Udito, a Piacenza i primi impianti cocleari con tecnologia robot-assistita

Gli interventi sono stati realizzati dall’équipe guidata dal direttore Domenico Rosario Cuda, insieme ai medici Giuseppe Di Trapani e Giulia Zambonini

Redazione Online
|11 ore fa
Udito, a Piacenza i primi impianti cocleari con tecnologia robot-assistita
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Per chi vive con una grave perdita dell’udito, ogni innovazione rappresenta un'opportunità in più per affrontare l'intervento nelle migliori condizioni possibili. Rendere la chirurgia sempre più precisa significa infatti proteggere le delicate strutture dell’orecchio interno e favorire un percorso di recupero dell’ascolto più efficace.
Con questo obiettivo, all’ospedale di Piacenza sono stati eseguiti i primi interventi di impianto cocleare con il supporto di Otodrive&Otoarm, un sistema robotico che assiste il chirurgo nella fase più delicata dell’operazione: l’inserimento dell’elettrodo all’interno della coclea, la parte dell’orecchio che trasforma i suoni in impulsi nervosi diretti al cervello.
Gli interventi sono stati realizzati dall’équipe guidata dal direttore Otorinolaringoiatria Domenico Rosario Cuda, insieme, ai dirigenti medici in Otorinolaringoiatria Giuseppe Di Trapani e Giulia Zambonini.
Durante un impianto cocleare anche movimenti impercettibili possono influire su strutture estremamente sensibili. Il sistema robotico permette di inserire l’elettrodo con movimenti micrometrici, lenti e costanti, aiutando il chirurgo a seguire con maggiore precisione il naturale percorso della coclea e a ridurre ulteriormente il rischio di sollecitare i tessuti dell’orecchio interno.
«La chirurgia robot-assistita rappresenta un passo avanti significativo nel campo dell’impianto cocleare», afferma Domenico Cuda. «La possibilità di pianificare l’intervento con estrema accuratezza e di eseguire un inserimento dell’elettrodo lento, progressivo e controllato consente di operare con elevata precisione e nel massimo rispetto delle strutture dell’orecchio interno. Questo approccio rende la procedura più prevedibile e contribuisce a ottimizzare il successivo percorso riabilitativo del paziente».
A rendere ogni intervento ancora più personalizzato contribuisce anche Otoplan, un software che ricostruisce in 3D la coclea del paziente, consentendo ai chirurghi di studiarne l’anatomia prima dell’intervento e scegliere il percorso di inserimento e l’elettrodo più adatti.
Il primo intervento ha riguardato un uomo di 40 anni affetto da sordità progressiva. In questo caso è stato scelto l’elettrodo Flex 34, il più lungo della gamma, con l’obiettivo di garantire una copertura completa della coclea e favorire una percezione del suono più naturale e una migliore distribuzione delle frequenze lungo la coclea.
Il secondo intervento è stato eseguito su una paziente di 72 anni affetta da un calo dell’udito progressivo, già portatrice di impianto cocleare controlaterale, sottoposta quindi a un impianto cocleare sequenziale. La paziente presentava ancora residui uditivi sulle basse frequenze, elemento che ha reso particolarmente importante una pianificazione mirata e un approccio chirurgico estremamente delicato, finalizzato alla massima preservazione possibile dell’udito residuo.
L’introduzione di queste tecnologie conferma l’impegno dell’ospedale di Piacenza nello sviluppo di una chirurgia dell’udito sempre più personalizzata, nella quale l’innovazione diventa uno strumento concreto per migliorare la qualità delle cure e la qualità di vita delle persone.