«Che disagio, fra rabbia e gelosia». In cura psichiatrica 5.600 minori

Dati portati a “Nel Mirino” ieri sera da Luca Brambati, direttore dell’Unità Operativa della Salute mentale di comunità, adolescenti e giovani dell’Ausl di Piacenza

Gabriele Faravelli
|8 ore fa
«Che disagio, fra rabbia e gelosia». In cura psichiatrica 5.600 minori
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Sono ben 5.600 i minori in carico a Neuropsichiatria e psicologia dell’infanzia e adolescenza dell’Ausl di Piacenza, un numero in costante aumento se si pensa che nel 2019 erano 4.200 e nel 2015 solo 3.100. Un trend che si inserisce perfettamente nel solco di quanto abbiamo visto negli ultimi giorni: il disagio giovanile è evidente e il mondo degli adulti non può stare fermo a guardare. Dati portati a “Nel Mirino” ieri sera da Luca Brambati, direttore dell’Unità Operativa della Salute mentale di comunità, adolescenti e giovani dell’Ausl di Piacenza, che ne ha discusso insieme a Daniele Bruzzone, professore di Pedagogia generale e della comunicazione educativa, Pedagogia della vita emotiva e Pedagogia dell’adolescenza dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Piacenza, Cristiana Donato, referente Sportello Ascolto dell’istituto Casali e Giovanna Palladini della Fondazione di Piacenza e Vigevano.
«Un tema delicato, che però non deve spaventare e va affrontato ragionando sul lungo periodo - ha spiegato Brambati ai microfoni del programma di Telelibertà condotto da Nicoletta Bracchi - l’Oms ci dice che il contesto sociale incide per il 50 % sulla condizione di salute dell’individuo, i giovani oggi vedono nello psicologo una persona in grado di ascoltarli e non un professionista che cura la salute mentale, hanno bisogno di qualcuno che sia in grado di fare questo. Noi adulti dobbiamo evitare il più possibile la frammentazione dei servizi con un approccio e un confronto diretto con lo spazio di ascolto scolastico».
Ed ecco il punto di vista di Donato, esperta in questione: «Da tempo i ragazzi ci dicono che hanno bisogno, in un certo senso sapevamo che si sarebbe arrivati a questo punto. Noi abbiamo tante richieste di gestione della rabbia e della gelosia, ma soprattutto per fare due chiacchiere perché non lo fanno insieme a mamma e papà. Si parla di fare rete, noi lo facciamo entrando nelle classi prime dove ci sono ragazzi che hanno chiesto di allestire uno sportello di ascolto tra pari su Instagram per parlare ed essere ascoltati».
Insomma, i giovani si sentono soli, come ha aggiunto Bruzzone, «quindi occorre ricostruire quei luoghi di socializzazione che mancano richiamando tutti alle proprie responsabilità. Oltre il 30 % degli adolescenti usa l’Intelligenza Artificiale per avere risposte di tipo esistenziale, lo fanno anche i miei studenti perché è sempre disponibile e non ha le reazioni emotive dei genitori. La mediazione educativa serve proprio a dare parole al disagio, che altrimenti si manifesta con autolesionismo, ritiro sociale e addirittura con giovani che non vogliono più vivere nel mondo che li circonda».
«Credo ci sia un grande patrimonio di volontariato che si occupa di giovani e questo disagio coinvolge anche genitori e nonni che non ce la fanno più, è un fenomeno che si sta propagando anche in altri Paesi - la chiosa di Palladini - le immagini delle vetrine spaccate devono farci riflettere: il tema della responsabilità va calibrato all’età e pensare alla soluzione. È la galera per giovani di addirittura 11 anni? La risposta è pensare a come far capire a un giovane che distruggere una vetrina è una cosa sbagliata. Quanto agli spazi di socializzazione, noi sosteniamo da tempo la rete degli oratori, abbiamo incontrato i sindaci del territorio e loro sono i primi ad avvertire episodi di violenza che si ripetono nel tempo. Altro elemento fondamentale è lo sport, se li avviciniamo alla pratica di una disciplina li aiutiamo in tutto».