Vinicio Capossela rivede il racconto di Dylan Thomas e scuote gli animi

“Sotto il bosco di latte” per Borghilenti a Castelnuovo Bocca d’Adda mentre la versione integrale è disponibile da oggi su Raiplay

Eleonora Bagarotti
Eleonora Bagarotti
|17 ore fa
Vinicio Capossela a Castelnuovo Bocca d'Adda in "Sotto il bosco di latte", adattamento del racconto radiofonico di Dylan Thomas - © Libertà/Eleonora Bagarotti
Vinicio Capossela a Castelnuovo Bocca d'Adda in "Sotto il bosco di latte", adattamento del racconto radiofonico di Dylan Thomas - © Libertà/Eleonora Bagarotti
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Chi scrive ha scoperto Dylan Thomas grazie a un libro ricevuto in dono, a 17 anni, da papà Nello. Ma chi scrive ha scoperto un’opera, l’ultima, di Dylan Thomas grazie a un artista che, da sempre, ama tantissimo: Vinicio Capossela. Lo ascoltiamo al Salone del libro di Torino, lo applaudiamo al President nella Dylan Night che ha aperto il Festival Blues e in un grazioso - e lungimirante - paesino del Lodigiano, Castelnuovo Bocca d’Adda. Lì, il bellissimo Borghilenti ospita lo spettacolo di Vinicio “Sotto il bosco di latte”, che ieri sera è andato integralmente in onda su Radio 3 con tantissimi ospiti protagonisti e le canzoni di Capossela. E da oggi, in streaming su Raiplay.
Il paragone con Spoon River
è naturale, ma non scontato. I personaggi, fatti della più pura umanità, qui si librano in una storia in cui vita e morte s’intrecciano, ma anche il peccato e la spiritualità.
«Questo spettacolo viene da una storia di amicizia, da un amore di un amico che non c’è più (il dj Renato Striglia) per un poeta: Dylan Thomas - spiega Capossela -. Questa è la sua ultima opera, un racconto scritto per voci destinate alla radio. Andò in onda nel gennaio 1954 sulla BBC con un cast eccezionale in cui spiccava Richard Burton. Johnny Depp dice he lo ascoltava da piccolo per addormentarsi e persino Re Carlo su YouTube si cimenta a leggerne l’inizio».
Il titolo originale - “Under milk wood” - rimanda probabilmente alla Via Lattea. Vi sono traduzioni ben fatte, ma Capossela lo ha riadattato. «Dylan Thomas teneva molto al suono delle voci, comunque si tratta di una toponomastica inventata. Nell’arco di 24 ore vengono descritte le vite dei personaggi di una comunità in un paese del Galles, sul mare. Nessuno si prende troppo sul serio, ci sono due voci narranti che descrivono i membri di questa comunità a partire dai loro sogni. E all’inizio c’è una magnifica descrizione del buio della notte, un nero color Bibbia».
La comunità, rispetto a quella di Edgar Lee Masters, è più vivace.
«Direi che è una comunità più chiassosa, in cui albergano follia e un’innocenza iniziale connivente con il peccato, un nocciolo di umanità con tutte le sue sfaccettature che mettono a fuoco l’essere umano anche nei suoi lati negativi. La sua forza è la naturalezza».
Vinicio Capossela nello spettacolo sotto Santa Maria Nascente a Castelnuovo Bocca d'Adda per "Borghilenti"
Vinicio Capossela nello spettacolo sotto Santa Maria Nascente a Castelnuovo Bocca d'Adda per "Borghilenti"
L’idea venne all’amico Striglia.
«Renato, che ha dedicato la sua vita alla radio, all’inizio degli anni duemila aveva coinvolto me, alcuni artisti e amici per questo testo di Dylan Thomas. Poi non se ne è fatto nulla e lui è mancato nel novembre 2020. Noi umani abbiamo la presunzione di pensare di avere sempre tempo, invece non è così. Mi sono sentito in dovere di provare a realizzare questo racconto, a partire dai suoi racconti, e ci sono voluti 5 anni. Abbiamo scelto una data cara al rock’n’roll, il 29 maggio: giorno della scomparsa di Jeff Buckley nel Mississippi (a cui Capossela dedica una sua struggente poesia, ndr). A Torino, dopo lo spargimento delle ceneri di Renato nel roseto, siamo andati tutti all’Imbarchino giocando a fare le voci dei personaggi».
Da lì, l’inizio di una forma.
«Riscrivendolo ho messo insieme un cast bizzarro di 56 voci, che spesso sono coppie: macellai, l’ubriacone e sua moglie, merciai e i signori Uff, che si pizzicano continuamente. E poi i singoli: il sacerdote - in questo caso, un Enzo Bianchi dalla voce bellissima... il suo Reverendo Jenkins dice che non siamo né cattivi né buoni sotto il bosco di latte. C’è un ciabattino ossessionato dal sesso che esce ogni sera a cacciare amanti clandestini nel bosco. Ma ci sono anche Polly Giarrettiera e Capitan Gatto, un cieco che riconosce tutte le voci e parla coi suoi fantasmi...».
La locandina dello spettacolo
La locandina dello spettacolo
Lo spettacolo si apre con la voce registrata dello stesso Dylan Thomas.
«Thomas rimaneggiò questo racconto sino a poco prima dell’inizio di una lettura pubblica in forma di Oratorio per 5 voci. Non è per nulla un testo semplice, pian piano abitandoci dentro si è svelata questa selva di umanità. A volte si parte con l’idea di fare un dono e lo si riceve decuplicato, anche perché questa è una storia d’amore e di amicizia. Thomas è un poeta attualissimo, basta leggere “Cerimonia funebre dopo un bombardamento”, dove un neonato succhia la terra bruciata invece del latte materno. Sono poesie che ci ricordano la profonda dignità della vita umana».
Il poeta gallese Dylan Thomas
Il poeta gallese Dylan Thomas

IL GRANDE POETA GALLESE: DYLAN THOMAS, UN MAUDIT TRA RIBELLIONE E SPIRITUALITA'
«Sono un gallese, sono un ubriacone, e amo il genere umano, specialmente la parte femminile». Così si presentava Dylan Thomas. Poeta gallese (Swansea 1914 - New York 1953), autore di grande fascino e notorietà, anche per la sua vita disordinata, fu tra gli iniziatori di un “nuovo romanticismo” - e un precursore della Beat Generation - con la contrapposizione di uno stile fluente e volutamente retorico all’intellettualismo e al classicismo di W.H. Auden. Tra le opere ricordiamo “Twenty-five poems” (1936) e “The map of love” (1939).
Nel novembre del 1953 fu ricoverato con urgenza al Roman Catholic Hospital: Thomas era in preda a un attacco di delirium tremens probabilmente scatenato dai 18 whisky bevuti poco prima. Non si salvò, e concluse così la sua esistenza da “poeta maledetto”, a cui Bob Dylan prese in prestito il nome/cognome d’arte.
Lo straordinario carisma di Thomas, unito a un talento creativo notevolissimo, contribuì a creare un mito che già all’epoca ebbe uno straordinario impatto mediatico e sopravvive ai giorni nostri. Del suo universo poetico, enigmatico e sublime, sono arrivate anche pubblicazioni postume, tradotte anche in italiano, o raccolte imprescindibili: dalle poesie giovanili degli anni Trenta ai testi più celebri della sua maturità artistica: “I dreamed my genesis”, “And death shall have no dominion” e “The air you breath”. “Under Milk Wood” è la sua ultima opera.