Claudia Salvarani allo Specchio: la corsa continua, anche fuori dalla pista
«Essere atleta non è una fase che si chiude - racconta - è una mentalità che ti resta addosso per sempre»
Matteo Prati
|1 giorno fa

Corre ancora, Claudia Salvarani. Anche ora che le piste non scandiscono più le sue giornate, il passo resta sicuro, lo sguardo diretto, il sorriso luminoso di chi ha imparato a guardare lontano. È con questa energia che la ex campionessa piacentina del mezzofondo, specialista degli 800 metri, è stata ospite, ieri sera, dello «Specchio», trasmissione di Telelibertà, condotta da Nicoletta Bracchi. Un incontro in cui sport ed esistenza si sono intrecciati senza soluzione di continuità. Cinquant'anni compiuti, sei titoli italiani, otto convocazioni nella Nazionale maggiore, numerose presenze nelle selezioni giovanili azzurre. Ma soprattutto un percorso umano e professionale che è proseguito nella Polizia di Stato e va oltre medaglie e record.
«Essere atleta non è una fase che si chiude - racconta - è una mentalità che ti resta addosso per sempre. Le regole dello sport diventano regole di vita, anche quando scegli altre strade». L'avventura di Claudia Salvarani comincia nel 1998, sotto la guida di Carlina Pattori. «Mi ha formato come persona - spiega Claudia - ed è quello che cerco di trasmettere oggi ai giovani, compresi i miei figli. Siamo troppo abituati al »tutto e subito«, mentre i traguardi più importanti richiedono tempo e pazienza».
Il mondo dello sport, nel frattempo, è cambiato profondamente. «Oggi i ragazzi hanno tantissimi input - osserva - alla mia epoca c'erano meno informazioni, forse eravamo più »ignoranti«, ma anche più concentrati. Gli atleti e le atlete hanno staff più completi, mental coach, attenzione alla comunicazione. Ai miei tempi non era così. Ma una cosa non cambia: se non ci credi fino in fondo, difficilmente arrivi». Tra le tappe decisive della sua carriera c'è l'ingresso nelle Fiamme Oro, un passaggio che ha segnato anche una svolta storica.
«Sono entrata come agente, non come atleta - ricorda - e nel 1999, dopo aver vinto il concorso, decisero di aprire anche il gruppo femminile di atletica leggera. Prima non era contemplato». Oggi, guardando ai grandi nomi che vestono quella maglia, da Tamberi a Iapichino, resta forte il senso di appartenenza: «Le Fiamme Oro mi hanno permesso di fare sport ad alto livello. Provo gratitudine e orgoglio nel rappresentare la Polizia di Stato». Conclusa la carriera agonistica, Salvarani non ha smesso di mettersi in gioco. Pochi mesi fa ha conseguito la laurea in Scienze giuridiche. «Con il senno di poi avrei potuto finire prima - ammette - ma all'epoca tutte le forze erano sull'atletica. Poi il lavoro mi ha fatto capire che nuove competenze mi sarebbero servite».
Le medaglie? «Le ho riposte nell'armadio. Non ho molte foto dei miei successi, ho fatto uno switch naturale». Oggi lavora nella Divisione Anticrimine della Polizia di Stato, nell'ambito della prevenzione, a stretto contatto con giovani e giovanissimi: «Cerchiamo di trasmettere messaggi positivi di legalità e rispetto delle regole. Il web fa perdere la percezione dei pericoli reali e dei limiti da non superare».
E la fiducia non manca: «Io credo molto nei ragazzi, la risposta è buona. Andiamo anche nelle scuole primarie e negli asili: basta una sirena luminosa per catturare l'attenzione e iniziare a raccontare cosa fa un poliziotto». Tra i ricordi più intensi, la maratona di Piacenza, nel 2010. «In quel periodo correvo anche 120 chilometri a settimana. Chiudere la carriera nella mia città, davanti ad amici e famiglia, è stato speciale».
Radici, incontri e ritorni, il racconto più personale di Claudia
«I luoghi del cuore - confida Claudia - sono tanti: Piacenza e il mio paese Pittolo, poi Modena, Padova e oggi Podenzano, dove vivo con il mio compagno Marco e i nostri figli Camilla, Alice e Mattia». A Padova, dove si era trasferita per lavoro dopo aver lasciato l'attività agonistica, ha conosciuto Marco, anche lui nella Polizia di Stato: «È stato un periodo importante, anche sul piano umano». Sul matrimonio sorride: «Nel 2026 potrebbe anche essere». Nel suo racconto non manca la gratitudine verso chi l'ha guidata: dopo Carlina Pattori, cita Luciano Gigliotti, storico allenatore di Bordin e Baldini.
«Mi ha insegnato la parte più sana dello sport: rispetto, costanza e valore del lavoro quotidiano». Gli infortuni, soprattutto da giovanissima, non sono mancati: «Momenti difficili, ma sono sempre tornata. Ho un carattere ottimista». Una filosofia che oggi trasmette ai giovani: «Se lo vuoi davvero, compatibilmente con le energie che hai, puoi farcela. Contano testa e un ambiente che ti stimoli». Le puntate di «Specchio» sono disponibili on demand sul sito di Telelibertà e Libertà.

