Ansia da selfie, quando la vacanza è un lavoro
Stessa fila, stessa spiaggia, stessa illusione di aver evitato la massa, ormai l'importante è mostrare sui social dove ci si trova
Anna Morando
|16 ore fa

Ansia da selfie in vacanza e ci si illude sempre di evitare la massa© ANSA
Bentornati cari amici lettori, mentre molti di noi si stanno sciogliendo alla luce del sole come gelati dimenticati sul cofano della macchina, le vacanze piano piano si stanno avvicinando un po’ per tutti.
Mentre c’è chi fa le vacanze intelligenti, parte a giugno o a settembre (lavoro e impegni permettendo) anche se di intelligente non so quanto ci sia, visto che pensiamo tutti la stessa cosa e ci ritroviamo comunque in tanti ovunque, da giugno a settembre. Stessa fila, stessa spiaggia, stessa illusione di aver evitato la massa.
Ci sono altri che invece sono obbligati a scegliere agosto come periodo vacanziero: vi sono vicino, con tutto il cuore. Credo sia il periodo peggiore per andare in vacanza: con lo stesso prezzo di una settimana con i piedi a mollo puoi comprarti un monolocale a Milano, di quelli senza balcone.
Andare in vacanza è una grande meta per noi comuni mortali che sgobbano per la maggior parte dell’anno. Ma vi ricordate quando l’unico obiettivo era il riposo, il divertimento, il vivere momenti?
Svegliarsi senza sveglia, mangiare male e senza sensi di colpa, non sapere che ora fosse fregarsene? Tanto poi ci avremmo pensato al ritorno, che in quel momento era l’ultimo dei nostri pensieri.
Adesso no. Adesso una delle cose più importanti è far vedere al mondo social dove sei, cosa fai, che ti stai divertendo, possibilmente con una luce naturale perfetta e uno Spritz in mano. Mi sono sempre chiesta se sia il tramonto ad avere i colori dello Spritz, o viceversa.
Probabilmente lo facciamo perché noi millennials abbiamo un bisogno cronico di approvazione.
Forse perché se una cosa non è documentata, è come se non fosse successa davvero.
E così quella settimana tanto attesa, sognata, pianificata con la precisione di un’operazione militare, con screenshot di hotel salvati nella galleria da novembre e inesorabilmente persi tra le mille foto in galleria, confronti infiniti su booking, e discussioni con gli amici su destinazioni che poi non sceglie nessuno, diventa un altro impegno.
Ti alzi la mattina e invece di goderti la colazione pensi già alla storia da postare mentre mostri l’acqua cristallina del posto in cui ti trovi, cerchi l’angolo giusto per il tramonto delle sette, quello con meno gente e più luce dorata. Mangi un piatto bellissimo e la prima cosa che fai è fotografarlo e nel frattempo gli amici al tavolo aspettano in silenzio con la forchetta in mano come se stessero posando per un quadro del Seicento.
Il bello è che poi torni a casa e quando ti chiedono com’era, dici "bellissima, ma stanchissimo". E hai ragione. Perché in fondo hai lavorato. Hai prodotto contenuti, gestito stories, risposto a commenti, ottimizzato hashtag. Mancava solo la partita IVA.
Poi quando torni a casa ci sono due categorie di persone: quelle che ti raccontano in due minuti due settimane di viaggio, e quelli che hanno già preparato una presentazione Power Point con foto, scritte, luoghi e filmati. Abbiate pietà, a volte si chiede giusto per cortesia. E comunque abbiamo già visto tutte dalle vostre stories.
Forse ogni tanto vale la pena mettere giù il telefono, lo so, fa paura solo a dirlo, e godersi un tramonto senza inquadrarlo. Viverlo e basta, anche se nessuno metterà un cuoricino.
Spoiler: il tramonto era bellissimo lo stesso
Mentre c’è chi fa le vacanze intelligenti, parte a giugno o a settembre (lavoro e impegni permettendo) anche se di intelligente non so quanto ci sia, visto che pensiamo tutti la stessa cosa e ci ritroviamo comunque in tanti ovunque, da giugno a settembre. Stessa fila, stessa spiaggia, stessa illusione di aver evitato la massa.
Ci sono altri che invece sono obbligati a scegliere agosto come periodo vacanziero: vi sono vicino, con tutto il cuore. Credo sia il periodo peggiore per andare in vacanza: con lo stesso prezzo di una settimana con i piedi a mollo puoi comprarti un monolocale a Milano, di quelli senza balcone.
Andare in vacanza è una grande meta per noi comuni mortali che sgobbano per la maggior parte dell’anno. Ma vi ricordate quando l’unico obiettivo era il riposo, il divertimento, il vivere momenti?
Svegliarsi senza sveglia, mangiare male e senza sensi di colpa, non sapere che ora fosse fregarsene? Tanto poi ci avremmo pensato al ritorno, che in quel momento era l’ultimo dei nostri pensieri.
Adesso no. Adesso una delle cose più importanti è far vedere al mondo social dove sei, cosa fai, che ti stai divertendo, possibilmente con una luce naturale perfetta e uno Spritz in mano. Mi sono sempre chiesta se sia il tramonto ad avere i colori dello Spritz, o viceversa.
Probabilmente lo facciamo perché noi millennials abbiamo un bisogno cronico di approvazione.
Forse perché se una cosa non è documentata, è come se non fosse successa davvero.
E così quella settimana tanto attesa, sognata, pianificata con la precisione di un’operazione militare, con screenshot di hotel salvati nella galleria da novembre e inesorabilmente persi tra le mille foto in galleria, confronti infiniti su booking, e discussioni con gli amici su destinazioni che poi non sceglie nessuno, diventa un altro impegno.
Ti alzi la mattina e invece di goderti la colazione pensi già alla storia da postare mentre mostri l’acqua cristallina del posto in cui ti trovi, cerchi l’angolo giusto per il tramonto delle sette, quello con meno gente e più luce dorata. Mangi un piatto bellissimo e la prima cosa che fai è fotografarlo e nel frattempo gli amici al tavolo aspettano in silenzio con la forchetta in mano come se stessero posando per un quadro del Seicento.
Il bello è che poi torni a casa e quando ti chiedono com’era, dici "bellissima, ma stanchissimo". E hai ragione. Perché in fondo hai lavorato. Hai prodotto contenuti, gestito stories, risposto a commenti, ottimizzato hashtag. Mancava solo la partita IVA.
Poi quando torni a casa ci sono due categorie di persone: quelle che ti raccontano in due minuti due settimane di viaggio, e quelli che hanno già preparato una presentazione Power Point con foto, scritte, luoghi e filmati. Abbiate pietà, a volte si chiede giusto per cortesia. E comunque abbiamo già visto tutte dalle vostre stories.
Forse ogni tanto vale la pena mettere giù il telefono, lo so, fa paura solo a dirlo, e godersi un tramonto senza inquadrarlo. Viverlo e basta, anche se nessuno metterà un cuoricino.
Spoiler: il tramonto era bellissimo lo stesso

