A Panda piace... fare un po' di psicanalisi fra un balloon e l'altro
Affrontare ansia e insicurezza con le vignette? È la ricetta di Giacomo Keison Bevilacqua
Alessandro Sisti
|18 ore fa

L'amore per le cose semplici rende la vita tollerabile
Dire soltanto “fumetti” non basta. Fumetti, sì, ma quali? La definizione descrive un medium fatto di parole e disegni che tuttavia come ogni mezzo è un canale, il tramite di messaggi che cambiano senso e segno a seconda della forma e dei contenuti. Complico troppo la faccenda, eh? È un mio vizio, comunque ciò che intendo è che il fumetto è un ombrello sotto al quale, dall’intrattenimento alla divulgazione e alla satira di costume, alla grafica artistica o all’estrema semplificazione estetica e fino agli effetti speciali digitali, ciascun lettore sa di poter trovare qualunque cosa lo diverta e lo interessi. Non deve far altro che cercarla, solitamente all’interno di generi ben delimitati che gli fanno da bussola per orientarsi secondo le preferenze personali, o all’opposto, per sperimentare percorsi mai praticati. Solitamente, però non sempre, poiché esistono autori la cui produzione si sviluppa in un genere a sé, come “A Panda piace…”, scritto e disegnato da Giacomo Keison Bevilacqua, che a me, che faccio lo stesso mestiere e ne studio le modalità, i linguaggi e le declinazioni, propone un materiale d’analisi stimolante e unico, mentre al pubblico che ancora non lo conosca può forse offrire ciò che finora ha desiderato di differente dai comics. Bevilacqua è un fumettista a triplo binario, che da una parte esibisce un curriculum professionale classico iniziato vent’anni fa, dove si allineano collaborazioni con marchi nazionali e stranieri di rilievo nelle testate a grande diffusione distribuite in edicola, da Eura Editoriale con “Lanciostory”, “Skorpio” e “John Doe” a una miniserie dei “G.I. Joe” per la statunitense IDW Publishing, a uno speciale di “Dylan Dog” per Sergio Bonelli Editore. Sul versante della narrativa disegnata più letteraria è altresì l’autore di graphic novel quali “Il suono del mondo a memoria” del 2016, la vicenda (immaginaria, ma ispirata a fatti reali vissuti da Bevilacqua) del fotoreporter Sam Page, che per un esperimento sociale accetta di trascorrere due mesi a New York senza scambiare parola con nessuno. Da fotografo ne ricava istantanee scattate per documentare l’esperienza e queste la trasformano in un percorso d’introspezione, quando in tutte le foto appare una donna dai vistosi capelli rossi… nonostante le immagini siano in bianco e nero. Il registro muta con la fantascientifica e articolata serie in stile manga del 2019/20 – addirittura in sei volumi – intitolata “Attica”, dal nome di un’ipotetica città circondata da mura invalicabili, che si pone a modello di una perfezione ingannevole e isolazionista, o ancora, nel 2021, con “Troppo facile amarti in vacanza”, sul viaggio di Linda e del suo cane Follia attraverso un’Italia allagata, quietamente giunta al disastro ambientale definitivo. Romanzi disegnati che non sono passati inosservati, pubblicati in più nazioni e il primo perfino incluso nel 2017 dalla rivista “Forbes” fra i dieci migliori usciti negli USA in quell’anno, tuttavia è “A Panda piace…” a consegnare il suo creatore alla piena popolarità.

