Oltre il pettegolezzo. Cristina di Belgiojoso autentica “pasionaria”

Nuova serie targata Radio 24 dedicata alla principessa patriota. Tra fonti storiche e la voce di Ambra Angiolini

Claudia Labati
|20 ore fa
La copertina del podcast
La copertina del podcast
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Cristina Trivulzio di Belgiojoso è stata tutto: principessa, pasionaria, attivista, femminista, “socialite”, madre single, giornalista, ricercata dalla polizia. E la lista potrebbe continuare. “Mi chiamo Cristina” è una serie podcast in sei episodi (l’ultimo in uscita mercoledì prossimo) di Radio 24, scritta e narrata da Rossana De Michele, con Ambra Angiolini che dà voce a Cristina attraverso la lettura delle sue numerose lettere e scritti.
Una donna straordinaria, troppo spesso raccontata attraverso una narrazione al limite del pettegolezzo e della frivolezza, una dimensione che ne ha spesso sminuito il ruolo centrale nel dibattito politico del suo tempo, tralasciando la vera essenza di una vita spesa per i diritti e l’uguaglianza.
Grazie a questo podcast, che ci trascina in un ascolto coinvolgente, a metà tra audiodramma e documentario, Cristina prende voce, quasi fosse lei stessa a presentarsi di fronte a noi, con fierezza e semplicità disarmanti: “Piacere, mi chiamo Cristina”. Abbiamo intervistato l’autrice e narratrice Rossana De Michele, straordinaria professionista ed esperta del mondo dell’audio.
Da cosa nasce l’interesse per Cristina di Belgiojoso e quindi l’idea del podcast?
Rossana de Michele e Alessandra Scaglioni all'evento milanese "Tutte Abbiamo Voce" il 21 marzo scorso 
Rossana de Michele e Alessandra Scaglioni all'evento milanese "Tutte Abbiamo Voce" il 21 marzo scorso 
«Ho scoperto la figura di Cristina Trivulzio di Belgiojoso a partire proprio dalla statua (in piazza Belgioioso a Milano inaugurata nel 2021ndr)… mi ha incuriosito il fatto che Milano avesse dedicato finalmente una statua a un personaggio femminile, la prima. Poi ho scoperto anche che era stato attivato un progetto educativo nelle scuole per far conoscere il personaggio di Cristina e mi sono chiesta come mai fosse così poco conosciuta. Il primo vero ‘aggancio’ è stata la lettera che lei scrisse a Papa Pio IX, uno degli snodi più emozionanti del podcast. Da lì sono partita: dall’idea di un personaggio femminile misconosciuto e dalla meraviglia di non conoscerlo io stessa».
La narrazione della serie podcast intreccia scrittura, fonti originali e interviste. Qual è stata la sfida?
«Ho cercato di scriverlo come se fosse una serie: non è un classico audio documentario didascalico. In ogni episodio c’è un gancio per il successivo, per tenere l’ascoltatore dentro. Insieme ad Alessandra Scaglioni di Radio24 abbiamo deciso di costruire un ibrido tra radiodramma e documentario: da una parte il ritmo e la scrittura che ti cattura, dall’altra l’approfondimento storico. La narrazione è ‘punteggiata’ da più voci: quella di Ambra Angiolini con lettere, diari e saggi di Cristina, e le cinque interviste. Ognuno ha un ruolo: Paolo Mieli sul contesto storico, Mariachiara Fugazza sulla scrittura politica, Lia Celi sul tema delle donne, Anna Bonaiuto sulla dimensione emotiva, Sandro Fortunati sulle fonti e la verifica dei fatti. Ci siamo basati sulle lettere autografe e sul dato storico autentico, distinguendo sempre ciò che è verificato da ciò che è leggenda. A questo si aggiunge un lavoro molto attento sul sound design, curato da Luigi Speciale, pensato per essere contemporaneo e incalzante, capace di accompagnare la narrazione senza sovrastarla, ma anzi sostenendone ritmo e atmosfera».
Grazie all’ascolto del podcast si percepisce la modernità del personaggio. Quale eredità di Cristina è ancora attuale?
«Cristina è stata famosissima in vita, soprattutto nel dibattito pubblico. Si scriveva con re e papi, è stata interlocutrice di Mazzini, Cavour, Manzoni. Il suo livello era quello di questi personaggi. La sua eredità è chiarissima: invita le donne a non dimenticare quello che è stato fatto prima di loro e soprattutto a uscire dalla dimensione privata; per questo motivo promuove con forza la parità di genere nell’ istruzione. Lei dice: l’autonomia della donna deve entrare nella dimensione pubblica, solo cosi’ la donna potrà affermarsi veramente. Questo è uno scatto che ancora oggi non abbiamo finito di fare. E poi l’autodeterminazione: non aspettatevi che arrivi dall’esterno, le donne devono trovare in loro la forza».
Secondo te, l’audio può sottrarre le storie all’oblio?
«Cristina lascia tantissime tracce proprio perché ha paura dell’oblio. È consapevole di essere un’eccezione e invita a costruire memoria. Il podcast, con una scrittura che ti cattura e non impoverisce la complessità, può tenere viva una storia lunga e articolata. Abbiamo fatto un lavoro molto attento per mantenere l’attenzione senza perdere la profondità storica».
Per la prima volta Rossana sei stata anche narratrice in una tua produzione, come è stato per te?
«Ho sempre letto i copioni ad alta voce per capire se fossero ‘scritti a voce’. Poi li semplificavo. Credo che nel podcast chi scrive dovrebbe anche interpretare: la credibilità passa anche attraverso la voce».
Da sempre, nella tua bellissima carriera, hai cercato di trovare autori e idee militanti, come le definisci giustamente tu. Cristina era una militante?
«Cristina usa proprio la parola ‘militante’ in un suo saggio del ’66. Nel mio lavoro ho sempre fatto scouting: prima di persone, poi di idee. Le persone non le selezioni solo per quello che sono, ma per le idee che portano. La militanza delle persone è preziosa perché porta passione, e quando hai una passione è più facile trasmetterla, soprattutto nell’audio. E la scrittura deve essere immaginifica: deve costruire immagini nella testa di chi ascolta».