Ocarina of Time: si può fare il remake di un classico?
Un buon esempio è Chrono Trigger: riproposto, non è invecchiato male
Francesco Toniolo
|22 ore fa

Il videogioco The Legend of Zelda: Ocarina of Time
Uno dei dibattiti che sta infiammando le community online dei videogiocatori, in questi ultimi giorni, riguarda il ritorno di The Legend of Zelda: Ocarina of Time, che avrà un remake su Nintendo Switch 2 il 5 novembre. Per contestualizzare, Ocarina of Time è generalmente considerato uno dei migliori The Legend of Zelda di tutti i tempi, un vero fiore all’occhiello per Nintendo, oltre che uno dei videogiochi più influenti di sempre. Con la sua originaria pubblicazione nel 1998 ha fatto innamorare milioni di videogiocatori e, cosa forse ancor più importante, ha segnato la via per tanti altri sviluppatori, che da lì in avanti lo hanno preso come modello per le avventure tridimensionali. È anche utile ricordare che molte classifiche sui “videogiochi più belli di sempre” – contenuti che lasciano il tempo che trovano ma che generano tantissimo dibattito – includono quasi sempre Ocarina of Time ai primissimi posti.
Davanti a un videogioco come questo è intuibile assistere alla nascita di un dibattito ben polarizzato, su ciò che Nintendo dovrebbe fare col suo remake. Al momento non è ancora possibile comprendere appieno l’ampiezza dei cambiamenti rispetto all’originale, al di fuori della veste grafica, che è stata completamente rivista, pur mantenendo uno stile simile a quello del 1998. Alcuni utenti sperano che Nintendo abbia seguito un approccio il più possibile “filologico”, restando vicina all’originario Ocarina of Time, andando al massimo ad aggiornare qualche meccanica che potrebbe sembrare strana al giorno d’oggi (per esempio hanno cambiato il modo con cui il protagonista effettua i salti). Le motivazioni di questa “fazione” possono essere internamente differenti. Secondo alcuni, Ocarina of Time era già perfetto ed è rimasto tale anche a distanza di anni, per cui non richiede alcun intervento. Secondo altri potrebbero anche esserci delle migliorie ipotetiche, ma vale comunque la pena godersi un’esperienza vicina a quella dell’originale, anche per contribuire a comprenderlo meglio nel suo contesto di pubblicazione.
Davanti a un videogioco come questo è intuibile assistere alla nascita di un dibattito ben polarizzato, su ciò che Nintendo dovrebbe fare col suo remake. Al momento non è ancora possibile comprendere appieno l’ampiezza dei cambiamenti rispetto all’originale, al di fuori della veste grafica, che è stata completamente rivista, pur mantenendo uno stile simile a quello del 1998. Alcuni utenti sperano che Nintendo abbia seguito un approccio il più possibile “filologico”, restando vicina all’originario Ocarina of Time, andando al massimo ad aggiornare qualche meccanica che potrebbe sembrare strana al giorno d’oggi (per esempio hanno cambiato il modo con cui il protagonista effettua i salti). Le motivazioni di questa “fazione” possono essere internamente differenti. Secondo alcuni, Ocarina of Time era già perfetto ed è rimasto tale anche a distanza di anni, per cui non richiede alcun intervento. Secondo altri potrebbero anche esserci delle migliorie ipotetiche, ma vale comunque la pena godersi un’esperienza vicina a quella dell’originale, anche per contribuire a comprenderlo meglio nel suo contesto di pubblicazione.
Dall’altro lato c’è anche chi si domanda se i cambiamenti saranno sufficienti. Proprio alla luce della sua enorme importanza storica, Ocarina of Time ha lasciato le sue tracce in centinaia di videogiochi successivi, che ne hanno ripreso ed espanso la formula. Un ritorno alle origini sarà allora sufficiente, per il gusto dei videogiocatori più giovani, dopo anni e anni in cui hanno potuto sperimentare versioni più evolute di quel design?
Solo il tempo darà la sua risposta definitiva. Quando sarà uscito il remake si potrà valutare l’entità dei cambiamenti inseriti da Nintendo e se andranno a snaturare lo spirito del prodotto originario. Detto ciò, non posso far a meno di sottolineare l’ossessione dell’audiovisivo (cinema incluso) per i remake. Ocarina of Time, che può essere considerato un “classico” del videogioco, sta per tornare con una trasformazione più o meno profonda e non è nemmeno la prima volta, visto che già la precedente versione per Nintendo 3DS aveva inserito alcune novità. I classici della letteratura sono invece gli stessi da millenni. Al massimo fanno delle riscritture scolastiche per un pubblico molto giovane o aggiornano le traduzioni (se sono titoli stranieri). Forse il videogioco è ancora concepito solo come prodotto e ha poca dignità artistica. O forse è solo questione di tempo prima della completa mercificazione dei classici letterari e il “remake” dei Promessi sposi è dietro l’angolo ma ancora non lo sappiamo.
