Lo studio sulla coesione sociale, non si cresce senza la montagna

Presentato il rapporto della Camera di commercio dell'Emilia sul territorio piacentino. Tra le criticità il disagio giovanile, la chiusura di attività commerciali e la precarizzazione del lavoro

Marco Vincenti
Marco Vincenti
|1 giorno fa
La conferenza di presentazione del rapporto sulla coesione sociale
La conferenza di presentazione del rapporto sulla coesione sociale
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«Servono infrastrutture e interventi reali sulle aree montane e disagiate, perché se l’obiettivo è crescere la provincia non va dimenticata». È l’appello del vicepresidente vicario della Camera di commercio dell’Emilia Filippo Cella, alla presentazione del primo Rapporto sulla coesione sociale del territorio piacentino.
Un’analisi inedita che restituisce l’immagine di una provincia solida nei fondamentali economici, con occupazione in crescita del 3% nel 2024, Pil in aumento dello 0,5% e un tessuto imprenditoriale stabile, in controtendenza rispetto al dato regionale e nazionale.
Il Rapporto, curato dalla Camera di commercio dell’Emilia con il contributo della Fondazione di Piacenza e Vigevano e la collaborazione di Ifoa, Provincia di Piacenza e Comune di Piacenza, approfondisce in modo integrato parametri legati a lavoro, demografia, salute e sistema scolastico. «Si tratta del primo rapporto di analisi sul territorio piacentino – ha sottolineato il presidente della Camera di commercio dell’Emilia, Stefano Landi – e sarà fondamentale dare continuità a questo lavoro, perché solo una visione ampia consente di cogliere gli intrecci tra ambiti diversi che insieme determinano la qualità della vita delle persone e possono orientare le scelte di chi concorre allo sviluppo del territorio». La fotografia che emerge restituisce un’economia definita da un’occupazione cresciuta del 3% nel 2024, pari a 4.000 occupati in più, un Pil in aumento dello 0,5% e un tessuto imprenditoriale stabile, con 25.569 imprese attive a fine 2024, in controtendenza rispetto ai cali registrati a livello regionale e nazionale. «Il tessuto imprenditoriale locale risulta solido e competitivo – ha spiegato Cella – come dimostrato anche durante la pandemia, quando il calo del Pil è stato tra i più bassi d’Italia e la ripresa più incisiva che altrove; oggi la crescita è più contenuta, ma le previsioni indicano un miglioramento nel 2026, con un Pil atteso all’1% e una forte ripresa delle esportazioni».
Disagio giovanile e precarizzazione del lavoro
Accanto ai dati economici positivi, il Rapporto evidenzia però criticità come il disagio giovanile, la pressione sul sistema abitativo e di welfare, una crescente precarizzazione del lavoro, con un aumento significativo dei contratti a termine e una diminuzione di quelli a tempo indeterminato e la perdita di attività commerciali, soprattutto in provincia, come osserva il curatore scientifico Gino Mazzoli, psicosociologo dell’Università Cattolica. Allo stesso tempo, emerge una forte capacità di reazione del territorio, fondata su una governance collaborativa e su un capitale sociale rilevante, con 722 enti del Terzo settore e una diffusa attitudine al lavoro di rete tra istituzioni, imprese, scuola, sanità e volontariato. «È anche grazie a questo patrimonio – ha osservato Cella – che le trasformazioni in atto vengono affrontate superando la logica dell’emergenza e diventando elementi strategici destinati a segnare il futuro della società locale». Sul fronte dell’istruzione, il Rapporto segnala che dopo la pandemia il numero complessivo degli studenti ha superato i livelli pre-Covid, trainato in particolare dai servizi per la prima infanzia, con un +27% di iscritti dal 2020 al 2024, e dalle scuole superiori, mentre cresce anche la presenza di studenti stranieri, oggi pari al 26% del totale.
In ambito socio-sanitario, calano in modo significativo gli accessi al pronto soccorso, ma resta elevata l’attenzione sul disagio psicologico dei minori, in aumento, a fronte di una risposta rafforzata da parte dell’Ausl con nuovi servizi di prevenzione e ascolto.
Il rapporto fa luce sull'economia, la coesione sociale e l’attenzione alle fragilità, ma - come richiamato con forza dalla Camera di commercio – risulta fondamentale non lasciare indietro le aree montane e più disagiate per perseguire l’obiettivo di uno sviluppo equilibrato e duraturo.