Nella Sicilia di Orazio Labbate c'è anche un po' di Resident Evil
L'autore italiano sta lavorando con Tiny Bull Studios in un'operazione crossmediale con cui ampliare nel medium videoludico la storia di Lo Scuru
Francesco Toniolo
|21 ore fa

Resident Evil - © Libertà/Carlo Chericoni
Non dovremmo stupirci del fatto che il medium videoludico abbia iniziato a lasciare le sue tracce anche in romanzi candidati a importanti premi letterari. All’estero lo si è già visto in più occasioni. Penso per esempio al caso di Echtzeitalter, il secondo romanzo scritto dall’austriaco Tonio Schachinger e vincitore dell’importante premio tedesco Deutschen Buchpreis 2023. Echtzeitalter segue la storia di un giocatore professionista di Age of Empires 2, un importante videogioco di strategia pubblicato nel 1999 e rimasto da allora amatissimo.
Ora, in Italia, abbiamo il caso di Chianafera, romanzo di Orazio Labbate pubblicato da NN Editore e candidato al Premio Strega 2026. Il legame di Chianafera con il mondo dei videogiochi non è esplicito come in Echtzeitalter, ma tra le ispirazioni dell’autore non sono mancate delle opere videoludiche, come Red Dead Redemption, Silent Hill e soprattutto Resident Evil, citato in più di un’occasione. Peraltro, Chianafera non è l’unico legame di Orazio Labbate con i videogiochi, visto che l’autore sta anche lavorando insieme a Tiny Bull Studios in un’operazione crossmediale, con cui ampliare nel medium videoludico la storia di Lo Scuru, un suo precedente romanzo che ha anche ricevuto un adattamento cinematografico (realizzato da Giuseppe William Lombardo). Sul videogioco Lo Scuru: A Sicilian Gothic Tale si sa ancora poco ma Tiny Bull è un team italiano che si è già distinto per degli ottimi giochi, come il loro recente The Lonesome Guild, una bella storia sulla solitudine e i legami.
Ora, in Italia, abbiamo il caso di Chianafera, romanzo di Orazio Labbate pubblicato da NN Editore e candidato al Premio Strega 2026. Il legame di Chianafera con il mondo dei videogiochi non è esplicito come in Echtzeitalter, ma tra le ispirazioni dell’autore non sono mancate delle opere videoludiche, come Red Dead Redemption, Silent Hill e soprattutto Resident Evil, citato in più di un’occasione. Peraltro, Chianafera non è l’unico legame di Orazio Labbate con i videogiochi, visto che l’autore sta anche lavorando insieme a Tiny Bull Studios in un’operazione crossmediale, con cui ampliare nel medium videoludico la storia di Lo Scuru, un suo precedente romanzo che ha anche ricevuto un adattamento cinematografico (realizzato da Giuseppe William Lombardo). Sul videogioco Lo Scuru: A Sicilian Gothic Tale si sa ancora poco ma Tiny Bull è un team italiano che si è già distinto per degli ottimi giochi, come il loro recente The Lonesome Guild, una bella storia sulla solitudine e i legami.

Ma torniamo a Chianafera, “un’autobiografia per archetipi” – riprendendo le parole con cui viene generalmente introdotto - in una Sicilia arcaica, che diventa luogo del mito dove il protagonista Orazio Labbate (si chiama come l’autore) fugge dalla città di Butera e finisce nel manicomio della Madonna della Catena. Cosa c’entra Resident Evil, con tutto questo? Ci sono diversi punti di contatto. Primo fra tutti, il comune legame con il southern gothic, il “gotico del sud” statunitense, un genere letterario grosso modo caratterizzato dalla corruzione fisica (che porta spesso a ripugnanti freaks) e morale (legata soprattutto a una sessualità perversa e nascosta), da ambientazioni decadenti e da una forte critica sociale. A questo immaginario si sono ispirati sia Labbate per Chianafera sia da Capcom in Resident Evil 7: Biohazard, l’episodio della serie pubblicato nel 2017 e ambientato in Louisiana, nella vecchia casa di una famiglia mutata da una sorta di arma biologica. A prescindere da questo specifico caso, la serie Resident Evil ha sempre parlato di famiglie, o meglio di ciò che emerge da rapporti familiari deviati, oscuri, talvolta incestuosi. Lo faceva nel 1996 col primo episodio della serie (con le oscure storie di Villa Spencer) e lo fa tutt’ora con Resident Evil Village (l’ottavo capitolo) in cui bisogna combattere una serie di mostri riuniti in una “famiglia” dall’obbedienza alla misteriosa Madre Miranda, che domina su di loro. Anche Chianafera di Labbate mette in scena eventi che derivano da misteriosi legami familiari in contesti isolati e decadenti: c’è un misterioso diario fabbricato per i genitori del protagonista a far da motore della vicenda e, nel confronto con questo oggetto, nasce lo scontro con le immagini archetipiche di Padre e Madre. L’orrore dello spoglio paesaggio siciliano riflette e raddoppia quello intimo e genealogico, come fatto dalle varie magioni isolate dei Resident Evil.
