Quel gioco di specchi che moltiplica l’“io”, una caccia spietata frutto dell’ossessione
“Inserzione pericolosa” di Schroeder mette in scena il doppio e indaga le radici profonde che definiscono il senso dell’identità
Redazione Online
|21 ore fa

Il gioco di specchi di "Inserzione pericolosa"
Negli anni Novanta uscivano film capaci di risucchiarti dentro una spirale di inquietudine fin dalle prime inquadrature. “Inserzione pericolosa” (1992) di Barbet Schroeder è indubbiamente uno di questi. Superata la barriera temporale di una pellicola con ormai 34 anni alle spalle, il thriller svela un’inaspettata modernità e un’atmosfera densa, quasi magnetica. Merito soprattutto delle geometrie minacciose dello spazio e di una gestione delle luci che evoca i migliori incubi di Dario Argento: non a caso, dietro la macchina da presa c’è Luciano Tovoli, leggendario maestro della fotografia che nel 1977 ha firmato le cromie espressioniste e disturbanti di una fiaba nera del calibro di “Suspiria”.
“Inserzione pericolosa”, in originale “Single White Female” (“Donna bianca nubile”), si riferisce al presupposto da cui tutta la storia si sviluppa. Allison (Bridget Fonda), o Allie Jones, è una programmatrice di software, con le idee chiare su quello che desidera: vive a Manhattan, nel cuore di New York City, dove spera di crearsi una rete di contatti utili per lanciare la sua carriera e, di lì a poco, intende anche sposarsi con il fidanzato Sam Rawson. Sam costituirà proprio la miccia che innescherà tutti gli eventi della vicenda.
La protagonista scopre, da una telefonata in vivavoce, che il partner l’ha tradita con l’ex moglie e decide di cacciarlo di casa. Per dividere le spese del grande appartamento in cui risiede e alleviare il senso di solitudine nella metropoli, Allison decide di pubblicare un annuncio sul giornale per trovare una coinquilina, una “Single White Female” come lei, preferibilmente non fumatrice e professionista. Sarà la timida e insicura Hedra Carlson (Jennifer Jason Leigh), detta Hedy, ad essere scelta da Allie.
Hedra si trasferisce così ufficialmente nell’appartamento della giovane programmatrice, sviluppando nei confronti di quest’ultima un attaccamento e un’ossessione che diventeranno sempre più evidenti e preoccupanti nel corso del film, le cui primissime scene mostrano due bambine, gemelle, intente a giocare con il make-up, perfettamente identiche e complici. Dal taglio di capelli all’abbigliamento, Hedy cerca di somigliare il più possibile alla sua coinquilina, con l’intento di sostituirsi a lei nella sua vita.
Se tra le due nasce inizialmente un’amicizia sincera, una sintonia a tratti giocosa, con il passare del tempo Allie resterà turbata dal comportamento della compagna, cercando di allontanarla, in un climax ascendente che raggiungerà nel finale della pellicola il suo culmine.
Ma Hedra non è l’unico elemento di violenza e di disturbo dell’opera di Schroeder: due delle figure maschili presenti nella trama si caratterizzano come negative.
Mitchell Myerson, uno dei clienti di Allison, tenta di abusare di lei in un momento in cui si ritrova solo con la donna, mentre Sam infrange il rapporto di fiducia con la fidanzata per poi tornare sui suoi passi sperando di essere perdonato. Tutta la pellicola è incentrata sul tema del doppio, dello specchio e dell’identità, laddove l’identità non è mai confinata all’interno del singolo, ma straborda, esce e fagocita l’altro. Il profondo squilibrio di Hedra sembra affondare le radici nel trauma infantile della morte per annegamento della sua gemella. Tutta l’esistenza della giovane è una ricerca costante di completezza, di appoggio, di ricomporre un puzzle senza il quale non riesce a vivere.
Allie allora diventa non solo il ricordo della sorella, ma l’elemento necessario per il futuro di Hedy, quello che deve proteggere a tutti i costi, sottraendolo agli altri in una logica che invece moltiplica l’io.
Il finale del film è la parte più rivelatoria di tutta la storia: Hedy insegue Allie in modo spietato, tra le stanze dell’appartamento e gli spazi dell’edificio, che da ambiente domestico diventa terreno di caccia. Durante la rincorsa Hedra, convinta di aver stanato la coinquilina, si ritroverà invece di fronte alla sua stessa immagine riflessa in uno specchio: scambiando la propria proiezione per la coinquilina, lo colpirà, frantumandolo.
Nel riflesso Hedy crede di vedere una persona che non vuole lasciar fuggire, ma è faccia a faccia con sé stessa, come a ricordarci che quando si cerca l’altro, il più delle volte, non si insegue che una parte di noi stessi, magari quella che non vorremmo mai dover lasciar andare.
Allison riesce, infine, a uccidere Hedy e a liberarsi dal peso dell’ossessione. La protagonista riuscirà a comprendere il dolore della perdita e dello smarrimento del sé che ha condotto l’amica alla follia delle sue azioni. In un’inquadratura finale vediamo una fotografia con un volto composto dalle due metà dei volti delle protagoniste del film, a suggerire che quando si perdona si comprende e, quando si comprende, si diventa un po’ la persona che abbiamo avuto il coraggio di perdonare.
Nel marzo 2025 Sony Pictures e 3000 Pictures hanno annunciato un imminente remake del thriller di Schroeder con Jenna Ortega e Taylor Russell come protagoniste e produttrici. Il progetto, intitolato “Single Female”, sarà sceneggiato da Sarah DeLappe, già autrice del noto “Bodies Bodies Bodies”.
Camilla Calzarossa Lusardi
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