Nuove accuse ai 6 agenti arrestati: "Droga, ma anche carte clonate"
Redazione Online
|12 anni fa

Nuove accuse piovono sul capo dei sei poliziotti e delle altre persone arrestate nell’ambito dell’operazione legata al traffico di stupefacenti e al favoreggiamento della prostituzione e dell’immigrazione clandestina.
Agli agenti vengono contestati nuovi episodi relativi al traffico di droga, ma anche il tentato utilizzo di carte di credito clonate per acquistare abbigliamento o telefonini e la falsificazione di documenti per la concessione di permessi di soggiorno a stranieri che non ne avevano diritto.
Gli interrogatori di garanzia si terranno dal 19 al 22 giugno, sono state raggiunte a vario titolo dagli avvisi di garanzia praticamente tutte le persone coinvolte nella prima tranche.
Per le difese non ci sarebbero sostanziali novità, gli avvocati continuano quindi a sostenere che tutti i fatti contestati sono spiegabili con ragioni di servizio. La Procura appare però sempre più convinta delle proprie ragioni, tanto da aver lanciato questa nuova ondata di accuse a poche settimane di distanza dalla prima.
Agli agenti vengono contestati nuovi episodi relativi al traffico di droga, ma anche il tentato utilizzo di carte di credito clonate per acquistare abbigliamento o telefonini e la falsificazione di documenti per la concessione di permessi di soggiorno a stranieri che non ne avevano diritto.
Gli interrogatori di garanzia si terranno dal 19 al 22 giugno, sono state raggiunte a vario titolo dagli avvisi di garanzia praticamente tutte le persone coinvolte nella prima tranche.
Per le difese non ci sarebbero sostanziali novità, gli avvocati continuano quindi a sostenere che tutti i fatti contestati sono spiegabili con ragioni di servizio. La Procura appare però sempre più convinta delle proprie ragioni, tanto da aver lanciato questa nuova ondata di accuse a poche settimane di distanza dalla prima.
L’indagine è condotta dai carabinieri del Nucleo investigativo di Piacenza diretti dal capitano Rocco Papaleo, a coordinarle il pubblico ministero Michela Versini in stretto contatto con il Procuratore capo Salvatore Cappelleri. Non è escluso che per qualcuno degli arrestati, ancora in carcere, presto possano essere concessi gli arresti domiciliari o addirittura la libertà: gli investigatori ritengono infatti di essere già in possesso di numerosi e solidi elementi che proverebbero la loro colpevolezza, quindi le esigenze cautelari non sarebbero più così stringenti.
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