E se il creatore delle nostre storie preferite non fosse umano?
Da protagonisti dei fumetti di fantascienza, le intelligenze artificiali sono diventate autori aprendo nuove frontiere
Alessandro Sisti
|19 ore fa

Una vignetta disegnata dall’IA per questo articolo: le sviste come la chiesa inesistente sullo sfondo si chiamano tecnicamente “allucinazioni”
Decenni or sono iniziarono ad arrivare dal Giappone i primi “anime” realizzati usando programmi grafici per intercalare i movimenti intermedi dei personaggi fra una posa e l’altra, senza disegnarli. Anche se la novità riguardava l’animazione, la differenza fra quella e il fumetto non sempre è chiara al pubblico, così la mamma che aveva accompagnato un giovane lettore a una manifestazione, guardando un artista al lavoro con matite e china gli disse perplessa «Credevo che li faceste con il computer». Al che lui rispose «No, signora. Con gli stampini». Ironia e orgoglio di mestiere superati nel tempo dalla tecnologia, per cui oggi molti fumettisti disegnano a mano… sulla tavoletta digitale anziché sulla carta. Nondimeno il progresso avanza e ha portato un cambiamento prima impensabile, perché le intelligenze artificiali sono diventate bravissime a fare fumetti. Dubito che la cosa vi stupisca, le IA (al plurale, sono tante e diverse) ormai sanno fare tutto e semmai qualcuno troverà esagerato che io la consideri una rivoluzione. Eppure lo è, trattandosi di un’attività artistica, creativa e narrativa. Vi sarà capitato di leggere storie che vi hanno divertito o magari commosso: cosa pensereste scoprendo che sono state scritte da qualcosa che non prova emozioni?
Le IA disegnano bene in qualsiasi stile richiesto e difficoltà come quella di mantenere riconoscibile un personaggio da una scena all’altra sono storia antica. Quanto al narrato, quando la prima venne resa accessibile la provai subito. «Scrivo e insegno a scrivere alle persone» mi dicevo, «vuoi che non possa insegnarlo a una tale meraviglia?» Dovetti ricredermi, l’IA non riusciva a gestire trame articolate, né tantomeno a convertire il racconto in una sceneggiatura professionale. Allora, poiché adesso sono tutte in grado di farlo o sanno leggere le sceneggiature ricavandone vignette e tavole, tanto che già due anni fa è stato pubblicato “Sunyata”, di Francesco D’Isa, primo comics italiano creato con l’IA e disponibile gratuitamente online, mentre il mese scorso Sara Piccardo, mia allieva a un corso di Scrittura Creativa (quindi una futura romanziera, non una fumettista) mi ha portato una tavola impeccabile, disegnata dall’IA semplicemente dandole la sceneggiatura. Il che comporta vari problemi, relativi innanzitutto ai diritti d’autore. A chi appartengono in un fumetto generato dall’IA su ordinazione? Al momento c’è un vuoto legislativo e per rivendicarne la paternità il co-autore umano deve dimostrare d’essere intervenuto in misura rilevante per far propri grafica e soggetto. Altrimenti i diritti non sono di nessuno. Per disegnare poi le IA “si ispirano” ai fumetti reperibili sul web, prendendoli a modello. È una forma di plagio? Un’IA potrebbe realizzare su richiesta qualcosa di stilisticamente mai visto, oppure andrebbe in tilt, dovendo esaminare tutto ciò che c’è in rete per assicurarsi che non esista nulla di simile? E se al contrario ci riuscisse, sarebbe la fine del mestiere d’autore di fumetti? È una domanda cruciale che mi è stata posta, tuttavia non sono pessimista. Prima di quanto s’immagini le IA ci offriranno graphic novel perfette sotto ogni aspetto, ma come nessun autore può raccontare la stessa storia che nasce nella mente di un altro, nessuna IA lo farà mai ed è questo l’importante.

