La lezione di "Pippo" Ricci: «Vittorie figlie del sacrificio»
Il capitano dell’Olimpia Milano è stato ospite a Castel San Giovanni della Castellana Basket
Mariangela Milani
|1 ora fa

Giampaolo "Pippo" Ricci, oggi capitano dell’Olimpia Milano nonché portacolori nella nazionale italiana di pallacanestro, è stato ospite della Castellana Basket, a Castel San Giovanni. Nel palazzetto dello sport di via Montanara decine di giovani cestisti lo hanno accolto in visibilio. Il campione del basket italiano ha presentato il suo libro «Volevo essere Robin. Il mio viaggio fino a qui».
Sollecitato dalle domande del giornalista di Editoriale Libertà, Marcello Tassi, Ricci si è raccontato partendo dal lato meno visibile, quello meno conosciuto e più sofferto che sta dietro a un atleta del suo calibro.
«Le vittorie, lo scudetto – ha sottolineato – sono solo l’approdo finale». «Prima di arrivare lì – ha aggiunto – c’è un percorso fatto di una cosa che si chiama sacrificio che da fuori non tutti vedono». Al pubblico Ricci non ha nascosto nulla, nemmeno quel rapporto controverso con il suo corpo che all’inizio sentiva come «nemico» per quell’aspetto di «bambino un po’ grassottello». Nel suo racconto la sofferenza e i sacrifici ma anche la scalata del campione di basket che oggi tutti conoscono. «Ho capito che io non dovevo fare di più degli altri, ma dovevo fare qualcosa per gli altri. Doveva saper fare bene le piccole cose che sono quelle che fanno la differenza».
Sollecitato dalle domande del giornalista di Editoriale Libertà, Marcello Tassi, Ricci si è raccontato partendo dal lato meno visibile, quello meno conosciuto e più sofferto che sta dietro a un atleta del suo calibro.
«Le vittorie, lo scudetto – ha sottolineato – sono solo l’approdo finale». «Prima di arrivare lì – ha aggiunto – c’è un percorso fatto di una cosa che si chiama sacrificio che da fuori non tutti vedono». Al pubblico Ricci non ha nascosto nulla, nemmeno quel rapporto controverso con il suo corpo che all’inizio sentiva come «nemico» per quell’aspetto di «bambino un po’ grassottello». Nel suo racconto la sofferenza e i sacrifici ma anche la scalata del campione di basket che oggi tutti conoscono. «Ho capito che io non dovevo fare di più degli altri, ma dovevo fare qualcosa per gli altri. Doveva saper fare bene le piccole cose che sono quelle che fanno la differenza».
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