Una settimana di riflessione sul lutto disturbata da un thriller scolorito
I prodotti autoriali funzionano e stupiscono. mentre la trasposizione di una serie crime di successo annoia a morte
Giorgio Occhipinti
|17 ore fa

“I colori del male: Nero” su Netflix
● Guardare
Color Book
Questo film parla del rapporto tra Lucky e Mason, padre e figlio. Stanno cercando di adattarsi alla scomparsa di Tammy, moglie e mamma. Mason è un ragazzo con la sindrome di Down e Lucky per quanto amorevole si scontra con la realtà di essere un padre single. Andare a vedere una partita di baseball, la prima di Mason, si dimostrerà più complicato del previsto. Vi dico subito che il film non è perfetto, anzi se avessi potuto avrei tagliato almeno 20 minuti soprattutto verso la fine dove si “perde la barra”. Ma sono rimasto incollato fino alla fine. Il fatto di aver girato in bianco e nero rende il tutto più centrato sugli avvenimenti, sui gesti, sul parlato dei personaggi. Devo dire che la fotografia è curata molto bene e più di una volta mi sono detto “bella questa inquadratura”. Il progetto non ha avuto un grosso budget, ma si ha la sensazione di guardare qualcosa della casa di produzione A24, che è famosa per la sua “ricercatezza”. Gli attori William Catlett(Lucky) e Jeremiah Alexander Daniels(Mason), che ha veramente la sindrome di Down, sono perfetti per i ruoli e si vede che si è creata una buona chimica tra i due. Non è un film facile, ma se guardato con la giusta attenzione si rivela un ottimo prodotto.
Lo trovi su: Netflix
● Saltare
I colori del male: Nero
Prova di cellulosa che non tutti i bestseller diventano grandi film, infatti questo si può riassumere con la formula: Che noia che barba, che barba che noia!
Tratto dalla serie di romanzi Thriller/Crime della scrittrice polacca Małgorzata Oliwia Sobczak questo è il secondo film prodotto da Netflix(il primo è “I colori del male: Rosso”) e speriamo sia l’ultimo. Forse sono troppo duro, ma cos’altro potrei dire di un film che di originale e interessante ha solo il folklore polacco? Passettino indietro…
Małgorzata Oliwia Sobczak è equiparabile, non per importanza, a Jo Nesbø (Norvegia), Andrea Camilleri (Italia) o Fred Vargas (Francia) ovvero scrittori ed eroi nazionali che hanno fatto del crimine la loro narrazione principale, ma che hanno una grandissima attenzione al contesto nel quale si compie. Sobczak nella sua serie “I colori del male” parla del folclore locale, della provincia, del tessuto sociale e trova nel crimine il veicolo con cui esprimere le sue considerazioni. Qui però non analizziamo libri ma film, nello specifico il film “I colori del male: Nero”. Una ragazzina scompare in una piccola cittadina di provincia e parte una corsa contro il tempo per salvarla. Tra vecchi segreti, vicende irrisolte e superstizioni da far rizzare i capelli si assiste al dolore di una comunità intera. La trama è vista e rivista ma poco importa, importa la narrazione debole, dialoghi insapore, personaggi abbozzati in un modo osceno, regia basica ed un crescendo “wannabe”. Io non ho percepito la tensione, l’urgenza e la malvagità che probabilmente la scrittrice ha messo nel libro, ma ripeto non è scontato tradurre qualcosa di scritto in qualcosa di visivo.
Lo trovi su: Netflix
● Recuperare
Sound of Metal
Avete presente quel progetto incompiuto che tenete nel cassetto? Per qualche motivo non l’avete finito e forse mai lo farete, ma non buttatelo via, fatelo leggere in giro, fatelo passare di mano in mano perchè è possibile che sia d’ispirazione a qualcuno e che se ne tragga un film di grande successo. È proprio questa la storia dietro a “Sound of Metal”.
Il regista Derek Cianfrance, che ha fatto il bellissimo “Come un tuono”, voleva fare un film intitolato “Metalhead” che parlava di una band metal, esistita realmente, i “Jucifer”. La band era formata da un batterista e una cantante/chitarrista, marito e moglie, famosi per il loro stile fortemente sperimentale, per il volume altissimo dei loro amplificatori e per il fatto che vivevano praticamente sempre in tour. Il progetto non si realizzerà mai, ma anni dopo un certo regista di nome Darius Marder si innamora della storia e si propone di rielaborare il progetto pur mantenendone le basi. Cianfrance diventa produttore esecutivo e a noi arriva nel 2019 “Sound of Metal”, acclamatissimo dalla critica e dal pubblico e vincitore di due oscar(miglior sonoro e miglior montaggio). Due giovani musicisti e compagni di vita Ruben(Riz Ahmed) e Luo(Olivia Cooke) suonano per l’America in un tour infinito. Ruben però comincia a dare segni di perdita dell’udito fino ad un punto di non ritorno. Questo causerà un forte shock nelle loro vite e Ruben si troverà a dover abbandonare la passione della sua vita, la musica. Questo film nella sua disperazione è romantico. Parla della perdita in modo inaspettato e lo fa tramite le azioni non le parole, tramite tutto quelle che c’è in mezzo tra il rumore e il silenzio. Parla di amore per le proprie passioni, per gli altri ma anche per se stessi. Il film vuole cercare di far provare cosa vuol dire perdere l’udito e ci fa immergere in un mondo che non comprendiamo, che neanche sappiamo bene come immaginare. “Immergersi” non a caso perché la produzione ha impiegato anche microfoni subacquei per far sì che il feeling dello spettatore potesse essere vicino a quello di Ruben. Prima di guardarlo fate dei bei respiri profondi, come se doveste immergervi nel mare per guardare una bellissima barriera corallina, trattenete il fiato e lasciatevi cullare dal suono.
Lo trovi su: Amazon Prime Video
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