IL GIOCO DEL SUD NEI VIDEOGIOCHI, TRA MOSTRI E TESSUTI
Lo chiamano southern gothic, il gotico sudista o gotico del sud, nato come etichetta per definire una serie di romanzi ambientati nel profondo sud degli Stati Uniti. Come spesso accade, è difficile definire con precisione questo genere, anche perché è effettivamente difficile dare dei confini precisi già al gotico in senso ampio. In linea di massima, il gotico del sud mette in scena protagonisti eccentrici (talvolta “mostruosi”) che si muovono in un sud decadente, tra vecchie case coloniali infestate dagli oscuri segreti di un passato spesso morboso, nascosto, fatto di religiosità repressiva e di segreti di famiglia. Tra gli esponenti letterari più citati si trovano celebri nomi come Truman Capote e William Faulkner. Nel cinema si possono citare film come Un tranquillo weekend di paura (Deliverance) di John Boorman. Tra i videogiochi non se ne trovano tantissimi, ma ci sono un paio di nomi interessanti da poter citare.
Uno di questi è South of Midnight, realizzato da Compulsion Games e pubblicato ad aprile 2025. In South of Midnight giochiamo nei panni di Hazel, una giovane ragazza che eredita il potere magico delle Tessitrici e si mette in viaggio per aggiustare il Grande Arazzo della realtà. Lungo il suo cammino, Hazel si imbatte in una serie di creature del folklore locale. C’è per esempio il leggendario alligatore Two-Toed Tom, un mito nato tra Florida e Alabama all’inizio del Novecento, su questo gigantesco e famelico animale a cui erano rimaste solo due dita. Oppure troviamo il Rougarou, l’equivalente del lupo mannaro europeo per il folklore creolo. O il mostro della palude di Honey Island, che sarebbe una sorta di variante locale del ben più famoso Bigfoot, il grosso scimmione umanoide. Tuttavia, l’aspetto più interessante di South of Midnight sta probabilmente altrove, nel focus sui tessuti, visto che la protagonista è una Tessitrice magica che deve riparare il Grande Arazzo che tiene insieme tutto il mondo. L’idea di un arazzo che racchiude la realtà deriva forse dalla storia di Harriet Powers (1837-1910), un’afroamericana della Georgia, poverissima e nata schiava. Powers realizzava dei quilt (immaginateli come fossero delle trapunte) in cui raffigurava eventi biblici e storici, andando a creare vere e proprie immagini-mondo in cui condensava tutto ciò che riteneva significativo. Oggi sono sopravvissute solo due di queste sue opere: il Bible Quilt del 1886 e il Pictorial Quilt del 1898, ma rimangono un emblema della ben più ampia produzione di quilt da parte di donne, spesso afroamericane e molto povere, che utilizzavano queste opere per esprimere la loro creatività e la loro visione del mondo.
Lo chiamano southern gothic, il gotico sudista o gotico del sud, nato come etichetta per definire una serie di romanzi ambientati nel profondo sud degli Stati Uniti. Come spesso accade, è difficile definire con precisione questo genere, anche perché è effettivamente difficile dare dei confini precisi già al gotico in senso ampio. In linea di massima, il gotico del sud mette in scena protagonisti eccentrici (talvolta “mostruosi”) che si muovono in un sud decadente, tra vecchie case coloniali infestate dagli oscuri segreti di un passato spesso morboso, nascosto, fatto di religiosità repressiva e di segreti di famiglia. Tra gli esponenti letterari più citati si trovano celebri nomi come Truman Capote e William Faulkner. Nel cinema si possono citare film come Un tranquillo weekend di paura (Deliverance) di John Boorman. Tra i videogiochi non se ne trovano tantissimi, ma ci sono un paio di nomi interessanti da poter citare.