Solo il tempo darà la sua risposta definitiva. Quando sarà uscito il remake si potrà valutare l’entità dei cambiamenti inseriti da Nintendo e se andranno a snaturare lo spirito del prodotto originario. Detto ciò, non posso far a meno di sottolineare l’ossessione dell’audiovisivo (cinema incluso) per i remake. Ocarina of Time, che può essere considerato un “classico” del videogioco, sta per tornare con una trasformazione più o meno profonda e non è nemmeno la prima volta, visto che già la precedente versione per Nintendo 3DS aveva inserito alcune novità. I classici della letteratura sono invece gli stessi da millenni. Al massimo fanno delle riscritture scolastiche per un pubblico molto giovane o aggiornano le traduzioni (se sono titoli stranieri). Forse il videogioco è ancora concepito solo come prodotto e ha poca dignità artistica. O forse è solo questione di tempo prima della completa mercificazione dei classici letterari e il “remake” dei Promessi sposi è dietro l’angolo ma ancora non lo sappiamo.

CHRONO TRIGGER: UN VIDEOGIOCO SUL TEMPO CHE E' INVECCHIATO MOLTO BENE
Un videogioco che parla di viaggi nel tempo è anche tra quelli che reggono meglio la prova del tempo? Al di là del facile gioco di parole, il popolo del gaming torna periodicamente a interrogarsi su quali sono i titoli del passato che restano godibili a distanza di decenni. L’ormai imminente uscita del remake di The Legend of Zelda: Ocarina of Time – il capolavoro di Nintendo originariamente uscito nel 1998 – ha riacceso ancora una volta il dibattito. E in effetti Ocarina of Time parla di viaggi nel tempo, visto che nel gioco ci alterniamo tra passato e futuro, con il protagonista Link prima bambino e poi adulto.
Tuttavia, non stavo pensando a Ocarina of Time con la mia frase di apertura. Il pensiero andava invece a Chrono Trigger, un videogioco di ruolo giapponese originariamente pubblicato nel 1995 e poi riproposto più volte nel tempo. Oggi è agevolmente acquistabile anche per computer dalla piattaforma Steam. Chrono Trigger nasceva da quello che era un autentico “dream team”, composto da Hironobu Sakaguchi (produttore di Final Fantasy), Yūji Horii (direttore di Dragon Quest) e da Akira Toriyama, il creatore dell’amatissimo Dragon Ball, insieme a tantissimi altri nomi illustri come Nobuo Uematsu (il compositore delle musiche di Final Fantasy). Quando così tanti talenti diversi si riuniscono in un solo progetto i risultati sono generalmente due: o producono un capolavoro oppure generano qualcosa di lontanissimo dalle aspettative, per la difficoltà del trovare una sinergia tra tutte le menti creative. Per fortuna, Chrono Trigger rientra nel primo gruppo ed è un nome che compare molto spesso, nelle classifiche dei videogiochi di ruolo più amati e apprezzati della storia.
Chrono Trigger è un videogioco sui viaggi nel tempo, in cui ci si sposta dalla preistoria fino al remoto futuro di un mondo fantasy. Una scelta azzardata e non condivisa da tutti i membri del “dream team”, consapevoli di quanto fosse difficile affrontare decentemente la materia, senza banalizzarla e senza incastrarsi in complicatissimi paradossi che inceppano la narrazione. Per fortuna il risultato finale è ottimo e resta tale a distanza di trent’anni dalla sua prima pubblicazione. Chrono Trigger è uno di quei videogiochi che, personalmente, ho recuperato dopo decenni. Fino a quel momento era uno dei tanti titoli di cui avevo solo letto una recensione su qualche rivista o, al massimo, ne avevo visto qualche frammento di gameplay a casa di amici o cugini. Quando ho finalmente avuto occasione di provarlo, mi ha stupito ancor più di quanto pensassi, perché sembrava appena uscito. Se lo avessi giocato senza saper nulla della sua storia, avrei potuto pensare a uno di quei videogiochi nuovi ma volutamente retrò nell’estetica, in cui recuperano la pixel art e lo stile visivo dei prodotti di decenni addietro. Certo, le versioni più recenti di Chrono Trigger hanno inserito qualche lieve miglioria, ma non si discostano di molto dalla pubblicazione originale.
