotti fitosanitari. « In Trentino, durante la fioritura del melo sono molto attenti e non fanno alcun trattamento alla pianta. Quando invece si rende necessario, si avvertono gli apicoltori che si spostano con i loro apiari» racconta Riccardo Redoglia, tecnico dell’associazione apicoltori di Piacenza. Circa 300 i soci, produttori di miele di tarassaco, acacia, millefiori, tiglio e castagno. Ma anche di miele di erba medica, ciliegio e - a volte - di girasole, sebbene la varietà coltivata oggi sia meno nettarifera del passato. « I trattamenti sul verde urbano, antizanzara per esempio, possono rappresentare un pericolo mortale per l’ape che poggiandosi sul fiore li assimila - prosegue Redoglia - Esiste per questo un regolamento, fornito dal servizio fitosanitario regionale nel Palazzo dell’Agricoltura di Piacenza, che vieta l’utilizzo di insetticidi durante le fioriture».
Abbiamo in questi giorni scritto del crescente sviluppo dell’apicultura urbana, contesto dove l’ape – forse – risulta meno minacciata rispetto alle pratiche agricole di pianura e dove trova fiori su cui nutrirsi. Crescono gli apiari sui tetti dei palazzi e il Ministero dell’Agricoltura ha ospitato in occasione della giornata mondiale delle api (20 maggio, edizione 2024) un apiario sulla propria sede, curato dalla Federazione Apicoltori Italiani. Parte di un progetto più ampio, è stato voluto per promuovere la biodiversità.
A Piacenza l’apicoltura è sparsa nel territorio, anche lungo la tangenziale. Il tiglio e l’acacia danno grandi soddisfazioni, l’ippocastano invece, molto diffuso nei viali di città, produce fiori non nettariferi. « Non tutte le piante sono nettarifere e non tutte forniscono alle api sia nettare sia polline – conclude il tecnico esperto – Si avvicinano le fioriture tardo estive e autunnali come l’edera e il topinambur e il miele prodotto dalle api che si posano sui loro fiori contribuisce a completare le scorte invernali che permetteranno alle api di superare la stagione fredda ».
Le crisi ambientali dovute al cambiamento climatico rendono, a volte, necessario fornire alimentazione di soccorso alle famiglie meno sviluppate e ai nuclei che vengono creati dagli apicoltori per la rimonta dell’annata successiva. L’amministrazione pubblica, data la gravità della situazione, ha stanziato dei fondi a sostegno degli apicoltori che allevano le api in aree dove si sono verificate carenze nettarifere. L’ape è proprio ghiotta della soluzione zuccherina (il nettare dei fiori) che trova tra i petali. La pianta mellifera la produce per attirare l’insetto, che così, da un lato soddisfa la sua alimentazione glucidica, dall’altro rende il favore alla pianta con l’impollinazione, il suo vero lavoro.
Passando di fiore in fiore l’ape cui rimane tra le zampe la polverina del polline garantisce l’incontro tra l’apparato riproduttore maschile (il polline sullo stame) e quello femminile (pistillo) e la continuità della biodiversità.