Che tortura, l’estate in città. Ma si suda anche al mare
Il nervosismo diventa estremo, soprattutto per chi è costretto a lavorare fuori. E il peggio è che, mentre lavori al pc, apri Instagram...
Anna Morando
|17 ore fa

L'estate in città © ANSA
Bentornati cari amici lettori, mentre batto i tasti del pc, mi sto sciogliendo come un panetto di burro lasciato al sole.
In questo momento direi che siamo tutti sulla stessa barca, ferma in mezzo al mare, con le vele spiegate e nemmeno un filo di vento.
L’estate è bella se vivi al mare, se dalla tua finestra vedi il mare, se sei ricco, se passi 3 mesi senza fare assolutamente nulla se non trascinarti dalla tua casa con l’aria condizionata alla piscina privata che hai a disposizione. Ho già detto se sei ricco?
Per il restante 90% della popolazione l’estate è un purgatorio senza fine, oscillando tra un blackout portato dai milioni di condizionatori accesi e ventilatori che ci provano, ma spostano solo aria calda e gelati che si sciolgono appena esci dalla gelateria.
In questi giorni mi sento come la pallina di gelato che cade e si scioglie velocemente sull’asfalto.
L’estate in città è un’esperienza mistica: respiri, sudi. Mangi, sudi. Vai al bagno, sudi. Esci dalla doccia, te ne servono altre quattro.
Il nervosismo diventa estremo, soprattutto per chi è costretto a lavorare fuori, al caldo, il traffico diventa ancora più insopportabile e la pazienza umana rasenta lo zero assoluto.
C’è chi tenta di trovare refrigerio nelle piscine cittadine: errore clamoroso.
Il costo per una giornata rasenta quello della rata del mutuo, ci sono code infinite per ogni cosa: entrare, usare il bagno, prendere da bere al bar mentre sei a livelli di disidratazione come un cammello nel deserto. Lettini finiti 3 minuti dopo che apre la struttura, bambini ovunque che strillano e si tuffano (e ci sta, sono bambini), acqua di dubbia temperatura e sei così attaccato al vicino di asciugamano che a fine giornata conosci anche il suo codice fiscale.
La cosa peggiore è rimanere a lavorare mentre appena apri Instagram, vedi solo storie e foto di gente con i piedi in acqua, a mangiare al tramonto, a fare festa. E tu sei li, davanti al computer, mentre le gocce di sudore fanno a gara a chi arriva prima in fondo alla tua schiena.
Fuori ci sono 42 gradi, nei negozi meno 18. Se hai più di trent’anni lo sbalzo termico è piacevole inizialmente, ma sai che poi arriveranno: possibili dolori al collo, gastriti o congestioni, disagi interiori appena varcherai di nuovo quelle porte.
L’unico momento di pace, arriva ad agosto: città completamente deserta, posteggi a perdita d’occhio, la gente oscilla camminando per strada ma non insulta nessuno. Un paradiso terrestre che si manifesta solo nelle ultime settimane d’agosto.
Paradiso o inferno?
Probabilmente dipende dal caldo e da quanto ognuno di noi riesce a dormire la notte.
Dovrebbe dare un premio a chi riesce a dormire la notte, in città, senza aria condizionata. Se ci fosse, sarei già sul podio.
In fondo, comunque, l’estate in città ci insegna una cosa importante: la resilienza umana non ha limiti. E nemmeno la quantità di sudore che ognuno di noi riesce a produrre. La cosa importante è una: lavarsi.
In questo momento direi che siamo tutti sulla stessa barca, ferma in mezzo al mare, con le vele spiegate e nemmeno un filo di vento.
L’estate è bella se vivi al mare, se dalla tua finestra vedi il mare, se sei ricco, se passi 3 mesi senza fare assolutamente nulla se non trascinarti dalla tua casa con l’aria condizionata alla piscina privata che hai a disposizione. Ho già detto se sei ricco?
Per il restante 90% della popolazione l’estate è un purgatorio senza fine, oscillando tra un blackout portato dai milioni di condizionatori accesi e ventilatori che ci provano, ma spostano solo aria calda e gelati che si sciolgono appena esci dalla gelateria.
In questi giorni mi sento come la pallina di gelato che cade e si scioglie velocemente sull’asfalto.
L’estate in città è un’esperienza mistica: respiri, sudi. Mangi, sudi. Vai al bagno, sudi. Esci dalla doccia, te ne servono altre quattro.
Il nervosismo diventa estremo, soprattutto per chi è costretto a lavorare fuori, al caldo, il traffico diventa ancora più insopportabile e la pazienza umana rasenta lo zero assoluto.
C’è chi tenta di trovare refrigerio nelle piscine cittadine: errore clamoroso.
Il costo per una giornata rasenta quello della rata del mutuo, ci sono code infinite per ogni cosa: entrare, usare il bagno, prendere da bere al bar mentre sei a livelli di disidratazione come un cammello nel deserto. Lettini finiti 3 minuti dopo che apre la struttura, bambini ovunque che strillano e si tuffano (e ci sta, sono bambini), acqua di dubbia temperatura e sei così attaccato al vicino di asciugamano che a fine giornata conosci anche il suo codice fiscale.
La cosa peggiore è rimanere a lavorare mentre appena apri Instagram, vedi solo storie e foto di gente con i piedi in acqua, a mangiare al tramonto, a fare festa. E tu sei li, davanti al computer, mentre le gocce di sudore fanno a gara a chi arriva prima in fondo alla tua schiena.
Fuori ci sono 42 gradi, nei negozi meno 18. Se hai più di trent’anni lo sbalzo termico è piacevole inizialmente, ma sai che poi arriveranno: possibili dolori al collo, gastriti o congestioni, disagi interiori appena varcherai di nuovo quelle porte.
L’unico momento di pace, arriva ad agosto: città completamente deserta, posteggi a perdita d’occhio, la gente oscilla camminando per strada ma non insulta nessuno. Un paradiso terrestre che si manifesta solo nelle ultime settimane d’agosto.
Paradiso o inferno?
Probabilmente dipende dal caldo e da quanto ognuno di noi riesce a dormire la notte.
Dovrebbe dare un premio a chi riesce a dormire la notte, in città, senza aria condizionata. Se ci fosse, sarei già sul podio.
In fondo, comunque, l’estate in città ci insegna una cosa importante: la resilienza umana non ha limiti. E nemmeno la quantità di sudore che ognuno di noi riesce a produrre. La cosa importante è una: lavarsi.
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