«Andrea può ancora migliorare, speriamo ispiri tanti giovani»
Ennio Buttò, allenatore di Dallavalle, è rientrato da Tokyo dove il 25 piacentino ha vinto l'argento Mondiale nel salto triplo

Michele Rancati
|5 mesi fa

In alto, Ennio Buttò al campus nella buca della sabbia in cui atterrano i salti di Dallavalle in allenamento
Incontri Ennio Butto e ti sembra di parlare con Andrea Dallavalle, il suo pupillo che ha fatto la storia dell’atletica italiana e piacentina vincendo la medaglia d’argento ai Campionati mondiali di Tokyio nel salto triplo.
Entrambi hanno un tono pacato e si preoccupano di non esagerare con i trionfalismi, con la straordinaria capacità di restare con i piedi per terra nonostante un salto da 17 metri e 64 centimetri che ha catapultato Andrea e il suo staff nell’élite internazionale.
Buttò è rientrato lunedì nella sua Veggiola e ovviamente, appena smaltito il fuso orario con qualche sonnellino fuori orario, è tornato al campus Dordoni. Proprio lì dove ha affiancato Dallavalle nella preparazione di questa ultima, strepitosa impresa.
«C’erano le premesse per un buon risultato - spiega Buttò - ma il secondo posto Mondiale è andato addirittura oltre le aspettative. E per un momento abbiamo tutti pensato che potesse vincere l’oro, ma sapevamo che Pichardo è molto forte e nei momenti decisivi tira fuori il balzo del campione. Quindi non ci sono rimpianti».
Il contributo di Buttò in finale è stato decisivo.
«Premessa: il merito è di Andrea, che è stato davvero eccezionale. Il mio compito come allenatore è osservare le sue performance, cercando di capire come fare in modo che dia il massimo. Ho notato che nei primi tre salti mancava velocità nella parte finale della rincorsa e si ripercuoteva sui salti. Gli ho così suggerito di lavorare meglio negli ultimi sei appoggi, Andrea ha preso la misura nel penultimo e nell’ultimo ha fatto quel capolavoro».
Entrambi hanno un tono pacato e si preoccupano di non esagerare con i trionfalismi, con la straordinaria capacità di restare con i piedi per terra nonostante un salto da 17 metri e 64 centimetri che ha catapultato Andrea e il suo staff nell’élite internazionale.
Buttò è rientrato lunedì nella sua Veggiola e ovviamente, appena smaltito il fuso orario con qualche sonnellino fuori orario, è tornato al campus Dordoni. Proprio lì dove ha affiancato Dallavalle nella preparazione di questa ultima, strepitosa impresa.
«C’erano le premesse per un buon risultato - spiega Buttò - ma il secondo posto Mondiale è andato addirittura oltre le aspettative. E per un momento abbiamo tutti pensato che potesse vincere l’oro, ma sapevamo che Pichardo è molto forte e nei momenti decisivi tira fuori il balzo del campione. Quindi non ci sono rimpianti».
Il contributo di Buttò in finale è stato decisivo.
«Premessa: il merito è di Andrea, che è stato davvero eccezionale. Il mio compito come allenatore è osservare le sue performance, cercando di capire come fare in modo che dia il massimo. Ho notato che nei primi tre salti mancava velocità nella parte finale della rincorsa e si ripercuoteva sui salti. Gli ho così suggerito di lavorare meglio negli ultimi sei appoggi, Andrea ha preso la misura nel penultimo e nell’ultimo ha fatto quel capolavoro».

Qual è il segreto di Andrea?
«Non è il più alto né il più potente, ma ha un’ottima elasticità, una grande tecnica e una straordinaria capacità mentale. In questi anni ha migliorato la forza, ma non ha perso le sue caratteristiche. E poi in gara si esalta: è competitivo e determinato, in pedana guadagna il 15% rispetto al suo potenziale. Sin da giovane era così».
Ora un mese di stop, poi riprenderà la preparazione per la nuova stagione: cosa dobbiamo attenderci?
«Lavoreremo per limare i difetti e aumentare ancora un po’ la potenza. Andrea ha ancora margini di crescita, ma è già stabilmente al top nel mondo. Sinceramente è molto facile da allenare: serio, concentrato, anche in questo è maturato, diventando davvero un super professionista».
Resterete rigorosamente a Piacenza, al campus Dordoni?
«Assolutamente e per questo ringraziamo il suo gruppo, le Fiamme Gialle, e la Federazione perché si sono sempre fidati di noi, lasciandoci la massima libertà per lavorare qui. Direi che i risultati ci hanno dato ragione».
Possibile per i giovani piacentini un effetto-Dallavalle, come con Sinner per i tennisti?
«Lo speriamo, sta dimostrando che anche in discipline ingiustamente considerate minori ci si possono togliere soddisfazioni enormi. E poi lui è un esempio positivo anche come persona, siamo certi che aiuterà tutto il mondo dell’atletica».
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