Mille pagine e un video, oggi i fumetti si chiamano webcomics

Punto com o… punto comics? La narrativa disegnata ha cambiato indirizzo: quello nuovo comincia con “WWW”

Alessandro Sisti
|9 ore fa
Alcune copertine dal catalogo di Webtoons, per gli amatori dei webcomics orientali
Alcune copertine dal catalogo di Webtoons, per gli amatori dei webcomics orientali
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Perché tagliare gli alberi? Meglio tagliare i costi. L’affermazione trova sicuramente tutti d’accordo, ma premessa e conclusione possono suonare poco coerenti. Invece hanno una logica, perché fare a meno della carta – la cui materia prima sono appunto gli alberi – è la nuova frontiera dei comics… che a dire la verità non è così nuova, dato che ha ben quarantun’anni. La prima migrazione dalla stampa a qualcosa di diverso risale infatti al 1985, quando l’artista e fumettista americano Eric Millikin pubblicò una parodia de “Il Mago di Oz” intitolata “Witches and Stitches” su CompuServe, uno dei primi portali internet, addirittura precedente all’affermazione globale del web.
L’ho definito artista e fumettista anziché artista del fumetto in quanto in seguito Millikin ha preferito dedicarsi all’arte contemporanea in senso stretto, nondimeno a lui va il primato d’aver aperto la strada ai webcomics, i fumetti diffusi online. Già altre volte in questa pagina ho presentato autori che dopo l’esordio in rete sono passati all’editoria tradizionale oppure hanno mantenuto entrambi i canali, tuttavia i webcomics non sono semplicemente un biglietto d’ingresso al mondo dei fumetti cartacei, bensì un mezzo a sé, che presumibilmente in avvenire conquisterà un ruolo sempre maggiore. A questo punto, per i puristi che storcessero il naso all’idea di scaricare file anziché collezionare albi spillati o costosi cartonati, è doverosa una precisazione: per quanto mi riguarda amo la carta.
Ne ho la casa piena, temo d’aver contribuito all’abbattimento di chissà quante foreste e per la carta sceneggio da quasi mezzo secolo, ma come addetto ai lavori non posso sottovalutare l’importanza crescente del fumetto digitale. Né i suoi vantaggi, a cominciare da quello ecologico di cui sopra, che nondimeno ha un contraltare, poiché è dimostrato che il metodo di conservazione più duraturo resta la stampa, cosicché le istituzioni che si preoccupano di preservare capolavori letterari e simili a beneficio dei posteri li raccolgono in quella forma. D’altro canto non è che tutte le opere a fumetti meritino di sopravvivere nei millenni, per i loro autori è sufficiente che vengano lette adesso e in questo i webcomics offrono un’opportunità senza precedenti. L’approvazione di un editore disposto a investire non è più indispensabile, perché quella minima competenza tecnica che oggi tutti o quasi maneggiano – per infliggere al prossimo i selfie delle vacanze o qualche balletto estemporaneo – basta a creare un sito, un blog o una pagina dove postare le proprie storie. Dopodiché la parola passa al pubblico, composto dai parenti stretti, da un paio d’amici e da milioni di potenziali lettori.
C’è posto per tutti, però tanta democrazia creativa non comporta necessariamente altrettanta qualità. In rete ci sono sia fumetti orrendi per inettitudine narrativa e incapacità artistica sia lavori pienamente professionali e metà del divertimento sta nell’andare in cerca di quelli che valgono qualcosa, per gloriarsi d’avere scoperto i futuri Mirka Andolfo o Zerocalcare quando ancora non erano stelle di prima grandezza.
Altro innegabile pregio dei comics online è la gratuità, a monte come a valle, dato che per quanto riguarda la produzione non ci sono esborsi tipografici, né di magazzino o distribuzione. Resta il costo della fatica di scrivere e disegnare, che ogni autore paga volentieri se questo è – o desidera che sia – il suo mestiere, specie agli inizi, quando la visibilità è l’obbiettivo principale. Di pari passo a valle, ovvero per il lettore, nei loro spazi personali molti fumettisti propongono gratis le proprie vignette, tanto i debuttanti quanto non pochi dei più affermati. Per gli uni e per gli altri è un’occasione per confrontarsi senza intermediari con il pubblico, per costruirsene uno o attirare a sé nuovi lettori.
