Silvia e quella malattia senza risposte «Speriamo che Piacenza si mobiliti»

La sindrome misconosciuta, poi la tragedia: la famiglia ha fondato un’associazione

Elisa Malacalza
Elisa Malacalza
|3 ore fa
Silvia e quella malattia senza risposte «Speriamo che Piacenza si mobiliti»
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Silvia avrebbe compiuto 18 anni il 31 maggio 2024. Non ha fatto in tempo: è morta due mesi prima, il 29 marzo. Ma di lei non può restare soltanto il suono delle sirene che, per l’ennesima volta, corrono sotto casa. Diciotto accessi al pronto soccorso in poco tempo, ambulanze, richieste di aiuto. Negli occhi della sua famiglia, di Silvia, però, resta molto altro.
«Amava andare in bicicletta, fare fotografie e video, camminare per chilometri senza stancarsi mai. Chi la conosce la ricorda così, allegra, piena di energia, capace di far sorridere chiunque», racconta la mamma, Paola Cella. «Sognava di diventare volontaria della Croce Rossa, perché per lei le divise erano quelle persone sempre pronte ad aiutare gli altri».
Quelle divise Silvia le chiamava spesso. Soccorritori e forze dell’ordine la ricordano con delicatezza e affetto. «Li chiamava, spesso, perché era come se cercasse disperatamente qualcuno che potesse salvarla», dice la madre. Da cosa? «Dai suoi stessi scatti di rabbia, improvvisi, esplosivi, sempre più frequenti. Sono iniziati quando aveva 16 anni. Per un anno e mezzo abbiamo vissuto un inferno, lei e noi».
Non si trattava di una semplice rabbia adolescenziale o di un conflitto interiore. La famiglia ne è sicura: era uno dei sintomi più devastanti della sindrome di DiGeorge, una malattia genetica causata dalla perdita di un piccolo tratto del cromosoma 22.