Fumettisti si nasce e si diventa, perché "comics want you"

Per gli aspiranti autori di domani la formula del fumetto è 1% ispirazione, 99% traspirazione e 100% preparazione

Alessandro Sisti
|17 ore fa
Le competenze del fumettista secondo il testo scritto anni fa da Alfredo Castelli e Silver
Le competenze del fumettista secondo il testo scritto anni fa da Alfredo Castelli e Silver
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Ogni momento dell’anno porta con sé grandi interrogativi, tipo quando travasare le petunie, dove andare in vacanza e cosa regalare a zia Adelaide per Natale, e poi come riprendersi dalle vacanze e di nuovo dove andare in vacanza. O ancora, per quanto mi riguarda, “Come si fanno i fumetti?” nella stagione degli incontri con le scolaresche e il pubblico più giovane, oppure “Come si diventa autori di fumetti?”, frequente soprattutto in questo periodo, quando tanti diplomandi pensano a cosa dedicarsi dopo il fatidico esame di maturità. In questa puntata dell’Officina metterò perciò temporaneamente da parte le abituali esplorazioni di temi, protagonisti e compagnia cantante, per fornire agli interessati qualche informazione sui percorsi che portano a una professione ancora poco codificata. A loro nonché a chi sia semplicemente curioso, poiché un’altra domanda che mi viene spesso posta anche da chi ha già una brillante carriera come astrofisico o cercatore di tartufi è come ci sono arrivato io. Dubito tuttavia che il mio curriculum sia indicativo, poiché quando ho iniziato (eravamo usciti da non molto dalla fase delle pitture rupestri), l’opzione migliore era quella di “andare a bottega” da un fumettista navigato. Scelta sempre fattiva, sennonché non tutti gli aspiranti ne hanno uno a portata di mano, né tutti i professionisti, perennemente assillati dalle scadenze di consegna, sono propensi ad accogliere apprendisti. Di recente ho inutilmente proposto una stagista a termine a un collega che conosco da secoli e ora lui non mi saluta più. Quando mi vede ringhia. Un’altra possibilità è quella di mettere mano a penne e matite – e alla tastiera per chi desidera sceneggiare o diventare un autore completo, che disegna ciò che scrive - e buttarsi. Può darsi che funzioni e ha funzionato in passato, a patto d’essere dotati in partenza di un formidabile talento. Che ugualmente può non bastare, perché oltre a saper scrivere e/o disegnare, oggi il fumetto richiede un corollario di conoscenze specialistiche. Inoltre la via dell’autodidatta è lastricata di dubbi e il mantra ricorrente è «si farà davvero così»? Per acquisire sicurezza non c’è che studiare e prepararsi, come per qualunque altro lavoro. Chi allo studio è allergico e immagina che i comics siano un’astuta scorciatoia per evitarlo mi odierà per averlo detto e ancor più quanti si sentono cartoonist di prima grandezza per scienza infusa e perché lo garantiscono le amiche della mamma; nondimeno, ammonisce il proverbio, “mai montarsi la testa senza aver letto il manuale delle istruzioni”. Dove trovarlo? Nelle scuole di fumetto e nelle accademie di belle arti.
