Noi siamo la generazione che non si accontenta
Una volta il rientro a scuola era segnato dal Festivalbar, oggi dal traffico già dalle 7 di mattina. Forse è il momento di cambiare rotta
Anna Morando
|10 ore fa

Il traffico cittadino al rientro delle scuole© ANSA
Bentornati cari amici lettori, manca sempre meno al ritorno alla vita normale di tutti i giorni.
Molti non sono mai partiti, tanti fanno il countdown come a capodanno per il giorno in cui ricominceranno le scuole.
Da piccoli quel giorno era il nostro incubo, il cui avvento era segnato dal Festivalbar: quando c’era quello in tv, sapevi che ormai mancava poco per il rientro all’inferno e la fine era vicina.
Adesso, da adulti, la situazione si è ribaltata: se sei un genitore, non vedi l’ora che torni quel momento per riuscire a gestire i figli con meno incastri e stress del periodo estivo, passato tra un centro estivo, un cambio turno e un aiuto dei nonni, da fare santi.
Se non hai figli invece, temi quel giorno come la peste: sai che le strade saranno invase da pulmini, auto e traffico intenso già alle 7 di mattina. Un po' come un’invasione di orchi degna del Signore Degli Anelli e pensi: la pace è finita.
Sì perchè l’estate in città, ha un sapore magico: zero traffico, zero rabbia, zero rumore, così tanti parcheggi che puoi anche posteggiare una barca sotto casa. Ma, ahimè, la pacchia sta per finire.
E ogni tanto mi chiedo: ma è possibile passare la vita cosi? Ad aspettare con ansia un weekend, una vacanza o un periodo di ferie per respirare?
Credo che noi millennial siamo la prima generazione che si e ribellata al "lavora come un mulo e vai in ferie 2/3 settimane l’anno".
Abbiamo deciso e stiamo decidendo di puntare sulla qualità della vita e non la quantità. Che senso ha lavorare 8/10/12 ore al giorno, per 11 mesi l’anno, non avere energie e tempo per stare bene, per godersi momenti con amici e famiglia? Tanto sappiamo tutti come finiamo, e di certo lì non possiamo portarci denaro, successo, cose materiali nè il profilo di Linkedin pieno di connessioni.
Questi pensieri capitano di solito in vacanza. Sono stata in Spagna, per la seconda volta, e ogni volta che ci torno la sensazione è la stessa: ma perchè io devo correre tutto il tempo, inseguendo non si sa cosa, quando qui la vita e molto più “chill”?
Gli spagnoli iniziano a lavorare più tardi, quando finiscono si riversano in spiaggia, cenano alle 21/22, si godono la vita e i momenti in un modo che per noi è solo un sogno.
Sicuramente ogni paese ha i suoi pregi e i suoi difetti, viverci è diverso che andarci in vacanza, ma nel retro del mio cervello risuona sempre una domanda: perchè non provarci?
Ecco, forse è proprio questo che distingue la nostra generazione: ci poniamo delle domande scomode e non ci accontentiamo. Se qualcosa non ci va bene, cerchiamo di cambiarla senza adattarci. Ci chiamano disillusi e difficili da accontentare: chiamateci come volete, ma io questo lo chiamo buon senso e voglia di cambiare, crescere, rischiare.
Quindi ora tocca a te: dove vorresti vivere? Cosa non ti piace adesso della tua vita?
Perchè alla fine i bilanci non si fanno solo a dicembre: a volte basta un Festivalbar lontano dal tempo, una spiaggia estera e un pizzico di sana insoddisfazione per capire che forse è il momento di cambiare rotta.
Molti non sono mai partiti, tanti fanno il countdown come a capodanno per il giorno in cui ricominceranno le scuole.
Da piccoli quel giorno era il nostro incubo, il cui avvento era segnato dal Festivalbar: quando c’era quello in tv, sapevi che ormai mancava poco per il rientro all’inferno e la fine era vicina.
Adesso, da adulti, la situazione si è ribaltata: se sei un genitore, non vedi l’ora che torni quel momento per riuscire a gestire i figli con meno incastri e stress del periodo estivo, passato tra un centro estivo, un cambio turno e un aiuto dei nonni, da fare santi.
Se non hai figli invece, temi quel giorno come la peste: sai che le strade saranno invase da pulmini, auto e traffico intenso già alle 7 di mattina. Un po' come un’invasione di orchi degna del Signore Degli Anelli e pensi: la pace è finita.
Sì perchè l’estate in città, ha un sapore magico: zero traffico, zero rabbia, zero rumore, così tanti parcheggi che puoi anche posteggiare una barca sotto casa. Ma, ahimè, la pacchia sta per finire.
E ogni tanto mi chiedo: ma è possibile passare la vita cosi? Ad aspettare con ansia un weekend, una vacanza o un periodo di ferie per respirare?
Credo che noi millennial siamo la prima generazione che si e ribellata al "lavora come un mulo e vai in ferie 2/3 settimane l’anno".
Abbiamo deciso e stiamo decidendo di puntare sulla qualità della vita e non la quantità. Che senso ha lavorare 8/10/12 ore al giorno, per 11 mesi l’anno, non avere energie e tempo per stare bene, per godersi momenti con amici e famiglia? Tanto sappiamo tutti come finiamo, e di certo lì non possiamo portarci denaro, successo, cose materiali nè il profilo di Linkedin pieno di connessioni.
Questi pensieri capitano di solito in vacanza. Sono stata in Spagna, per la seconda volta, e ogni volta che ci torno la sensazione è la stessa: ma perchè io devo correre tutto il tempo, inseguendo non si sa cosa, quando qui la vita e molto più “chill”?
Gli spagnoli iniziano a lavorare più tardi, quando finiscono si riversano in spiaggia, cenano alle 21/22, si godono la vita e i momenti in un modo che per noi è solo un sogno.
Sicuramente ogni paese ha i suoi pregi e i suoi difetti, viverci è diverso che andarci in vacanza, ma nel retro del mio cervello risuona sempre una domanda: perchè non provarci?
Ecco, forse è proprio questo che distingue la nostra generazione: ci poniamo delle domande scomode e non ci accontentiamo. Se qualcosa non ci va bene, cerchiamo di cambiarla senza adattarci. Ci chiamano disillusi e difficili da accontentare: chiamateci come volete, ma io questo lo chiamo buon senso e voglia di cambiare, crescere, rischiare.
Quindi ora tocca a te: dove vorresti vivere? Cosa non ti piace adesso della tua vita?
Perchè alla fine i bilanci non si fanno solo a dicembre: a volte basta un Festivalbar lontano dal tempo, una spiaggia estera e un pizzico di sana insoddisfazione per capire che forse è il momento di cambiare rotta.

