Tutti pazzi per gli Abba. I 50 anni di "Dancing Queen" e un fenomeno in crescita

Dal musical ai film. E stasera, anche a Ottone, con l'Abba Experience Show

Eleonora Bagarotti
Eleonora Bagarotti
|7 ore fa
Abba© ANSA
Abba© ANSA
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Non esiste festa estiva senza che qualche orchestra estragga dal cappello “Dancing Queen”. Me ne sono accorta io stessa, partecipando a diverse sagre nella nostra provincia. Accadrà, infatti, anche questa sera alle ore 21 a Ottone, in Alta Valtrebbia, con l'Abba Experience Show. E se quel brano soffia sulle sue prime 50 candeline, la storia degli Abba è ancora più lunga, dalla vittoria all’Eurovision con “Waterloo” nel 1974 fino alla fine di uno straordinario percorso artistico. Ha ragione Pete Townshend, che da chitarrista super-rock degli Who ha definito gli Abba «tra i miei gruppi preferiti, il loro Pop anni ‘70 è semplicemente geniale».
Non c’è solo “Dancing Queen” a farci subito correre in pista (in confidenza: a me è capitato di sentirla per radio, in casa, e di preparare la tavola ancheggiando perché è irresistibile...). Ci sono anche “Knowing me, knowing you”, “Fernando”, “Take a chance” e “Mamma Mia”, divenuto poi il titolo di un musical e di un duplice film con Meryl Streep e Cher. E proprio loro due, nelle vicendevoli versioni di “Dancing Queen”, ci hanno fatto capire che «You are the dancing queen /Young and sweet, only seventy» (e non più solo «seventeen» perché a 70 anni si è ancora delle ragazze, specialmente se la musica è quella giusta).
Dei quattro, ormai sciolti, chi ha lavorato alacremente ad ogni progetto è il mentore del gruppo, Benny Andersson. Ma tutti - Björn Ulvaeus, Agnetha Fältskog e Anni-Frid “Frida” Lyngstad - hanno, in un modo o nell’altro, accettato di essere coinvolti. Perché una storia simile non si dimentica, anche quando si è chiuso il libro.
I numeri
Anche i numeri non scherzano: dal loro esordio, gli Abba hanno venduto 400 milioni di album in tutto il mondo, sono stati inseriti nella Rock n’ Roll Hall of Fame nel 2010 e “Dancing Queen” (sì, ancora lei!) nel 2015 è stata aggiunta al Grammy Hall of Fame.
Negli anni ‘70, quando il gruppo tiene tour mondiali la fama raggiunge il suo apice e in Australia scoppia una vera e propria Abba-mania. Il tutto, mentre l’ultima novità si chiama - nientemeno - Punk. Ma il Pop degli Abba, inscalfibile, viaggia col vento in poppa e persino i Sex Pistols (sì, avete capito bene!) spendono apprezzamenti per loro.
Non tutto è in discesa: in America gli Abba non raggiungono lo stesso successo. A un certo punto, l’incursione nel mondo della disco con “Voulez-vous” riceve un consenso tiepido. E soprattutto - quasi una replica dei Fleetwood Mac di “Rumours” - i vicendevoli matrimoni (la band è formata da due coppie sposate) iniziano a scricchiolare, con i media scandalistici che ci vanno a nozze. La crisi colpisce dapprima Björn e Agnetha, ma poi arriverà anche per Benny e Anni-Frid.
Il Regno Unito continua ad amarli - tanto che, ancora oggi, a Londra il concerto virtuale “Abba Voyage” fa sempre il tutto esaurito in una location apposita chiamata Abba Arena. Non è un caso:i 6 concerti del tour finale li tengono all’Arena di Wembley. È il 1979 e ormai, quel nuovo brano “The winner takes it all”, ha il sapore di un imminente addio.
Ma c’è vita dopo la scioglimento del gruppo. E il segreto, probabilmente, è che gli Abba continuano ad essere interessanti non tanto per la loro storia, quanto per la loro eredità, per ciò che hanno lasciato, e continuano a lasciare, dietro a quel 1982 della parola fine.
