Dall’ora solare all’ansia legata al Natale 2026 che si avvicina

Novembre è il mese in cui la voglia di lavorare si azzera alle 16,30 e l’unico sport è riempire carrelli online per finta povertà

Anna Morando
|12 ore fa
Dall’ora solare all’ansia legata al Natale 2026 che si avvicina
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Bentornati cari amici lettori, con l’avvento di novembre siamo ufficialmente entrati in quel periodo dell’anno in cui inizia il countdown verso una data importante: il 25 dicembre. Volenti o nolenti, una serie di eventi ci porta a quel giorno ad una velocità degna del salto nell’iperspazio, ma senza navicelle stile Star Wars. Cominciamo dal fatto che con il cambio dell’ora inizia ufficialmente un periodo di depressione e svogliatezza, che avevamo dimenticato con grande fatica al primo raggio di luce dopo le 19.
Non ho mai capito chi è così felice di guadagnare un’ora di luce alle 7 di mattina e perderne una al pomeriggio: voglio dire, alle 16.30 il sole inizia già a calare, la tua voglia di lavorare (già assente a partire dal suono della sveglia) diventa nulla e mentalmente sei già proiettata a casa, sul divano, con una tazza fumante in mano e avvolta nella copertina come un baco da seta. Le ricerche su google passano da “voli low cost per un week end al mare” a “perché sono sempre stanco?”. E allora, da buon millennial, ricordi che forse è arrivata l’ora di comprare quell’integratore con la vitamina d che hai sempre sentito nominare, ma di cui non sapevi di aver bisogno. A poco a poco la mancanza di luce viene compensata da quelle di Natale che iniziano a spuntare per la città, alcune molto discutibili, ma che in fondo donano un’atmosfera magica.
Nemmeno il tempo di abituarsi al nuovo ritmo che subito inizia una serie di eventi che ci catapultano dritti verso il Natale. Primo tra tutti il Black Friday, termine coniato dalla polizia di Philadelphia quando dopo il giorno del ringraziamento le strade erano piene di persone prese dallo shopping natalizio. Adesso tutto ciò avviene comodamente dal divano di casa, e ti ritrovi ad attendere la data con trepidazione per riempire carrelli di roba che tanto non comprerai, il cui prezzo scende di tre euro e che alla fine rimane lì in attesa, nella mera speranza che il sito abbia pietà di te e della tua povertà e te li mandi per compassione. Quindi, tra un carrello abbandonato e una luce a intermittenza che, scambiata per i lampeggianti di una volante, provoca più infarti di una lettera dell’Agenzia delle Entrate, vi lascio qui e vado ad ammirare il mio carrello Amazon ancora un po’, sognando ad occhi aperti di aver ricevuto il pacco tanto desiderato. Poi forse lo svuoto.