Ottavia Piccolo: «Matteotti credeva nella lotta culturale e non solo economica»
Intervista alla celebre attrice, protagonista venerdì 25 aprile al teatro Verdi di Fiorenzuola
Donata Meneghelli
|10 mesi fa

Ottavia Piccolo in una scena dello spettacolo Matteotti anatomia di un fascismo © Libertà/Antonio Viscido
Ottavia Piccolo è un volto simbolo del cinema, del teatro e della migliore tv italiana, diretta dai più grandi registi di sempre come Scola, Germi, Bolognini, Visconti, Squarzina, Strehler, Ronconi. È stata premiata con il Nastro d’Argento, il David di Donatello, il Globo d’oro. Eppure mantiene intatta la voglia di crescere che è solo dei grandi artisti. Negli ultimi vent’anni, si è messa al servizio del teatro di impegno civile, anche se lei dice: “Il teatro è sempre civile. Se fosse incivile, non lo faremmo”.
Venerdì 25 aprile (ore 20.45) sarà a Fiorenzuola con “Matteotti. Anatomia di un fascismo”, scritto da Stefano Massini, per la regia di Sandra Mangini e con i musicisti dell’Orchestra multietnica di Arezzo diretta da Enrico Fink che ha composto anche le musiche dello spettacolo. È la serata conclusiva della stagione del teatro Verdi promossa dal Comune di Fiorenzuola e diretta da Mino Manni.
«E sarà esattamente la replica numero 50 di questo spettacolo», dice con la sua voce profonda e vibrante la Piccolo, che abbiamo intervistato lunedì , prima della sua ripartenza per la tournée. Nella sua Venezia (vive stabilmente al Lido da dieci anni) aveva appena fatto una passeggiata nel cimitero ebraico e appreso da poco della morte di Papa Francesco. «Lo incontrai proprio qui l’anno scorso: venne a incontrare le donne ristrette nel carcere della Giudecca, nel giorno dell’apertura del padiglione della Biennale a loro dedicato, voluto dalla Santa Sede. Io ho fatto varie esperienze artistiche con le recluse e quel giorno c’ero. Quei giorni sono raccontati in un documentario, “Le farfalle della Giudecca” di Rosa Galantino e Luigi Ceccarelli, in cui io sono guida narrante».
Venerdì 25 aprile (ore 20.45) sarà a Fiorenzuola con “Matteotti. Anatomia di un fascismo”, scritto da Stefano Massini, per la regia di Sandra Mangini e con i musicisti dell’Orchestra multietnica di Arezzo diretta da Enrico Fink che ha composto anche le musiche dello spettacolo. È la serata conclusiva della stagione del teatro Verdi promossa dal Comune di Fiorenzuola e diretta da Mino Manni.
«E sarà esattamente la replica numero 50 di questo spettacolo», dice con la sua voce profonda e vibrante la Piccolo, che abbiamo intervistato lunedì , prima della sua ripartenza per la tournée. Nella sua Venezia (vive stabilmente al Lido da dieci anni) aveva appena fatto una passeggiata nel cimitero ebraico e appreso da poco della morte di Papa Francesco. «Lo incontrai proprio qui l’anno scorso: venne a incontrare le donne ristrette nel carcere della Giudecca, nel giorno dell’apertura del padiglione della Biennale a loro dedicato, voluto dalla Santa Sede. Io ho fatto varie esperienze artistiche con le recluse e quel giorno c’ero. Quei giorni sono raccontati in un documentario, “Le farfalle della Giudecca” di Rosa Galantino e Luigi Ceccarelli, in cui io sono guida narrante».

Di lui cosa la colpì ?
«Il Santo Padre era al centro della chiesa sconsacrata dentro il carcere (un ex monastero) e noi eravamo in fila per raggiungerlo. Fece dire a tutti che non voleva nessun tipo di genuflessione o baciamenti di mano. Sentii la sua autentica attenzione alle persone carcerate».
«Il Santo Padre era al centro della chiesa sconsacrata dentro il carcere (un ex monastero) e noi eravamo in fila per raggiungerlo. Fece dire a tutti che non voleva nessun tipo di genuflessione o baciamenti di mano. Sentii la sua autentica attenzione alle persone carcerate».
Non voltarsi dall’altra parte; è quello che fece il deputato Matteotti quando denunciò il sistematico uso della forza del nascente fascismo e la riduzione al silenzio dei dissenzienti. E per questo fu fatto fuori (10 giugno 1924).
«Era un convinto socialista e un riformista visionario, un grande studioso, osservatore della realtà. Era convinto che prima di tutto bisognasse dare alla popolazione gli strumenti per crescere e combattere anche dal punto di vista culturale e non solo economico».
«Era un convinto socialista e un riformista visionario, un grande studioso, osservatore della realtà. Era convinto che prima di tutto bisognasse dare alla popolazione gli strumenti per crescere e combattere anche dal punto di vista culturale e non solo economico».
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