Entro il 2028 nuovi depositi nell’ex centrale di Caorso

I dipendenti impegnati nell’attività di smantellamento saliranno a 82. Sogin: accelerazione con appalti previsti per 600 milioni di euro

Valentina Paderni
|6 ore fa
Presentazione durante il Tavolo della trasparenza - © Libertà/Valentina Paderni
Presentazione durante il Tavolo della trasparenza - © Libertà/Valentina Paderni
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Prosegue il percorso di dismissione dell’ex centrale nucleare di Caorso, al centro del Tavolo della trasparenza convocato dalla Regione Emilia-Romagna. Sono in corso le operazioni di smantellamento dei sistemi nell’edificio reattore e avanzano i lavori di ristrutturazione dei depositi temporanei per i materiali contaminati. In particolare, entro il 2028 saranno completati l’adeguamento del deposito Ersma, destinato ai rifiuti più sensibili del reattore, e il rifacimento dell’Ersba1, già in fase avanzata di ricostruzione. Parallelamente continuano le attività nell’edificio turbina, con la realizzazione della stazione di trattamento rifiuti.
Cresce anche l’impegno sul fronte della formazione e dell’occupazione: nel 2025 la scuola di radioprotezione ha coinvolto oltre 900 persone, mentre il personale Sogin è in aumento. A inizio anno sono state fatte otto assunzioni che entro fine 2026 dovrebbero diventare 12, tutti laureati, ampliando le unità in servizio da 70 ad 82. Sul piano nazionale, il deposito unico per i rifiuti radioattivi dovrebbe entrare in funzione entro il 2039, una volta conclusi gli iter autorizzativi e individuate le aree idonee.
Secondo Sogin, il decommissioning ha subito un’accelerazione significativa, con appalti previsti per 600 milioni di euro entro fine anno, anche se restano criticità legate alla complessità normativa. La Regione sottolinea come il processo, oltre a garantire sicurezza, rappresenti un’opportunità di valorizzazione del territorio, anche grazie a un accordo da 6 milioni di euro per progetti ambientali e turistici legati al fiume Po. «I lavori stanno andando avanti e il percorso di dismissione procede nel rispetto delle condizioni di sicurezza - dice l'assessora regionale all'ambiente, Irene Priolo -. È un processo lungo e complesso, ma segna anche un passaggio importante per restituire valore a questo territorio».