“Ladri di biciclette”, De Sica oltre il genere. Per l’arte concettuale un nuovo primato
Molto più che realismo nel capolavoro da restaurare, il quotidiano diventa icona universale e visione pura
Redazione Online
|11 ore fa

Nella lunga e articolata storia del cinema “Ladri di biciclette” (1948) occupa una posizione di vertice, meglio, da podio. Negli anni del cinema eroico e grande il titolo si alternava al primo posto con opere come “Il Potiomkin”, “Il monello”, “Quarto potere”, “La grande illusione”. Vittorio de Sica aveva creato un realismo che avrebbe condizionato il cinema, con tentativi, andati a vuoto, di imitazione. Quella stagione ospitava giganti come Rossellini, Visconti, Fellini, Antonioni.
Eravamo i più bravi del mondo. Ma anche rispetto a titoli come “Ossessione”, “La dolce vita”, “Roma città aperta”, “Il grido”, il film di De Sica rappresentava un precedente e un unicum. I nomi citati non sono registi, sono artisti generali. Ad attribuire quell’identità a “Ladri di biciclette” si sono dedicati alcuni dei maggiori autori, creatori a loro volta di capolavori. René Clair, profeta insieme a Jean Renoir e Marcel Carné del Fronte Popolare, movimento poetico, letterario, opposto al realismo, ma altrettanto ispiratore, che era presente all’anteprima parigina del film, commosso, raggiunse De Sica e gli disse: “Vittorio, non ho mai visto un film così bello”.
Un altro francese, André Gide, premio Nobel per la letteratura, dopo una proiezione privata abbracciò Vittorio, non disse una parola, ma quel gesto dava all’italiano una potente benedizione letteraria. Quando chiesero a Cesare Pavese chi fossero i suoi autori preferiti disse, Thomas Mann e Vittorio De Sica. Dunque il regista, da quei due, veniva legittimato nell’arte nobile. Il poeta Attilio Bertolucci ha messo per iscritto la sua idea: “Si pensa a certe minime illuminazioni psicologiche (il bambino che scappa un istante e s’accosta al muro perché, anche per l’ansia, non ne può più) alla grande lezione che ĈCechov con i suoi drammi e novelle ci ha dato”.
Mario Soldati: “Che dire di quel film, è un capolavoro come ce ne sono pochissimi”.
Quando dissero a Charles Chaplin che “Ladri di biciclette” presentava delle affinità col suo “Monello” rispose: “Io ho fatto cinema, De Sica ha fatto arte.”
Credo che possa bastare a inquadrare quell’opera.
Naturalmente i riconoscimenti non si contano. Stiamo ai maggiori: Oscar, attribuito per la prima volta a un titolo in lingua non inglese; Palma d’oro a Cannes; Golden Globe; Bafta Film Awards, Premio Bodil, danese; 6 Nastri d’argento. Oltre a molto altro.
“Ladri di biciclette” torna a farsi ricordare. La Dna Production, casa di produzione e distribuzione si è assunta, con altri partner, il compito nobile e non semplice, di restaurare il film radicalmente, non soltanto per la qualità tecnica, già perfetta, ma per collocare l’opera in una dimensione diversa delle discipline, esplorandola, evolvendola in chiave di arte. Con un assunto: il realismo non è accompagnato dalla musica e non è in bianco e nero.
L’ho detto e scritto da sempre. E ribadisco: il film trascende il genere cinema per porsi nel cartello delle opere d’arte generali. Ogni fotogramma possiede un’anima, un’identità e un’estetica che ha creato un precedente. Anni fa proposi al Comune di Milano una mostra che contenesse tutti i fotogrammi.
Estendo il discorso a un mio personale assunto che a suo tempo innescò critiche e magari polemiche. Ero accusato di lesa maestà. In realtà il mio intento era proprio l’opposto, attribuivo alla “maestà” un valore in più, molto importante, storico, stranamente mio esclusivo perché il nostro movimento non manca di critici competenti e attenti alle flessibilità delle arti nel rapportarsi.
Dunque l’assunto: “Ladri di biciclette” è, anche, un’opera concettuale.
Gli argomenti in questo senso sono legittimi, articolati. Sempre in un quadro che riguarda l’arte moderna, dove è molto difficile stabilire degli assoluti, soprattutto in chiave di “concettuale”, che non è “Rinascimento”, che possedeva dei codici precisi, eterni, inalienabili.
“Ladri di biciclette” manifesto di realismo: trattasi di definizione incompleta e riduttiva. De Sica prese spunto dal romanzo di Luigi Bartolini, chiamò il suo amico Zavattini per l’adattamento e alla fotografia Carlo Montuori, un nome che va ricordato. La colonna sonora venne affidata ad Alessandro Cicognini, una sicurezza. Se dici “realismo” significa realtà, verità, “naturale”, documento. Ci sono due elementi, forti, a contrastare. La musica: gran parte del racconto è sostenuto dallo spartito di Cicognini, che aderisce alle sequenze secondo il ruolo della musica da cinema, che è quello di rilanciare, sottolineare, magari enfatizzare il momento. Dico che quel film poteva persino non averne bisogno. L’estetica e gli episodi posseggono tutta la potenza necessaria. Sarebbe un esercizio interessante, e suggestivo, vedere il film senza musica. E poi il b/n. La realtà non è in bianco e nero. Nella Roma triste del dopoguerra, le facce, gli abiti, gli edifici, il Tevere, avevano un colore, che non sarà stato quello dei film della Paramount, saranno stati toni deboli, nebbiosi, e chissà di che colore era la giacca di Antonio, il papà o i pantaloncini di Bruno, il bambino. Se tu a un’estetica di verità, di colore, decidi di applicare il bianco e nero in forma così “identitaria” e decisiva compi un’azione concettuale. Non c’è dubbio. Dunque, a ribadire: Ladri di biciclette opera concettuale. Concludo: tutte queste sono comunque teorie a parole, non è Rinascimento. Semplicemente quel film è un incanto che ci soccorre e che fa parte della nostra memoria più preziosa.
Spero che la Dna, ricreando il film senza musica e coi colori adeguati, riesca nel suo intento, che non è un’azione di perfezionamento dell’audio, del video, della tridimensione, o della risoluzione, ma una complicità fra due discipline in nome dell’arte. Ladri di biciclette “concettuale” non sottrare niente a “neorealismo”. E’ un riconoscimento in più e sarebbe un nuovo tassello, visibile, della storia del cinema.
Pino Farinotti
Gli articoli più letti della settimana
1.
(Ex) centro commerciale Le Cupole, dopo l'addio di Sigma via anche la luce
2.
Il volo cancellato e la scelta di rimanere in Sri Lanka, la storia di Axelle
3.
La Moc cambia sede, dal 4 maggio in Medicina nucleare. Obiettivo 2mila esami
4.
Banda del buco colpisce l’azienda agricola Mulino di Bisi: l’obiettivo era il bancomat

