La scelta di Blazy: "liberare" il corpo nel segno di Coco

Il debutto del designer nella collezione Haute Couture di Chanel è un volo raffinato tra piume, ricami 3D, rafia e tweed inediti

Giulia Marzoli
|21 ore fa
Un modello presentato da Matthieu Blazy per Chanel al "Paris Fashion Week" © ANSA
Un modello presentato da Matthieu Blazy per Chanel al "Paris Fashion Week" © ANSA
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Ad ispirarlo è stata la lettura di un haiku giapponese che parlava di uccelli in volo da un fungo, lo ha raccontato un emozionato Matthieu Blazy subito dopo lo show. Il designer prende spunto dalle creature alate per disegnare le sue femme: «Sono una bellissima metafora della donna: viaggiano e vedono il mondo da diversi punti di vista. Una parentesi poetica in un mondo così difficile».
L’ambientazione stessa riflette questa visione: la navata del Grand Palais è stata trasformata in un sottobosco onirico, una scenografia dominata da un bosco con funghi enormi e salici rosa. Con il suo debutto Haute Couture per Chanel, piuttosto che adagiarsi sulla solita iconografia classica (liberandosi finalmente dal sovraccarico di camelie, doppie C e corde di perle), Blazy ha scelto di spogliare l’eredità di Rue Cambon fino all’osso. Il pezzo forte della collezione è il tailleur “stripped to the bone”. Tecnicamente infatti, l’innovazione più significativa sta nella sottrazione: Blazy ha rimosso la storica “chaînette”, la catenella metallica interna usata per dare rigidità all’orlo, lasciandola in alcuni casi scivolare a vista come un “nervo scoperto” del design. Questa scelta riprende la missione originaria di Coco, ossia liberare il corpo femminile dal nonsense degli strati pesanti e delle strutture costrittive. Un esempio lampante è il tweed, destrutturato e reso spesso trasparente, che lascia intravedere la pelle. In questo modo, l’Alta Moda è costretta a coesistere finalmente con il corpo reale, smettendo di sembrare una maschera. L’innovazione di Blazy ha origine anche nel laboratorio: piume, ricami 3D, rafia e tweed inediti uniscono le immagini naturalistiche alle sperimentazioni. Tra i dettagli più preziosi spiccano i bottoni in quarzo rosa e il piccolo granchio ricamato su un look da giorno. La Maison infatti, offre ora ai clienti la possibilità di personalizzare gli abiti ricamando numeri e simboli cari alla propria storia. Anche la storica borsa 2.55 subisce una metamorfosi: diventa la più leggera di sempre, una busta di seta impalpabile da cui fuoriesce una lettera d’amore ricamata, dettaglio che sembra evidenziare il lato romantico di Blazy.
Man mano che lo show continua, l’estetica vira verso il surreale con richiami aviari, modelle vestite di piume che ricordano proprio delle creature alate. Anche le calzature hanno molto colpito, con tacchi che prendono la forma di funghi, e che completano l’estetica “Poetcore” suggerita dall’haiku. La scelta del casting è stata interessante, rompendo con l’idea di una passerella popolata da adolescenti automi dall’aria cupa. Le modelle più mature «portano una dimensione completamente diversa ai vestiti», ha spiegato Blazy nel backstage. «Hanno vita, hanno visto il mondo». Chanel risponde così a chi critica la semplicità nella Couture. Per le donne che investono in questi capi oggi, il lusso non è altro che un equilibrio tra l’emozione di mostrarsi stupende e la voglia di sentirsi libere e comode. Questo, come si evince dalla sua storia, è esattamente quello che avrebbe voluto Coco Chanel. Per questo motivo, chapeau a Matthieu Blazy.