Scuola ieri e scuola oggi (ma sempre con l’ansia)

Se c’è qualche liceale che sta leggendo, ti tranquillizzo: l’esame di maturità è molto meno peggio di quello che è. Anzi, goditelo

Anna Morando
|17 ore fa
Esame di maturità © ANSA
Esame di maturità © ANSA
2 MIN DI LETTURA
Bentornati cari amici lettori, questa settimana le scuole finiscono. E con loro anche un altro anno di sopravvivenza collettiva.
Da un lato c’è nostalgia, dall’altro siamo felici, perchè gli esami di maturità erano un trauma, che non vivremo mai più.
Sembravano la fine del mondo, un ostacolo insuperabile.
Se c’è qualche liceale che sta leggendo ti tranquillizzo: è molto meno peggio di quello che è.
Anzi, goditelo.
Perchè poi se fai l’università avrai le sessioni estive, e dovrai studiare con la mano che lentamente diventa un tutt’uno con la penna da quanto stai sudando e l’estate perde di significato.
Se lavori, vorrai piangere ogni giorno fino alla pensione. Che per inciso, non avremo mai, nè noi nè voi.
Ogni tanto ripenso al periodo scolastico, a tratti un inferni, a tratti un paradiso. Un po’ come la Divina Commedia Dantesca.
Ma quanto sono cambiate le cose?
Adesso per studiare usano tutti materiale elettrico, partendo dal registro di classe, per finire con lavagne magnetiche. Noi lanciavamo il cancellino sulla lavagna per vedere chi riusciva a fare un segno perfetto nel centro. E lo nascondevamo ai professori, cosi perdevamo così tanto tempo che alla fine era già suonata la campanella.
Ora si studia usando l’intelligenza artificiale per fare riassunti e schemi. Noi ci bruciavamo gli occhi e ragionavamo molto di più per studiare, ci inventavamo metodi per copiare che battevano ogni logica. Se avessimo usato quell’intelligenza per studiare invece che per provare a copiare, adesso saremmo tutti assunti alla Nasa.
Ci vedevamo per studiare: uno spiegava e gli altri fingevano di capirci qualcosa, portando a casa comunque un bel 4. Un 4 preso con onore, almeno provandoci e passando il resto del pomeriggio giocando alla Playstation tutti insieme.
Ora sono tutti nei bar, a bere caffè davanti a un portatile.
Noi il computer lo usavamo solo per giocare ai videogiochi o per fare ricerche su wikipedia dell’ultimo minuto.
Siamo cresciuti senza YouTube, senza Tiktok, senza social.
Se avevi delle domande avevi solo due opzioni: vocabolario o Yahoo Answer.
Che, ricordiamolo, era il nostro mentore, qualsiasi cosa chiedessi, qualcuno l’aveva già chiesto.
Che poi era gente comune che ci scriveva, quindi in realtà prendevamo per vere opinioni e idee scritte dal vicino di casa sotto nickname senza senso.
In classe comunicare era un’arte con tecniche sviluppate negli anni: bigliettini passati sottobanco, fionde improvvisate per far arrivare messaggini da un lato all’altro della classe, frasi intere di versione di latino sul dizionario, nelle pagine bianche, per far copiare il compagno nella fila dietro.
Appena arrivati a casa ci si collegava su MSN, e si iniziava a chattare facendo trilli, mandano immagini. Era il nostro modo di comunicare, non esisteva whatsapp, Facebook, instagram.
Aspettavamo con ansia la Summer Card e la Xmas Card per poterci mandare 100 messaggi al giorno. Ora 100 messaggi li mandi entro le 11 del mattino.
La ricreazione diventava una gara olimpica suo 100 metri: chi arrivava primo dal paninaro della scuola mangiava subito senza fare coda. E c’eravamo anche noi, con la merenda da casa, che di solito consisteva in una crostatina ormai ridotta in polvere, che per mangiarla dovevi tirarla sul col naso.
Ogni generazione ha il suo momento, le sue tecnologie. Oggi è tutto più veloce, più connesso e forse un po' più facile; ma forse un po' meno vissuto.
In ogni modo, ieri come oggi si studia sempre allo stesso modo: all’ultimo minuto, male, con una fiducia cieca nella fortuna e sentendosi dire «E’ bravo, ma non si applica».