«Quei pascoli sacri per noi». Torrio difende il suo angelo

Giovanni Rezzoagli teme che il Crociglia e il monumento alle vittime della montagna siano per sempre alterati dagli impianti eolici

Redazione
|12 ore fa
«Quei pascoli sacri per noi». Torrio difende il suo angelo
3 MIN DI LETTURA
di Paolo Carini
Anche Torrio non è rimasto indenne dal dibattito sulla realizzazione del parco eolico sui pascoli del monte Crociglia, che i locali chiamano “Subastu”, cioè Costa del Basto, antica denominazione di un monte che appartiene storicamente a questa comunità. «Per noi quel luogo è molto più di un prato: rappresenta una sacralità antica, eredità dei nostri antenati» confida Giovanni Rezzoagli di Torrio, che manifesta tutta la sua preoccupazione per l’impatto che gli imponenti generatori eolici, di cui è progettata l’installazione, potrebbero avere su un territorio tanto fragile. «Probabilmente - osserva - proprio per preservarlo, gli antichi abitanti ne rivendicarono la proprietà. Ancora oggi i pascoli sono dei torriani e vengono gestiti dal Consorzio rurale, costituito dai proprietari stessi. Da tempi immemori nutrono bovini da allevamento, come quelli protagonisti della transumanza verso Santo Stefano d’Aveto, che ogni anno attira migliaia di persone».
«Portiamola sul Subastu»
Nasce da una battuta di Luigi Rezzoagli, fabbricere della parrocchia di Torrio e padre di Giovanni, la storia dell’Angelo del Crociglia, raccontata in occasione dell’arrivo del nuovo parroco, don Guido Balzarini. «Siamo nel 1957. Nel cimitero di Torrio si trovava una statua dell’Angelo della Morte, che don Guido desiderava ricollocare. Il sacerdote chiese a mio padre cosa fare di quella statua. E lui rispose con una battuta: “Portemla in su Subastu” (traducibile con: “Portiamola sul Subastu”) » La proposta fu accolta dal giovane parroco, che organizzò il trasferimento in uno dei luoghi più simbolici ed evocativi per la comunità torriese, chiamato “sul Basto”, dal nome di un’antica sella in legno utilizzata per il trasporto del legname.
Dopo la strage di Pizzo Palù
L’idea di don Guido nacque anche dalla richiesta dei familiari di alcune vittime della tragedia di Pizzo Palù. «Si rivolsero a lui chiedendo di promuovere un’iniziativa per ricordare i loro cari proprio qui, sulle nostre montagne», ricorda Rezzoagli. Così il Subastu, crinale del monte Crociglia, fu scelto per ospitare l’angelo, protettore non più solo dei torriani, ma di tutti i morti legati alla montagna. Sulla stele collocata ai pedi della statua furono incisi i nomi delle vittime.
Dono dall’Argentina
Settant’anni fa Torrio contava circa 450 abitanti. «Don Guido apparve subito desideroso di innovare e i parrocchiani si mostrarono disponibili ad assecondarlo. Tra le iniziative vi fu la ricollocazione della statua, che era stata donata dagli emigrati torriani in Argentina e originariamente posta, come detto, nel piccolo cimitero del paese: l’Angelo della Morte, nell’intenzione dei donatori, doveva vegliare sui loro defunti e sui caduti in guerra, tra cui anche alcuni compaesani».
Un “compromesso storico”
La vetta scelta per collocare la statua in gesso era però di proprietà del leader dei comunisti di Torrio e di tutto il circondario, Paolo Rezzoagli, che si ricorda partecipò anche ai funerali di Palmiro Togliatti. « Non era semplice trovare un accordo con lui per cedere quell’area a favore di un’iniziativa percepita come troppo legata alla Chiesa spiega Rezzoagli -. Erano anni in cui era difficile far convivere in modo pacifico l’anticlericalismo comunista e i valori cattolici sostenuti da chi appoggiava la Democrazia Cristiana. Era insomma necessario convincere il proprietario a siglare un primo, piccolo “compromesso storico”, anticipatore di quello nazionale dei decenni a venire. Don Guido riuscì nell’impresa».
La “lesa” e tre coppie di buoi
Così la statua viene issata fin lassù a bordo di una “lesa”, cioè una slitta, trainata da due coppie di buoi, mentre un’altra coppia fu portata come riserva, e con l’aiuto di numerosi volontari del paese.
Dopo la posa, nell’agosto 1957, l’area divenne sede della Festa del Crociglia, che ancora oggi ogni seconda domenica di agosto richiama le comunità delle valli Aveto e Nure. Don Guido vi salì a celebrare la funzione solenne fino alla sua scomparsa, avvenuta nel 2020.
Il fulmine devastante
Nel 1971 un fulmine colpì la statua, distruggendola. «Per la sostituzione fu incaricato lo scultore piacentino Paolo Perotti - prosegue Rezzoagli - che realizzò l’arcangelo Raffaele, collocato nel ‘74 nello stesso punto». Perotti, scomparso nel 2018, ha lasciato oltre 960 opere in chiese piacentine ma anche oltreoceano, con il monumento a Cristoforo Colombo a Los Angeles.
La statua del Crociglia, a 1.578 metri, raffigura l’angelo della guarigione, guida e protettore dei viaggiatori. E continua a vegliare sulle valli, punto di riferimento per chi vuole ricordare e pregare per i caduti della montagna.
I nomi incisi sul basamento « È stato possibile grazie al contributo dei familiari delle vittime, alla disponibilità del proprietario del terreno, alla tenacia di don Guido e alla fede dei torriani. Nel tempo il basamento è stato inciso con nuovi nomi di vittime.
Quando si sale, non si può non sostare almeno per qualche istante a pensare a loro e a chi ha reso possibile quest’opera così significativa » conclude Rezzoagli, auspicando che il luogo non finisca per subire profonde alterazioni con la realizzazione delle nuove imponenti strutture eoliche in quest’area che, rammenta, è considerata sacra dalla comunità locale.
STORIA DI UN VOLO PARTITO DA TORRIO
1957 - Trasloco della statua in gesso dell’Angelo dal cimitero di Torrio al Crociglia.
1971 - La statua originaria viene abbattuta dal fulmine.
1974 - Nuova statua dell’Arcangelo Raffaele, realizzata dallo scultore Perotti ed eretta con un nuovo basamento.
1981 - Un altro fulmine abbatte l’arcangelo danneggiandone un’ala, insieme al basamento.
1982 - Viene sistemata la stele con un nuovo basamento.
1986 - L’area circostante alla stele viene recintata con una staccionata.