La rivolta silenziosa in cerca di autenticità nell’era dell’algoritmo
Addio Facebook e addio pure Instagram: sempre più utenti scelgono nuove piattaforme alla riscoperta della socialità
Fabrizia Malgieri
|11 ore fa

Lo hanno definito «enshittification», un termine piuttosto forte con cui nel 2023 il giornalista e scrittore Cory Doctorow ha identificato il costante e inesorabile declino in termini di qualità dei contenuti sui social. Una tendenza che, come descrive l’autore di “Io, Robot”, dipende da diversi fattori oramai endemici all’interno di queste piattaforme: contenuti sempre più scadenti generati attraverso l’uso dell’intelligenza artificiale, tendenze effimere prosciugate a tempo record dall’immancabile algoritmo e che sono già obsolete dopo appena un paio di giorni, un sovraccarico di pubblicità e contenuti sponsorizzati che invadono con arroganza i nostri feed.
Quelli che un tempo erano spazi per rientrare in contatto con amici di vecchia data – Facebook era nato con questo scopo, in fin dei conti – o “habitat” virtuali spesso utilizzati come palestre per veri e propri esercizi di stile – vi ricordate quando Twitter vi obbligava a restare all’interno dei 140 caratteri? – da tempo sono diventati caverne oscure dove vige la regola dell’“hate speech” o discariche a cielo aperto in cui, dopo qualche energico “scroll” dribblando tra contenuti spazzatura o post sponsorizzati, intravediamo a fatica le foto delle vacanze o gli aggiornamenti di vita di qualche amico o parente lontano.
Lo stato pietoso in cui riversano i social da tempo hanno spinto molti utenti – soprattutto i Millennials e la GenZ che, a dispetto del comune pensare, utilizzano sempre meno piattaforme come Facebook o Instagram – a migrare verso nuovi lidi digitali, facendo affidamento a piattaforme come Reddit, Substack o app di messaggistica. E nei casi più estremi, c’è anche chi ha preferito la rinuncia (quasi) totale alla tecnologia, con la riscoperta dell’uso dei vecchi cellulari pre-smartphone – in cui è possibile a malapena scambiarsi sms o telefonate – e dei cari vecchi lettori Mp3 per gustarsi la musica. Lo dicono anche le ricerche di mercato, a partire una consistente indagine condotta da Sprout Social, dal titolo “Pulse Survey 2025”: il report segnala, infatti, che circa la metà degli utenti globali dei social vuole trascorrere più tempo su piattaforme alternative guidate dalle community. Il cambio di rotta è avvenuto soprattutto a seguito dell’acquisizione di X (ex Twitter) da parte di Elon Musk nel 2022, un momento spartiacque che ha spinto milioni di utenti a prediligere piattaforme alternative, tra cui Mastodon, Threads e BlueSky. Non solo: accanto a queste, anche app di messagistica basate sulle community come Reddit o Discord hanno registrato una forte crescita di utenti, insieme alle piattaforme orientate ai creator quali Substack e Patreon.
A margine dell’analisi condotta, il direttore marketing di Sprout Social, Scott Morris, ha commentato che tale successo dipenda, in realtà, «dall’equilibrio tra visibilità e coinvolgimento significativo e dalla comprensione esatta di dove e come le persone vogliono partecipare». A spingerci verso nuovi orizzonti social, dunque, sarebbero un forte desiderio di autenticità e profondità, temi di nicchia e relazioni umane, questioni che avrebbero perso mordente in quegli spazi – quali Facebook, X e Instagram – sempre più pervasi da frivolezza e vuoti pneumatici. Ad accorgersene sono anche gli stessi content creator i quali, anche per non sottostare alle regole ferree dell’algoritmo, stanno migrando sempre più in massa verso piattaforme dai ritmi più lenti, dove alla base c’è la voglia di riscoprire il contatto con il pubblico e condividere passioni che non inseguono necessariamente l’hashtag del momento. Non sorprende, dunque, che la ricerca spasmodica di autenticità spinga sempre più gli utenti verso piattaforme come Substack, che in questo 2026 sta assistendo ad un’ascesa davvero significativa: nata come utile strumento per newsletter, ad oggi è considerata una piattaforma social a tutti gli effetti, che si muove attraverso contenuti generati da altri utenti che vengono raccolti – e questo, ovviamente, sulla base delle preferenze in termini di contenuti – in feed sempre più puliti e minimali.
Le ragioni, ancora una volta, le spiega Sprout Social: «Il fascino [di Substack] è evidente: accesso diretto al pubblico, un coinvolgimento più mirato con i contenuti rispetto al tipico post sui social e l’opportunità di essere parte dello spirito del tempo. Sta dando a TikTok l’energia degli anni 2020 e nessuno vuole perdersi questa ascesa fulminea». Insomma, che si tratti di una newsletter su Substack, di una discussione su Reddit o di un semplice messaggio in una chat privata, il filo conduttore è sempre lo stesso: la ricerca di uno spazio in cui sentirsi ascoltati, non profilati. La grande migrazione digitale in corso non è da ritenersi una fuga dalla tecnologia in sé, ma una risposta razionale a piattaforme che hanno tradito il patto originario con i propri utenti, trasformando la connessione umana in merce. E in fondo, c’è qualcosa di profondamente ironico nel fatto che la generazione cresciuta a pane e algoritmi stia riscoprendo il valore di ciò che i social avevano promesso di essere fin dall’inizio: un luogo in cui valesse davvero la pena fermarsi.

