Le pinete in Romagna sono tante mentre in Emilia il pino è raro
Quella di Milano Marittima è d'ispirazione poetica e conservata dalla minacce ambientali
Dea De Angelis
|9 ore fa

Pineta di Milano Marittima (Cervia) - © Libertà/Dea De Angelis
Pensi al pino e immagini qualche litorale sabbioso o roccioso immerso nella macchia mediterranea. Alcuni alberi sono strettamente legati a particolari ambienti. Il pino è certamente tra questi. Per i vacanzieri che toccano mete turistiche vicine e vecchio stile, la Romagna o la Toscana, per esempio, la pineta – il bosco di pini – è un classico da passeggiate, giri in bici e pic-nic. Luoghi intoccabili da conservare. Altro che cementificazione. L’artista Giuseppe Palanti tra l’Ottocento e il Novecento trasse ispirazione dalla pineta di Milano Marittima per ideare la città giardino nel 1912. Il vate Gabriele D’Annunzio celebrò la pineta di Cervia così “Il mare canta una canzone d’amore nel plenilunio bianco alla pineta”. Ancor prima i Romani ne utilizzavano il legname per le loro navi e il poeta Dante Alighieri la definì “La divina foresta spessa e viva”. Tutti i papi ebbero a cuore questa foresta pur tuttavia la pineta venne falcidiata in occasione delle due guerre mondiali e colpita da alcune calamità. L’ultima è la tromba d’aria che l’ha investita il 10 luglio 2019. L’evento provocò la caduta quasi totale dei pini presenti per una lunghezza di circa 1700 metri e una larghezza di 200 metri. Ma la pineta con il suo spirito apotropaioco è rinata e crea ancora oggi il tipico paesaggio della macchia mediterranea. Anche in questo l’Emilia si distingue dalla Romagna. Nel piacentino per esempio – fateci caso – di pini, alberi sempreverdi, ne crescono pochi e semmai in giardini privati o contesti storici come il Castello di Statto in val Trebbia (in fotografia).

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