Delitto Cesaroni, adesso le voci dei testimoni riaprono il caso

Il podcast di Raffaella Fanelli pubblicato da Libertà nella serie “Storie Nere” ci riporta in via Poma nell’agosto 1990

Claudia Labati
|17 ore fa
Delitto Cesaroni, adesso le voci dei testimoni riaprono il caso
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Il podcast comincia in un cimitero di provincia, sotto la pioggia. Raffaella Fanelli è a Tarano, tiene in mano un ombrellino giallo che sa già non le servirà, e cerca una lapide. Francesco Caracciolo di Sarno, l’avvocato presidente dell’Associazione Italiana Alberghi della Gioventù. L’uomo dei «non ricordo», dei «mai vista, mai conosciuta». Lo trova. Sul marmo c’è la data del 22 agosto 2016. È morto davvero. E in quel momento si capisce che tipo di racconto sarà questo. Il delitto di via Poma e la sua vittima Simonetta Cesaroni, ventuno anni, uccisa il 7 agosto 1990 con ventinove colpi di tagliacarte nell’ufficio romano in cui lavorava part-time, è una di quelle storie che la cronaca italiana ha raccontato molte volte, sempre fermandosi al solito perimetro: il portiere, l’ex fidanzato, il processo, le assoluzioni. Fanelli non si ferma lì. Va a guardare dentro le stanze che nessuno ha voluto aprire del tutto. Quello che emerge è un groviglio di figure che sembrano fuori posto: Sergio Costa, genero dell’allora capo della polizia Vincenzo Parisi, arriva in via Poma subito dopo il ritrovamento del corpo, ma il suo nome non compare in nessuno dei verbali redatti quella notte. Parisi abitava al piano superiore degli uffici della sede nazionale degli ostelli in via Cavour (gli stessi ostelli per cui lavorava Simonetta). Coincidenza, forse. Ma le coincidenze in questo podcast si accumulano fino a diventare un’architettura.
Ci sono dettagli che si incastrano in modo disturbante: la cintura verde dimenticata nell’ufficio da una dipendente, e un uomo in impermeabile verde con cappellino a visiera visto uscire dal palazzo quel pomeriggio; la cassetta di sicurezza dell’avvocato Caracciolo, svaligiata nel 1999 da un commando guidato da Massimo Carminati insieme a quelle di magistrati e politici; il tagliacarte ritrovato pulito e rimesso al suo posto come se nulla fosse. E poi Pierpaolo De Risi, figlio di una dipendente, il cui nome non è mai comparso nelle indagini in trentacinque anni, nonostante alcune presenze che Fanelli ricostruisce con pazienza attraverso i testimoni. Chi ha ucciso Simonetta Cesaroni» si inserisce nella serie “Storie Nere” di Editoriale Libertà con la stessa cura e la stessa determinazione che Raffaella Fanelli aveva già dimostrato nei podcast precedenti. Giornalista freelance con una lunga carriera su casi criminali irrisolti (come già ricordato sua anche l’inchiesta che ha contribuito a riaprire le indagini sull’omicidio di Mino Pecorelli), Fanelli porta in questo formato audio lo stesso metodo del libro che aveva dedicato allo stesso caso: lavoro sul campo, fonti dirette, domande scomode fatte a faccia a faccia. Un giornalismo di inchiesta che non si accontenta degli atti processuali, e che in formato podcast trova una voce ancora più efficace. Porta dentro Mirko Vanacore, il figlio del portiere accusato e poi morto in circostanze che il medico legale stesso definisce compatibili con “un annegamento indotto”. Porta dentro il perito che ammette, a denti stretti, che l’istinto di sopravvivenza avrebbe dovuto far alzare in piedi quell’uomo legato a un albero con la caviglia immersa in meno di un metro d’acqua.
Alla fine resta una frase: «Non è un delitto perfetto, è un’indagine sbagliata». È la sintesi più precisa di trent’anni di depistaggi, omissioni e fascicoli riaperti troppo tardi. Le indagini sono state riaperte nel 2022. I reperti, dice Fanelli, quando ci sono parlano ancora. Il problema è che qualcuno, in via Poma, ha fatto di tutto perché non parlassero.