Il fenomeno
Tornando ai primi anni ‘70, sembrava davvero improbabile che quattro svedesi dalle voci innocenti e dagli abiti di scena scintillanti potessero raggiungere le vette più alte del Pop mondiale. La Svezia non era certo nota come esportatrice di musica. Lì, le canzoni popolari e le Ballate Schlager in stile tedesco fino agli anni ‘60 dominavano le classifiche nazionali. Il Rock’n’roll e l’R&B si diffusero lentamente, giungendo dalla Gran Bretagna. E del resto, come in Inghilterra, i primi gruppi svedesi suonavano musica in stile americano. Tanto che, prima degli Abba, Andersson suonava le tastiere negli Hep Stars, un gruppo garage rock la cui canzone simbolo, “Cadillac”, era un adattamento della versione dei Renegades di “Brand New Cadillac” di Vince Taylor del 1959: in Svezia ebbe successo, ma non conquistò il mondo. Di certo “Waterloo” degli Abba sarebbe poi stata ben altra cosa! Il ritmo vivace rimanda al Rock’n’roll, gli accordi brillanti ancorano la strofa a un territorio familiare e le fioriture al pianoforte di Andersson sull’accordo minore nel pre-ritornello trasportano brevemente la canzone in un luogo più antico e oscuro. Ci sono le influenze popolari svedesi, ma anche un suono à la Phil Spector. E il gruppo decide di cantare sempre in inglese, la lingua internazionale del Pop.
Il plauso dei comunisti
Secondo il loro manager, Stig Anderson, «musica e casualità hanno contribuito a rendere gli Abba un fenomeno globale».
È sorprendente scoprire la popolarità del gruppo nel mondo comunista. La presenza di operatori umanitari svedesi in Vietnam dopo la guerra permise alla loro musica di diffondersi in tutto il Paese: “Happy New Year” è ora un brano onnipresente durante la festa del Capodanno lunare. E una visita promozionale in Polonia «portò il regime comunista a spendere l’intero budget del 1976 per la musica pop occidentale e per stampare un’unica edizione di un album: 800.000 copie di “Arrival”», il disco di successo degli Abba di quell’anno.
Ma un grande elemento di forza degli Abba è, soprattutto, la capacità del gruppo di creare musica non solo per l’esportazione, ma per una perenne riattivazione. Parte del merito va alle canzoni, con la loro alchemica fusione di pathos e contagiosità. “S.O.S.” è una supplica a un amore lontano sotto forma di una catartica festa danzante. “Dancing Queen”, che dopo 50 anni è ancora freschissima, è al tempo stesso un inno al divertimento e un messaggio dal mondo perduto della tarda infanzia, che risplende di un calore preso in prestito da un «periodo della tua vita» ormai passato.
Forse è proprio questa intrinseca capacità di distacco che conferisce agli Abba la loro straordinaria efficacia a lungo termine, attraverso lo spazio e il tempo. A un certo punto, negli anni ‘70, di fronte a una domanda enorme e alla mancanza di tempo e volontà per un tour mondiale, la band collaborò con il regista Lasse Hallström per produrre semplici videoclip promozionali per le proprie canzoni: dei prototipi di videoclip musicali che avrebbero tenuto il pubblico interessato e coinvolto nei Paesi in cui non si sarebbero mai esibiti. “Mamma Mia!” ha funzionato in modo molto simile. E “Abba Voyage”, uno spettacolo dal vivo in realtà mista (in scena regolarmente a Londra dal 2022) evoca avatar olografici che cantano i loro più grandi successi. I membri della band - tutti, più o meno, ottantenni - raccontano di indossare «tute spaziali e caschi per la motion capture per cantare e mimare le coreografie originali». Tutto questo può lasciare un po’ increduli, ma non si tratta di un semplice Karaoke. Anzi, gli Abba sono stati i primi protagonisti di questo genere di spettacolo - che probabilmente, piaccia o no, in futuro prenderà sempre più piede.
Gli Abba in un celebre videoclip
Gli Abba in un celebre videoclip
Che fine hanno fatto?
Nel frattempo, la bionda Agnetha ha alternato una carriera solista a lunghi ritiri dalle scene e cresciuto i due figli avuti da Björn Ulvaeus. Quest’ultimo ha continuato la sua carriera di musicista e produttore e, di recente, ha presentato il suo nuovo musical “Pippi at the Circus”. Inoltre, dopo aver avuto diversi problemi per tasse insolute in Svezia, ha fondato la “Music Rights Awareness Foundation”.
Anni-Frid, che oggi di cognome fa Synni Reuss, ha realizzato album solisti solo per il pubblico svedese, si è risposata con un principe e oggi vive in Svizzera, dove si occupa di volontariato con un nuovo compagno. Infine, non ultimo, il suo ex marito Benny Andersson: è colui che continua ad essere più coinvolto nei vari progetti che riguardano gli Abba, anche come autore e arrangiatore. Inoltre si esibisce con la Benny Anderssons Orkester insieme alla cantante Helen Sjoholm e ad altri 16 musicisti. E indovinate un po’ quali brani mette in scaletta...