«Polo logistico senza regìa, servizi e sicurezza, rischio bomba sociale»
A “Dillo alla Lupa” confronto tra sindacalisti su lavoro povero, intelligenza artificiale, rider, nuove professioni e Decreto Lavoro
Thomas Trenchi
|12 ore fa

Una città nella città. «Un deserto», per i sindacati, con pochi - anzi pochissimi - servizi, collegamenti carenti e nessuna attenzione per gli autotrasportatori. L’assetto del polo logistico di Piacenza suscita preoccupazioni trasversali tra tutte le sigle del territorio. A dimostrarlo è stato un confronto inedito: tutti i rappresentanti sindacali, senza distinzioni, attorno allo stesso tavolo. È accaduto nel salotto di “Dillo alla lupa” su Telelibertà, il talk di attualità condotto dai giornalisti Marcello Pollastri e Danilo Di Trani.
La puntata, trasmessa sul canale 76 del digitale terrestre e disponibile anche on demand su www.liberta.it, è stata intitolata “Primo Maggio: lavoro, che volto hai?”. Un viaggio tra temi centrali e spesso divisivi: logistica, nuove professioni, sicurezza, retribuzioni, contratti e figure oggi richieste dalle imprese. In studio, i rappresentanti delle principali organizzazioni sindacali locali: Francesco Bighi per la Uil, Ivo Bussacchini per la Cgil, Michele Vaghini per la Cisl, Pino De Rosa per l’Ugl, Roberto Montanari per Usb e Mohamed Arafat per Si Cobas.
Arafat sottolinea come il lavoro sia profondamente cambiato: «Piacenza non è più quella di una volta, sono arrivate molte nuove aziende. Il pericolo reale, oggi, è l’intelligenza artificiale: sta eliminando posti, i robot riducono la presenza umana e lo vediamo sulla nostra pelle». Una preoccupazione che si intreccia con i processi di innovazione, ma che trova una lettura diversa nelle parole di Montanari: «L’automazione è certamente presente nella logistica, ma i dati indicano che solo l’11 per cento delle aziende adotta processi in grado di ridurre l’occupazione. Il profitto deriva ancora dallo sfruttamento del lavoro vivo. Il problema più evidente è l’aumento dei ritmi: ogni minuto e mezzo, in Italia, un lavoratore si schiaccia un dito o perde un arto». Secondo Bighi, «alle ditte si deve chiedere una compensazione anche in termini di opere di sicurezza per i lavoratori».
Sullo sfruttamento insiste anche Bussacchini: «Persistono condizioni critiche e il tema salariale riguarda molte categorie, non solo la logistica. Come sindacati stiamo lavorando per migliorare le condizioni. I processi di internalizzazione aiutano a smascherare pratiche che scaricano il costo del lavoro sulle cooperative». Vaghini sposta l’attenzione sul potere d’acquisto: «Con un affitto medio di 700 euro e stipendi tra i 1.400 e i 1.500 euro, diventa difficile vivere. Nel tempo abbiamo consentito alle multinazionali di insediarsi e cementificare senza sviluppare centri direzionali. Con professionalità più alte, probabilmente, avremmo anche salari più elevati».
Tra i simboli del lavoro povero emergono i rider, spesso stranieri. De Rosa introduce un elemento ulteriore: «Il vero problema è lo sfruttamento legato al caporalato digitale. Ci sono soggetti che gestiscono più account su diverse piattaforme, fanno lavorare altri, pagano 1,5 euro a consegna e trattengono il resto».