Chi non ha tempo e voglia di mettersi alla ricerca di perle rare può perciò leggere a colpo sicuro il summenzionato Zerocalcare su zerocalcare.net, Leo Ortolani sul suo blog “Come Non Detto” all’indirizzo leortola.wordpress.com ed esplorare le piattaforme specializzate che hanno adattato all’era digitale il lavoro di vaglio dell’editore, pubblicando anche fumettisti alle prime armi dopo aver selezionato quelli validi e promettenti. Sulle piattaforme il catalogo dei titoli è enorme e con differenti modalità di fruizione, da quella gratuita a quella a pagamento per i personaggi e gli autori famosi, fino agli assaggi, che consentono di leggere un capitolo della graphic novel che ci intriga prima d’acquistarla in formato elettronico. O di andarla a comperare in fumetteria, alla faccia della deforestazione. Se vi va date un’occhiata a Zipaki.com, a Globalcomix.com o a Koomy.it, che non offrono solamente un’alternativa alla carta, perché il web è per definizione mondiale e in siti come Webtoons.com o Tapas.io gli amanti della letteratura disegnata orientale trovano manga giapponesi, manhua cinesi e manhwa coreani spesso irreperibili in versione cartacea. Nel contempo in rete, oltre agli inediti e alle novità, esistono archivi dove leggere direttamente oppure scaricare legalmente e in vari formati una quantità di classici, a cominciare dalla statunitense Libreria del Congresso (https://www.loc.gov/collections/webcomics-web-archive/about-this-collection/), poi su OceanofPDF.com, Internet Archive (https://archive.org/details/comics) o ancora da Anna’s Archive (annas-archive.org), PDFRoom.com e per gli estimatori del fumetto storico c’è The Digital Comics Museum (https://digitalcomicmuseum.com/), che con oltre 10.000 titoli è la più vasta collezione di fumetti in lingua inglese usciti fra gli anni ’30 e ’50, accuratamente digitalizzati.
Ci si aggiungono le ricche librerie di alcuni magazine – ovviamente online – come Fumettologica.it e le rinnovate modalità di pubblicazione hanno portato ai comics anche media che di norma non se ne sarebbero occupati se non per darne notizia, così navigando s’incontrano sorprese come la graphic novel “Non può piovere per sempre” di Marianna Bruschi, Claudio Marinaccio e Raffaele Mastrolonardo, coinvolgente indagine disegnata sulla salute mentale dei giovani, disponibile sul sito di Sky TG 24.
Per parte loro gli editori tradizionali non sono rimasti a guardare e l’immancabile “Topolino”, Bonelli o Marvel propongono abbonamenti digitali per leggere su smartphone, tablet e monitor le loro testate. Più il caso a parte di “Lupo Alberto” di Silver, che dal 2022 si acquista sul sito (dov’è pure possibile leggere liberamente un’antologia di storie e strisce) per riceverlo in cartaceo a domicilio o ritirarlo in edicola. Gratuita o a pagamento l’offerta di fumetti online è sterminata. Forse perfino superiore alla domanda, almeno in Italia, stante che nel nostro Paese attualmente la preferenza del pubblico va ancora agli albi stampati. Non così in tutto l’estremo oriente, dove il mercato dei webcomics ha ormai raggiunto livelli paragonabili a quello su carta, mentre in Europa a fare da capofila alla propensione al digitale è la Francia. Domani si vedrà, perché l’onnipresente telefonino è ogni giorno di più il veicolo di qualunque consumo mediatico e non sarebbe certo un male se dai social convertisse una parte degli utenti a una lettura vera e propria. Sulla bilancia occorre peraltro mettere anche ragioni di spazio e di peso, perché innumerevoli appassionati di fumetti si lamentano di non saper più dove accumularli e che gli scaffali iniziano a cedere. Allora vai con la transizione digitale.