La serie, inventata nel 2008 da Giacomo Bevilacqua – del quale Keison è il secondo nome d’arte – nasce con la veste di strisce, vignette e tavole autoconclusive. Il taglio è umoristico, la tradizionale sequenza con la gag a chiudere, eppure, fin dal principio, ha un tono diverso, lirico e delicato, talora surreale. Il Panda che la interpreta – con la maiuscola perché così si chiama, qui non è solamente il nome della specie – vive piccole situazioni quotidiane in cui pare a disagio e suscita tenerezza. È l’alter ego dichiarato dell’autore e fa sorridere quanto spesso anche riflettere. Sono i suoi punti di forza, che una strip dopo l’altra prendono il sopravvento sulla comicità. Senza dimenticarla e aggiungendoci una linea narrativa strutturata, che nel 2013 sfocia in “A Panda piace… l’avventura”, una graphic novel completa che vede il timido orso alla conquista di un sogno (il pennino magico, emblematico del desiderio di chi disegna fumetti), in compagnia di personaggi reali e di altri simbolici come l’Ozio e la Curiosità. Emozioni, stati d’animo e pensieri che i lettori confrontano con i propri, scoprendo di non essere gli unici a provarli e magari anche il modo d’affrontarli se generano sofferenza. Così Panda-Keison si evolve e continua a raccontare trame di fantasia, ma nel contempo esplora sempre più in profondità la sua condizione interiore e il rapporto col mondo in nuovi lavori autobiografici come “Sono una testa di Panda”, che non ha un significato dispregiativo bensì quello di un’esplorazione nella propria mente, che non è dissimile da quella di coloro che lo leggono, oppure “A Panda piace presenta: Ansia la mia migliore amica”, un titolo che ormai annuncia senza giochi di parole l’argomento: come non lasciarsi dominare dall’ansia e farne al contrario una risorsa positiva. Fra narrazione e autoanalisi si prosegue con “A Panda piace… fare i fumetti degli altri (e viceversa)”, in cui l’autore utilizza a suo modo i personaggi più rappresentativi di colleghi come Leo Ortolani e intercala i capitoli con tavole e illustrazioni di Silver, del disneyano Donald Soffritti, di Gipi e di Zerocalcare, gli ultimi due non a caso altrettanto navigati nell’uso del fumetto per la narrazione intimista.

A Panda piace esaminare la propria psiche per sbrogliare i grovigli dell’esistenza in cerca d’un po’ di serenità, gli piace fermarsi ad apprezzare i piaceri semplici e soprattutto condividere quello che capisce di sé, per cui le opere di Giacomo Keison Bevilacqua assumono i toni di vere guide, leggere e coinvolgenti nel racconto quanto consistenti nei contenuti. Sia scientificamente sia per i trascorsi personali dell’autore, che con questa visione introduce “A Panda piace… capirsi” – del 2024 con due ristampe in sei mesi – ricordando d’aver avuto il primo attacco d’ansia a undici anni. Si rivolge perciò ai più giovani, seppure il libro sia adatto ai lettori di ogni età, per accompagnarli insieme a Panda a riconoscere nemici interiori come l’abitudine, l’assuefazione e la dipendenza (anche alimentare), la sensazione d’urgenza immotivata e lo stress o l’insicurezza, raffigurandoli come sinistre entità per suggerire strategie e tecniche per scacciarle. Perché sono mostri che noi stessi evochiamo e alimentiamo, ma appunto per questo li possiamo sconfiggere. Non c’è però solamente la negatività, dunque Panda invita a esercitare la generosità, la gioia e la felicità, come in un prontuario a fumetti per imparare a sentirsi meglio, senza cadere nelle trappole che ne danno l’illusione. Nella storia “A Panda piace… La fortezza dell’ego”, uscita agli inizi di questo mese per la casa editrice Gigaciao, svenuto a causa di un evento imbarazzante che non riesce a ricordare Panda decide d’affrontarlo. Sempre impacciato e timoroso, ma strenuo e determinato, dà allora la scalata a una minacciosa torre dove in ciascun piano lo attende un guardiano. La Negazione, l’eccessiva Razionalità, il Rifiuto della Sofferenza e altri simili tentatori sono lì per convincerlo a respingere gli aspetti dolorosi della vita per credersi in pace, ma lo portano invece a realizzare come siano necessari e divengano formativi attraverso l’accettazione. Non più un manuale dettagliato bensì una sorta di racconto zen, di quelli in cui il cammino del personaggio è tracciato affinché l’ascoltatore (o il lettore) ne viva le stesse prove e faccia sua la rivelazione finale. Anche questo è fumetto, a Panda piace e altrettanto al suo pubblico.

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