«Prendersi cura del buio. L'inquinamento luminoso è una minaccia silenziosa per l'uomo e per gli ecosistemi»

Intervista a Daniele Gardiol (Inaf)

Leonardo Chiavarini
|21 ore fa
Un cielo stellato notturno. Occorre prendersi cura del buio
Un cielo stellato notturno. Occorre prendersi cura del buio
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«Hai paura del buio?». Basta una semplice domanda per tornare in un secondo all’infanzia e a quell’emozione ancestrale in grado di accompagnarci per la vita. Eppure, crescendo, si può imparare che il buio non è sempre e solo qualcosa di cui avere timore, ma una risorsa preziosa, per l’uomo e per gli ecosistemi del pianeta. Da alcuni anni, in Europa e in Italia, si sono sviluppati progetti finalizzati a tutelare il cielo notturno, sempre più minacciato e reso invisibile dalle luci artificiali delle nostre città. Un contributo importante in questo senso sta arrivando anche dal territorio piacentino. Infatti, l’iniziativa culturale e naturalistica “Notte sull’Aserei”, promossa da La Cura del bosco Aps insieme ad altre realtà locali, supporta attivamente il progetto LUM dell’Istituto nazionale di astrofisica (INAF), collegato a sua volta al progetto Interreg Europa Centrale Darkersky4CE, volto a ridurre l’inquinamento luminoso nell’Europa Centrale. La sfida, di carattere culturale, passa dai dati e da lavori di monitoraggio e di misurazione scientifica. In particolare, la raccolta fondi promossa da “Notte sull’Aserei” punta a implementare la rete di misurazione di Darkersky4CE proprio nel piacentino con l’acquisto di tre buiometri da installare a Capannette di Pey (Zerba), all’Osservatorio di Lazzarello (Alta Valtidone) e al Giardino degli Alberi maestri (Bettola). In quest’ultima uscita di Green Future, prima della pausa di agosto e del ritorno a settembre, approfondiamo dunque il tema dell’inquinamento luminoso e il valore profondo dei cieli bui. Per farlo, abbiamo avuto l’opportunità di dialogare con Daniele Gardiol, astrofisico, Dirigente tecnologo presso l’Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF) e coordinatore del progetto Darkersky4CE.
Gardiol, parliamo di inquinamento luminoso. Nello specifico, di che cosa si tratta?
 «L’inquinamento luminoso non è prodotto dall’illuminazione notturna in toto, bensì dall’illuminazione notturna eccessiva. Un eccesso che può avvenire sia in quantità, ovvero quando la luce è troppa; sia in qualità, ovvero quando è rivolta verso il cielo o direzionata in orizzontale o, ancora, quando si assesta su toni freddi, con temperature di colore superiori ai 3000 gradi Kelvin. Un altro fattore importante che determina l’inquinamento luminoso è poi il tempo, con zone, urbane e non, che restano illuminate per l’intera durata della notte. La somma di queste circostanze porta a una forma di inquinamento di cui spesso si sottovalutano gli effetti».
Ecco, quali conseguenze comporta l’inquinamento luminoso?
 «Non è un problema solo per gli astronomi, oggi costretti a osservare le stelle in luoghi sempre più isolati. L’inquinamento luminoso ha influenze nefaste di vario tipo. In primis, sulla salute umana, dato che altera i cicli circadiani e dunque il sonno delle persone, aumentando il rischio di sviluppare una serie di patologie; e poi sugli ecosistemi, poiché moltissime specie animali hanno abitudini notturne. L’inquinamento luminoso riduce la biodiversità dei territori e minaccia alcuni servizi ecosistemici importanti».
Un esempio?
 «Penso alle falene. Si parla spesso e con ragione della minaccia alla sopravvivenza delle api per il loro ruolo di insetti impollinatori, sottovalutando però che anche le falene sono impollinatrici fondamentali e insostituibili».
Daniele Gardiol (INAF)
Daniele Gardiol (INAF)
Cosa si può fare per affrontare la situazione, senza venire meno a esigenze di vario tipo, una su tutte la sicurezza?
 «Innanzitutto, occorre divulgare il più possibile e tentare di operare una sensibilizzazione sul piano culturale, perché molte persone ignorano i problemi correlati all’inquinamento luminoso. Poi, l’intenzione non è certo contrastare l’illuminazione notturna, ma è invece quella di problematizzarla, di capire come migliorarla. Alcune soluzioni sono semplici, già disponibili e parzialmente applicate. Penso all’utilizzo dei temporizzatori, dispositivi che permettono alle luci di azionarsi automaticamente in un determinato intervallo di tempo. Un modo di illuminare che, oltretutto, potrebbe anche essere più sicuro nell’ottica di furti o intrusioni: se una luce si accende solo quando è necessario, allora ci avverte anche della presenza di qualcuno. Poi, come accennavo all’inizio, sarebbe bene prediligere luci calde, con temperature di colore inferiori ai 3000 K ed evitare le luci “sparate” verso l’alto, come, ad esempio, i lampioni sferici. Infine, si potrebbe considerare anche di calibrare l’intensità luminosa in funzione del traffico e della zona».
Il progetto Darkersky4ce come sta operando in questo senso e quali obiettivi punta a raggiungere?
 «Il progetto, coordinato dall’INAF, vede la partecipazione di numerose realtà di ricerca europee. Mira a ridurre l’inquinamento luminoso in Europa centrale cambiando il modo in cui viene percepito dai responsabili politici, dai turisti, dalle strutture turistiche e dalla popolazione locale. Ambiamo a estendere il più possibile, in Italia e in Europa, questa rete di misurazione e monitoraggio della brillanza del cielo, attuata attraverso piccoli buiometri installati nei luoghi più disparati. L’obiettivo del progetto è aumentare la consapevolezza del problema e generare un atteggiamento positivo orientato alla soluzione, per preservare gli ecosistemi e la biodiversità, evidenziando che i cieli bui possono essere una risorsa competitiva anche per lo sviluppo sostenibile nelle aree non urbanizzate. Abbiamo condotto uno studio su quelli che sono appunto i servizi ecosistemici e stiamo definendo strategie per la valorizzazione dei cieli bui e di forme di turismo lento, legate alla valorizzazione dei territori e alla protezione degli ambienti naturali. Il lavoro unisce la scienza alla divulgazione e agli aspetti più culturali legati alla notte e al cielo stellato. Vogliamo raccontare che spegnere una luce può anche essere vantaggioso».
Per questo è importante arrivare anche ai decisori politici?
 «In Italia, non esiste una legge quadro nazionale sull’inquinamento luminoso, ma la materia è regolata da singole leggi regionali, non sempre applicate. Si potrebbero compiere dei passi in avanti in tal senso, proprio grazie alla sensibilizzazione. L’obiettivo non è certo quello di spegnere tutte le luci di notte, ma di dare il giusto rilievo al problema dell’inquinamento luminoso, ponendo in un dialogo sistemico attori con esigenze diverse per una soluzione condivisa» L’inquinamento luminoso porta con sé anche un rischio di ordine più simbolico-culturale. Abbiamo un po’ tagliato il cordone che ci legava alla volta celeste? «Questo è un tema che ci tengo sempre a sottolineare. Purtroppo, oltre ai rischi sulla salute e sull’ambiente, l’aver cancellato la notte ci ha portato a dimenticare quanto ha da raccontarci un cielo stellato. Esso agisce come fonte di ispirazione e di bellezza e, al contempo, ci rimette al nostro posto, restituendoci il senso della nostra finitezza all’interno di un universo sconfinato».