May4th Be with You, tutto quello che c’è da sapere sullo Star Wars Day (e non solo)

Il 4 maggio è la giornata interamente dedicata ai fan di “Guerre stellari”: ecco alcune curiosità sulle origini

Fabrizia Malgieri
|12 ore fa
Anche per le strade di Piacenza si aggirano numerosi fan di "Star Wars"
Anche per le strade di Piacenza si aggirano numerosi fan di "Star Wars"
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Ogni anno, puntuale come la straordinaria colonna sonora composta da John Williams che accompagna i titoli di testa, torna lo Star Wars Day. Il 4 maggio i fan di tutto il mondo si radunano (virtualmente e non) per celebrare l’universo narrativo che George Lucas ha consegnato all’immaginario collettivo quasi cinquant’anni fa. Una ricorrenza che, nel tempo, è diventata qualcosa di più di una semplice data sul calendario: un rito collettivo, un momento di appartenenza, un’occasione per riscoprire la magia di una galassia lontana, lontana. Ma perché proprio il 4 maggio? La risposta più immediata è quella che tutti conoscono: un gioco di parole. In inglese, May the fourth – ovvero “il quattro maggio” – suona in modo quasi identico a May the Force, come nella celeberrima frase May the Force be with you, «Che la Forza sia con te». Un’assonanza sottile ma sufficiente a innescare tutto il resto; eppure, la storia delle origini è molto più intricata e sorprendente di quanto si possa immaginare.
La prima apparizione documentata dell’espressione risale al 4 maggio 1979, e non ha nulla a che fare con i fan della saga. Quel giorno, infatti, Margaret Thatcher veniva eletta Primo Ministro del Regno Unito, prima donna nella storia britannica a ricoprire quella carica. Per celebrare il risultato elettorale, il suo partito fece pubblicare sul quotidiano The London Evening News un messaggio di congratulazioni che recitava: “May the Fourth Be with You, Maggie. Congratulations”. Il riferimento era esplicito: “Una nuova speranza”, il primo capitolo della saga, che era uscito nelle sale appena due anni prima, nel 1977, e la battuta era già entrata nel lessico popolare. Curiosamente, però, fu la politica – e non il fandom – a farne per prima un uso pubblico e documentato. Il secondo aneddoto arriva qualche decennio più tardi, e questa volta dall’altra parte del mondo.
Nel 2005, George Lucas rilasciò un’intervista al canale televisivo tedesco N24. A un certo punto, l’intervistatore gli chiese di pronunciare la celebre frase; Lucas lo fece, ma l’interprete — forse in buona fede, forse con un guizzo di creatività — rese in tedesco con “Am 4. Mai sind wir bei Ihnen”: «Il 4 maggio saremo con voi». Ancora una volta, l’assonanza tra i due May aveva giocato un ruolo decisivo, trasformando un’espressione iconica in una dichiarazione di intenti calendariale. La consacrazione istituzionale della data arrivò nel 2007, quando il Los Angeles City Council si riunì per stabilire una giornata ufficiale dedicata alla saga, in occasione del trentennale della prima proiezione di “Star Wars – Episodio IV: Una nuova speranza”, avvenuta il 25 maggio 1977. La proposta iniziale indicava proprio il 25 maggio come Star Wars Day, fu però l’irresistibile forza dell’assonanza a spostare tutto: nel 2019 la California ha deciso che il 4 maggio diventasse l’unica data davvero possibile, quella capace di contenere in sé il significato e la suggestione dell’intera celebrazione.
I fan, inutile dirlo, non opposero alcuna resistenza. Da allora, il 4 maggio è diventato un momento di festa, la giornata preferita dai fan del cosiddetto “lato chiaro” della Forza, visto che spesso gli appassionati del “lato oscuro” tendano a celebrare il giorno successivo (il 5 maggio) come “ Revenge of the Fifth“ – anche in questo caso, un gioco di parole su “La vendetta dei Sith” per onorare i Signori dei Sith e i loro antagonisti. E poi ci sono alcune curiosità legate al mondo di “Guerre Stellari” che vale la pena ricordare in occasione di questa giornata speciale. Ad esempio, non tutti sanno che la prima pellicola della saga ha quasi causato una guerra tra due Paesi confinanti.
Per creare il pianeta desertico e arido di Tatooine, il mondo da cui proviene il protagonista Luke Skywalker, Lucas scelse come location la Tunisia. Tuttavia, il regista non aveva previsto che le riprese di queste sequenze avrebbero potuto causare gravi tensioni socio-politiche tra il Paese che le ospitava e la Libia. Quest’ultima, Paese confinante con la Tunisia, era all’epoca governata dal dittatore Muammar Gheddafi e, a quanto pare, il governo tunisino ricevette minacce da Gheddafi, il quale avvertiva che il conflitto sarebbe stato inevitabile se non avessero rimosso il veicolo militare dal confine libico. Peccato solo che Gheddafi non si rese conto che il “veicolo militare” di cui parlava era in realtà un oggetto di scena, un Sandcrawler Jawa.
Un altro aneddoto inaspettato che riguarda la saga cinematografica è il suo stretto legame con un’altra serie altrettanto importante della storia della settima arte di quegli anni, “Il Padrino”. È risaputo che George Lucas fosse un caro amico del regista de “Il Padrino”, Francis Ford Coppola. L’influenza di quest’opera, di qualche anno successiva a quella di Lucas, è piuttosto evidente in alcuni momenti di “Star Wars”: ad esempio, il legame tra Jabba e Han Solo all’interno della criminalità organizzata e persino la morte di Jabba. Come sappiamo, Jabba viene strangolato da Leia con una catena, una scena inquietantemente simile all’omicidio di Luca Brasi nel grande capolavoro di Coppola. Sebbene sia diventato uno degli eroi più amati della storia del cinema, il piano originale prevedeva che Luke diventasse malvagio e si unisse al lato oscuro alla fine de “Il ritorno dello Jedi”.
Tuttavia, George Lucas scartò l’idea perché riteneva che Star Wars fosse essenzialmente un franchise per bambini, e che questi avrebbero avuto difficoltà ad accettare che l’eroe che li aveva accompagnato fino a quel momento abbandonasse la retta via – nonostante le diverse tentazioni da parte della Forza stessa. Ultimo, ma di certo non meno importante: Harrison Ford – interprete dell’iconico personaggio di Han Solo - inizialmente non avrebbe dovuto interpretare quel personaggio. La leggenda narra che fosse stato ingaggiato come assistente per suggerire le battute agli attori durante i provini; tuttavia, George Lucas lo apprezzò così tanto da affidargli il ruolo – e il resto, si sa, è storia. Che si tratti di un gioco di parole diventato celebrazione globale, di un pianeta desertico che ha quasi scatenato un conflitto diplomatico o di un eroe che avrebbe potuto cedere al lato oscuro, “Star Wars” continua a dimostrare di essere qualcosa di più di una semplice saga cinematografica.
È un universo vivo, capace di generare storie dentro e fuori dallo schermo, di attraversare decenni senza perdere un grammo della sua forza evocativa. E se ogni 4 maggio milioni di persone in tutto il mondo si fermano — anche solo per qualche secondo — a scambiarsi quel saluto speciale, forse è proprio perché, in fondo, May the Force be with you non è mai stata solo una battuta. È una promessa. May the Fourth be with you, sempre.