Un videogioco che parla di viaggi nel tempo è anche tra quelli che reggono meglio la prova del tempo? Al di là del facile gioco di parole, il popolo del gaming torna periodicamente a interrogarsi su quali sono i titoli del passato che restano godibili a distanza di decenni. L’ormai imminente uscita del remake di The Legend of Zelda: Ocarina of Time – il capolavoro di Nintendo originariamente uscito nel 1998 – ha riacceso ancora una volta il dibattito. E in effetti Ocarina of Time parla di viaggi nel tempo, visto che nel gioco ci alterniamo tra passato e futuro, con il protagonista Link prima bambino e poi adulto.
Tuttavia, non stavo pensando a Ocarina of Time con la mia frase di apertura. Il pensiero andava invece a Chrono Trigger, un videogioco di ruolo giapponese originariamente pubblicato nel 1995 e poi riproposto più volte nel tempo. Oggi è agevolmente acquistabile anche per computer dalla piattaforma Steam. Chrono Trigger nasceva da quello che era un autentico “dream team”, composto da Hironobu Sakaguchi (produttore di Final Fantasy), Yūji Horii (direttore di Dragon Quest) e da Akira Toriyama, il creatore dell’amatissimo Dragon Ball, insieme a tantissimi altri nomi illustri come Nobuo Uematsu (il compositore delle musiche di Final Fantasy). Quando così tanti talenti diversi si riuniscono in un solo progetto i risultati sono generalmente due: o producono un capolavoro oppure generano qualcosa di lontanissimo dalle aspettative, per la difficoltà del trovare una sinergia tra tutte le menti creative. Per fortuna, Chrono Trigger rientra nel primo gruppo ed è un nome che compare molto spesso, nelle classifiche dei videogiochi di ruolo più amati e apprezzati della storia.
Chrono Trigger è un videogioco sui viaggi nel tempo, in cui ci si sposta dalla preistoria fino al remoto futuro di un mondo fantasy. Una scelta azzardata e non condivisa da tutti i membri del “dream team”, consapevoli di quanto fosse difficile affrontare decentemente la materia, senza banalizzarla e senza incastrarsi in complicatissimi paradossi che inceppano la narrazione. Per fortuna il risultato finale è ottimo e resta tale a distanza di trent’anni dalla sua prima pubblicazione. Chrono Trigger è uno di quei videogiochi che, personalmente, ho recuperato dopo decenni. Fino a quel momento era uno dei tanti titoli di cui avevo solo letto una recensione su qualche rivista o, al massimo, ne avevo visto qualche frammento di gameplay a casa di amici o cugini. Quando ho finalmente avuto occasione di provarlo, mi ha stupito ancor più di quanto pensassi, perché sembrava appena uscito. Se lo avessi giocato senza saper nulla della sua storia, avrei potuto pensare a uno di quei videogiochi nuovi ma volutamente retrò nell’estetica, in cui recuperano la pixel art e lo stile visivo dei prodotti di decenni addietro. Certo, le versioni più recenti di Chrono Trigger hanno inserito qualche lieve miglioria, ma non si discostano di molto dalla pubblicazione originale.

La storia, in particolar modo, è interessante e merita di essere scoperta. Si gioca nei panni di Crono, un giovane spadaccino che – come tanti protagonisti dei videogiochi passati – non parla quasi mai, per favorire l’immedesimazione del giocatore in lui. Durante una fiera, Crono conosce la giovane Marle, una principessa in incognito. Mentre provano un’invenzione di Lucca, una brillante scienziata amica di Crono, i due vengono trasportati nel passato. Sarà solo il primo di una serie di viaggi nel tempo che li porterà a scoprire cosa sta minacciando il loro mondo. A Crono, Marle e Lucca si uniscono anche un cavaliere medievale trasformato in una rana, una donna delle caverne e un robot proveniente da un futuro postapocalittico. Senza fare troppi spoiler, la prima parte del gioco segue il classico viaggio dell’eroe, innestato sullo schema di una tragedia classica, per poi prendere direzioni differenti. Una peculiarità, legata al tema scelto, è rendersi conto dell’impatto che possono avere anche piccole decisioni a distanza di ore intere di gioco, come tutta una serie di apparentemente innocue azioni che possiamo compiere durante la fiera, all’inizio del gioco. Da quando l’ho giocato, Chrono Trigger è diventato uno dei miei personalissimi esempi, quando serve sottolineare che un videogioco uscito decenni fa non è necessariamente “invecchiato male” e che potrebbe rivelarsi ancora una bella scoperta.
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