Come sfruttare le ombre e il calore per drammatizzare la narrazione
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Le prime non mancano e nella nostra città abbiamo l’ormai quasi ventennale Piacenza Comics di Franco Garioni, focalizzata sul disegno e aperta a studenti dai dieci anni in su, che tra i docenti annovera oltre a Garioni artisti piacentini emergenti come Tiziano Torselli e Domenico Somma. Anche nelle città vicine ce ne sono in quantità, tutte private e quindi non le elencherò per non fare torti né pubblicità, ma anche perché è un attimo trovarle con qualsivoglia motore di ricerca. Siti e brochure elencano i corsi cui iscriversi, che coprono più o meno ogni esigenza della produzione, dal Disegno di Base e Avanzato alla Colorazione, al Character Design per la creazione dei personaggi, all’Inchiostrazione Tradizionale e Digitale e alla Sceneggiatura. Ciascuno a sé stante, per cui frequentarne più di uno può risultare dispendioso, seppure molte scuole offrano sconti e pacchetti. Per contro c’è la relativa brevità, per cui, mediamente in uno o due anni a seconda della materia, è possibile completare un corso. Cosa che rende le scuole attraenti non solo per i ragazzi e sovente capita di vedere in aula adulti che già hanno un’occupazione e tornano al fumetto per soddisfare una passione di gioventù, accantonata, ma indimenticata. Tutte le scuole sono in varia misura valide e alcune hanno formato autori entrati nel settore con ottimi risultati, anche se la percentuale vicina all’90% di allievi che trovano lavoro (l’ho vista in una pubblicità online) a me, da vecchio mestierante, sembra pura illusione. Un pratico accorgimento per la scelta è guardare chi sia a insegnare la materia che ci interessa e controllare sull’onnipresente web quanto e cosa ha finora pubblicato, per accertarci che abbia l’esperienza adeguata, ma anche in quale ambito. Se andiamo a cena in un ristorante vegano è azzardato aspettarci che la specialità sia la fiorentina al sangue e se puntiamo al genere umoristico, un maestro dell’horror realistico (per quanto bravo) forse non fa al caso nostro.
L’alternativa sono le accademie d’arte, dove l’esborso – rassegniamoci, in un modo o nell’altro tocca mettere mano al portafogli – è quello delle tasse universitarie, trattandosi di università a tutti gli effetti. Quindi, come in qualsiasi ateneo, il piano di studi personale si compone con più corsi, da selezionare facendo attenzione all’offerta didattica, perché non tutte le accademie erogano i medesimi insegnamenti. Guardando per esempio a qualcuna non troppo distante da Piacenza, l’ABABO, ossia l’Accademia di Belle Arti di Bologna, propone nei tre anni del dottorato di primo livello un articolato corso di Fumetto e Illustrazione, comprendente Scrittura Creativa e Narrazione per Immagini, mentre all’Accademia Ligustica di Genova o all’Albertina di Torino sono disponibili quelli di Arte del Fumetto, di Illustrazione e di Scrittura Creativa, tanto nel triennio quanto nel successivo biennio per chi decida di continuare fino alla laurea magistrale. Invece – per quanto ne so – alla milanese Accademia di Brera non c’è alcun tipo di disegno fumettistico e Drammaturgia Multimediale è la disciplina più vicina alla sceneggiatura, ma non necessariamente. Dove il fumetto è contemplato non lo si studia comunque in esclusiva, il che può risultare sgradito a chi miri soltanto a un futuro come autore. Nondimeno materie come Graphic Design, Regia o Layout e Tecniche della Visualizzazione sono potenzialmente preziose per un fumettista e insieme a numerose altre possono far scoprire al di là dei comics ulteriori prospettive nella comunicazione visiva e nella narrazione. Senza contare che quella che si consegue non è una pura competenza, bensì una vera laurea, che però richiede almeno dai tre ai cinque anni. Scuole e accademie portano a una preparazione che un tempo si conquistava attraverso una lunga pratica sul campo, più rapida e focalizzata le prime e maggiormente ampia quella accademica. A ciascuno stabilire cosa gli convenga, secondo l’investimento in termini di tempo, d’impegno e il ventaglio d’opportunità che ne deriva… ma a questo punto qualcuno si chiederà per cosa abbia optato io. Per nessuna, poiché quand’ero uno sbarbatello (metaforicamente, infatti sfoggiavo delle basette foltissime) simili itinerari d’istruzione non esistevano. In cambio al presente insegno sia nelle une sia nelle altre e per questo spero d’essere stato sufficientemente equidistante nel presentarle a chi ambisca a fare il mio mestiere. Nel parlarne m’è scappato di scherzarci un po’ su, poiché temevo di diventare pedante e didascalico. Lo sono stato lo stesso, ma se un domani qualcuno riceverà per le sue graphic novel un premio Gran Guinigi a Lucca oppure lo Strega, il Campiello o anche tutti quanti (perché limitarsi?) e dichiarerà d’aver trovato la propria strada grazie a un articolo letto anni addietro su “Libertà”, gli dei del fumetto mi perdoneranno.
Un esercizio di colorazione tradizionale in tecnica mista
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