Uno di questi è South of Midnight, realizzato da Compulsion Games e pubblicato ad aprile 2025. In South of Midnight giochiamo nei panni di Hazel, una giovane ragazza che eredita il potere magico delle Tessitrici e si mette in viaggio per aggiustare il Grande Arazzo della realtà. Lungo il suo cammino, Hazel si imbatte in una serie di creature del folklore locale. C’è per esempio il leggendario alligatore Two-Toed Tom, un mito nato tra Florida e Alabama all’inizio del Novecento, su questo gigantesco e famelico animale a cui erano rimaste solo due dita. Oppure troviamo il Rougarou, l’equivalente del lupo mannaro europeo per il folklore creolo. O il mostro della palude di Honey Island, che sarebbe una sorta di variante locale del ben più famoso Bigfoot, il grosso scimmione umanoide. Tuttavia, l’aspetto più interessante di South of Midnight sta probabilmente altrove, nel focus sui tessuti, visto che la protagonista è una Tessitrice magica che deve riparare il Grande Arazzo che tiene insieme tutto il mondo. L’idea di un arazzo che racchiude la realtà deriva forse dalla storia di Harriet Powers (1837-1910), un’afroamericana della Georgia, poverissima e nata schiava. Powers realizzava dei quilt (immaginateli come fossero delle trapunte) in cui raffigurava eventi biblici e storici, andando a creare vere e proprie immagini-mondo in cui condensava tutto ciò che riteneva significativo. Oggi sono sopravvissute solo due di queste sue opere: il Bible Quilt del 1886 e il Pictorial Quilt del 1898, ma rimangono un emblema della ben più ampia produzione di quilt da parte di donne, spesso afroamericane e molto povere, che utilizzavano queste opere per esprimere la loro creatività e la loro visione del mondo.

Per queste e altre ragioni, South of Midnight è uno dei videogiochi più immediatamente collegabili al gotico del sud, ma non è l’unico, visto che prima di lui ne sono stati pubblicati degli altri. Tra questi, si può ricordare NORCO, scritto tutto maiuscolo. Questo videogioco del team Geography of Robots è stato pubblicato nel 2022 ed è un’avventura “punta e clicca”, un genere videoludico basato sulla risoluzione di enigmi e su dialoghi con personaggi spesso bizzarri. NORCO è il nome di un vero luogo della Louisiana in cui si è intrecciata una lunga storia di lavoro e sfruttamento, dai tempi delle piantagioni all’apertura di una grande raffineria in cui si verificarono alcuni incidenti rimasti tristemente noti, almeno tra le persone del posto. Alcuni dei creatori del gioco sono proprio originari di quella zona e hanno deciso di raccontarne la storia attraverso un racconto videoludico che unisce la realtà storica a una dimensione fantastica. La cittadina vista in NORCO – una delle tante città della periferia statunitense – è sovrastata dalla raffineria, che incombe sulla città non solo in termini spaziali, ma anche memoriali.
Un altro videogioco che viene spesso citato, parlando di gotico del sud, è Resident Evil 7: Biohazard. In questo caso la componente autobiografica viene meno, visto che parliamo di una serie prodotta in Giappone, che tuttavia ci porta ancora una volta in Louisiana, nella vecchia casa di una pacifica famiglia di campagna, che è stata trasformata in una masnada di mostri cannibali. Tra le maggiori fonti di ispirazione, in questo caso, c’è stato il film horror Non aprite quella porta (The Texas Chainsaw Massacre) di Tobe Hooper del 1974, a sua volta parzialmente ispirato alla storia vera di Ed Gein, il killer del Wisconsin.
Un altro videogioco che viene spesso citato, parlando di gotico del sud, è Resident Evil 7: Biohazard. In questo caso la componente autobiografica viene meno, visto che parliamo di una serie prodotta in Giappone, che tuttavia ci porta ancora una volta in Louisiana, nella vecchia casa di una pacifica famiglia di campagna, che è stata trasformata in una masnada di mostri cannibali. Tra le maggiori fonti di ispirazione, in questo caso, c’è stato il film horror Non aprite quella porta (The Texas Chainsaw Massacre) di Tobe Hooper del 1974, a sua volta parzialmente ispirato alla storia vera di Ed Gein, il killer del Wisconsin.



